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SINTESI (a cura di EurLex)

Lo scopo di questa direttiva è raggiungere il 20% dell'obiettivo di efficienza energetica dell'Unione entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, e di gettare le basi per migliorare ulteriormente l'efficienza energetica oltre tale data. Prevede tra le altre cose, l'obbligo per tutti gli Stati membri di fissare obiettivi indicativi di efficienza energetica a livello nazionale per il 2020.

La direttiva promuove l'efficienza energetica in tutta l'Unione attraverso un quadro comune di misure che riguardano ogni fase della catena dell'energia, dalle operazioni di trasformazione e distribuzione fino al consumo finale. Alcune misure (basate sul Piano per l'efficienza energetica del 2011) sono giuridicamente vincolanti.

Obiettivi nazionali di efficienza energetica

Gli Stati membri hanno tempo fino a metà del 2014 per ratificare la maggior parte delle disposizioni della direttiva e integrarle così nella legislazione naturale. In particolare devono fissare degli obiettivi indicativi nazionali di efficienza energetica entro il 30 aprile 2013. Questi obiettivi, che saranno sottoposti a revisione da parte della Commissione europea a giugno 2014, dovranno essere calcolati in riferimento ai cosiddetti limiti di energia primaria o finale, già fissati per il 2020 per tutta l'Unione.

Ogni Stato membro deve istituire un regime nazionale obbligatorio per l'efficienza energetica o delle opzioni equivalenti. L'obiettivo è far sì che i fornitori di energia stabiliscano un obiettivo di risparmio energetico finale cumulato dell'1,5% entro la fine del 2020. Questi risparmi, per essere presi in considerazione, dovranno essere realmente nuovi e aggiuntivi per i consumatori finali, in ciascun anno tra il 1º gennaio 2014 e la fine del 2020.

Enti pubblici

La direttiva invita gli enti pubblici a tutti i livelli a svolgere un ruolo esemplare nell'ambito dell'efficienza energetica, poiché hanno un grande potenziale nello stimolare la trasformazione del mercato verso prodotti, edifici e servizi più efficienti. Ciascuno Stato membro deve quindi garantire che ogni anno venga ristrutturato il 3% della superficie totale degli edifici riscaldati e/o raffreddati di proprietà del governo nazionale, tenendo conto degli obblighi previsti dalla direttiva 2010/31/UE.

Gli Stati membri devono definire una strategia di lungo termine per finanziare la ristrutturazione degli edifici pubblici e privati. Devono inoltre valutare in modo approfondito il risparmio energetico che si potrebbe ottenere ricorrendo a sistemi di cogenerazione ad alta efficienza e a impianti di teleriscaldamento e raffreddamento efficienti.

Altre disposizioni nella direttiva riguardano diversi elementi, dalle valutazioni e misurazioni energetiche, alla fatturazione ai consumatori, fino agli aiuti per le PMI.

La direttiva contribuisce agli sforzi che l'UE compie per ridurre la propria dipendenza dall'importazione di energia e dalla scarsità di risorse energetiche, contrastando al contempo il cambiamento climatico attraverso la riduzione delle emissioni di gas serra in modo economicamente efficace. Accelera inoltre la diffusione di soluzioni tecnologiche innovative e migliora la competitività dell'industria dell'Unione. Tutto questo stimolerà la crescita economica e la creazione di posti di lavoro di alta qualità, in linea con la strategia Europa 2020.

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