L'idea di quattro studenti lanciano una startup sostenuti dalla Cattolica
di Andrea Gianni
 
UNA STERPAGLIA, il Miscanthus Giganteus, può diventare preziosa energia rinnovabile da utilizzare «a livello industriale», riducendo le emissioni di inquinanti nell’ambiente e riqualificando terreni marginali e incolti, in zone non agricole. Il progetto lanciato da quattro ventenni ha mosso i primi passi sui banchi di scuola, all’Istituto Salesiano di Milano, e si è sviluppato all’Università Cattolica, con la creazione della startup Planeta Renewables per
«una nuova filiera per la produzione di energia rinnovabile da biomasse». Lorenzo Avello e Francesco Lanzeni, il primo studente di Scienze bancarie alla Cattolica e il secondo iscritto a Ingegneria alla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana (Supsi) di Lugano, hanno iniziato a lavorare sull’energia pulita nel 2015, supportati dai professori del liceo. Un anno dopo sono entrati nella squadra due nuovi “giocatori”: Matteo Bombasini, anche lui studente di Scienze bancarie, e il bocconiano Pablo Mileni. Dedicano al progetto il loro tempo libero, nello spazio ConLab che la Cattolica mette a disposizione delle startup studentesche.
«IL MISCANTHUS è una graminacea ad alto potere calorifico e con bassi costi di manutenzione - spiega Avello - con la biomassa è possibile produrre energia elettrica e termica. Finora ci sono state diverse ricerche ed esperimenti spesso limitati all’autoconsumo, il nostro obiettivo è quello di creare una filiera per produrre energia a livello industriale che potrebbe essere utilizzata per alimentare piccoli Comuni o immessa nella rete elettrica nazionale». Per questo la startup cerca un campo nel Milanese dove avviare la produzione, con una coltivazione di Miscanthus e un piccolo impianto per trasformare la biomassa legnosa in energia pulita e a impatto zero. I quattro studenti hanno partecipato al bando OpenAgri del Comune di Milano, che mette a disposizione circa 30 ettari di terreno per progetti nel settore dell’agricoltura. E lanciano un appello a proprietari di terreni incolti, che potrebbero metterli a disposizione. «Per lavorare ci basta un terreno marginale, non coltivato - sottolinea Avello - perché il Miscanthus cresce ovunque. Finora siamo stati contattati dal proprietario di un terreno a Roma, che si è reso disponibile». Una volta terminati gli studi l’attività potrebbe trasformarsi in un lavoro che, allo stesso tempo, contribuisce a creare un sistema energetico ecosostenibile in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici. «L’innovazione è anche nel suo processo di distribuzione - conclude Avello - in quanto stiamo studiando un’applicazione della tecnologia blockchain per garantire e certificare l’origine rinnovabile dell’energia prodotta attraverso l’utilizzo degli smart contracts. Siamo la prima realtà italiana a farlo».
 
Il Giorno

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Pubblicato da Debora De Carlo