Gli alberi entrano in relazione tra loro, con gli animali e con noi; hanno consapevolezza dell’ambiente in cui vivono; comunicano inviando e ricevendo messaggi; intessono relazioni di amicizia, sono solidali; fanno sesso; competono e combattono fra esemplari della stessa specie e di specie diverse; sono dotati di vista, tatto, olfatto e non solo. Si addormentano la sera e si risvegliano la mattina. Elaborano strategie di vita, di conquista e di resistenza.

Gli alberi ci assomigliano molto più di quel che sappiamo, ma soprattutto stanno insieme a noi. Ci guardano e ci lasciano guardare. Costruiscono la nostra vista, i nostri ricordi. Il mio albero preferito è sempre stato il salice piangente, cresciuto da solo, senza che nessuno se ne fosse occupato, nella casa di campagna dei miei genitori. Chiedevo: perché piangente? Mi dicevano: non lo vedi che ha i rami tutti verso il basso come le lacrime, non lo vedi che sembra disperato? Era vero, sembrava disperato ed era bellissimo, io andavo là sotto, perché il salice piangente è praticamente una capanna, e pensavo che l’albero sarebbe stato contento della mia compagnia.

Secondo Daniele Zovi, tecnico forestale, figlio di forestale e studioso di alberi e di letteratura che racconta gli alberi, esperto di animali selvatici, avevo ragione io. Gli alberi, da cui dipende la nostra vita, che sono il nostro ossigeno, sono anche testimoni della nostra esistenza, ci guardano forse più di quanto noi guardiamo loro. E questo libro, racconta, albero dopo albero, storia dopo storia, il desiderio di vita degli alberi, la presa forte delle radici per resistere anche ai venti più potenti, le strette alleanze con i funghi, la fierezza di stare fieramente ancorato alla terra.

“Le piante sembrano stupide, ma rubano l’energia al sole, il carbonio all’aria, i sali alla terra, e vivono senza scannarsi a vicenda come noi”, ha scritto Primo Levi. Ma le piante non sembrano affatto stupide, e hanno sempre la dignità e la compostezza di chi va verso l’alto, perché ha le radici abbastanza forti per farlo. “Se si sta dentro un bosco – scrive Zovi – in posizione di ascolto, prima o poi si avverte, si intuisce la presenza di un flusso di energia che circola tra i rami, le foglie, le radici. Talvolta è un sussurro, altre volte strepiti e grida. E’ come se le piante parlassero tra loro”. Si scambiano informazioni. Non hanno occhi ma vedono. Non hanno naso, ma sentono gli odori. Non hanno orecchie, ma ascoltano. Non hanno dita, ma toccano. Hanno anche simpatie e antipatie, e le dimostrano, e sanno risolvere i problemi, piegarsi se necessario, ricrescere altrove, difendersi. E quando vengono sradicati, da un terremoto, da una raffica di vento troppo forte, da una tromba d’aria, nelle radici continuano a stringere terra e sassi, come se non volessero darsi per vinti. Questo libro racconta l’avventura di osservare, ascoltare e capire gli alberi. I pini neri, i faggi, le querce, l’abete rosso, i pioppi, gli alberi coloni dei territori abbandonati. Noi ci consoliamo nel guardarli, ci rassereniamo, ci abituiamo, loro fanno quasi lo stesso con noi. Ci sediamo sotto un albero, e ogni volta succede qualcosa.

Il Foglio

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Pubblicato da Yuri Isoldi