Cosa c'è di meglio di una stufa in ghisa accesa quando fuori fa freddo?

Le stufe in ghisa o acciaio verniciato di nero si ispirano ai classici modelli scandinavi e sono perfette nelle abitazioni in legno. Queste fonti di calore stanno però bene anche in contesti moderni, perchè creano un piacevole contrasto con la predominanza di colori chiari e luminosi e con eventuali travi a vista.
Prevalentemente di fabbricazione nord europea, le stufe in ghisa sono più lente a raggiungere la temperatura rispetto a quelle in acciaio, ma hanno il vantaggio di accumulare il calore e di rilasciarlo per molto tempo, anche dopo che la stufa è spenta. Il tipo di calore emanato è per lo più per irraggiamento, un sistema simile a quello del sole e quindi naturale. Una caratteristica che offre molti vantaggi: riduce sgradevoli momenti convettivi, non secca l’aria e permette di godere dei benefici effetti dei raggi infrarossi sul corpo umano.
La ghisa inoltre ha buona resistenza all’usura e alla corrosione, costa relativamente poco e offre straordinarie qualità meccaniche; ma, per contro, è più pesante dell’acciaio. Alcuni modelli possono arrivare a pesare intorno ai 300 chili, caratteristica da tenere in considerazione se vanno inseriti in case con solai d’epoca, che potrebbero avere delle limitazioni di carico.
Inoltre, chi ha familiarità con la ghisa sa che essa costituisce un’eccellente superficie di cottura, aspetto da non trascurare se si è alla ricerca di una stufa che permetta anche di cucinare.
Per l’abitazione principale meglio optare per una stufa in ghisa, posizionandola nell’ambiente più vissuto e centrale della casa, mentre in una casa vacanze è indubbiamente meglio un modello in acciaio, che raggiunge la temperatura ideale in poco tempo.
Ricordiamo che è importante anche la canna fumaria, che deve essere dritta, ben coibentata per evitare il raffreddamento dei fumi e la formazione di condensa. Nella stanza, per legge, è inoltre necessario praticare un foro d’areazione che assicuri il ricambio di aria proveniente dall’esterno.
 

 

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Pubblicato da Debora De Carlo