Risparmio e ecosostenibilità. Sono queste le ragioni principali sostenute da tutti coloro che hanno deciso di convertirsi alle biomasse energetiche. Infatti, scegliere di abbracciare il mondo delle fonti di energia rinnovabile permette da un lato di contribuire all’abbassamento del tasso di inquinamento ambientale – tema ormai da anni all’ordine del giorno nelle giornate di incontro dei vertici mondiali –, e allo stesso tempo questa scelta offre un consistente risparmio economico garantito dalla relativa facilità di reperibilità del prodotto, oltre a essere agevolata da detrazioni fiscali applicate a livello statale.

Le biomasse energetiche maggiormente conosciute sono i biocombustibili forestali, quelli cioè derivati dalla legna (legna da ardere, pellet, cippato). Ma con il perfezionamento delle tecnologie di settore e grazie anche alle ricerche scientifiche che hanno permesso di rintracciare tutti quei prodotti naturali contenti potere calorifico, nuovi protagonisti sono entrati in scena sul mercato delle biomasse energetiche. È il caso dei biocombustibili agricoli, detti anche agripellet. Si tratta di sottoprodotti, residui derivati da alcune delle colture alimentari agricole. Tra queste, la coltura di mais è tra le più generose per l’offerta di sottoprodotti con un potere calorifico tale da essere utilizzati come biocombustibili. Degno di attenzione tra i derivati di questo prodotto agricolo è il tutolo di mais.

Che cos’è il tutolo di mais?

Le biomasse residuali sono i materiali vegetali trattati meccanicamente che si originano dalle produzioni agricole. Dalla coltura del mais derivano tutta una serie di sottoprodotti con molteplici utilizzi energetici, in particolare:

- per la combustione finalizzata alla produzione di energia termica e elettrica;

- per la digestione anerobica, che ha sempre come obiettivo la produzione di energia termica e elettrica;

- per la produzione di etanolo e dei suoi derivati.

Tra questi, il tutolo di mais negli ultimi anni è stato riconosciuto come un ottimo biocombustibile. In passato il suo utilizzo era destinato esclusivamente all’alimentazione del bestiame, ma grazie allo sviluppo tecnologico il tutolo è ora entrato a tutti gli effetti nella cerchia di quei biocombustibili capaci di alimentare un impianto di riscaldamento.

Il tutolo di mais è il rachide ingrossato della spiga sul quale si trovano le cariossidi (o granella), cioè i chicchi di mais. La raccolta del tutolo di mais soltanto negli ultimi anni ha avuto una forte crescita, grazie alle modifiche tecniche apportate alle macchine mietitrebbiatrici. Per citare un esempio, nel 2013 il Consorzio Agricolo Piemontese per Agroforniture e Cereali (Capac), in collaborazione con la Regione Piemonte e con un’azienda privata, ha realizzato un’attrezzatura da inserire nelle mietitrebbiatrici così da permettere la raccolta del tutolo di mais contemporaneamente a quella della granella di mais, così da non interrompere il processo di produzione. Questo fattore contribuisce a fare del tutolo di mais un prodotto competitivo sul mercato dei biocombustibili, in quanto i tempi di raccolta sono ottimizzati così da permettere ai produttori di dover ricorrere a ulteriori spese aggiuntive.

Caratteristiche del tutolo di mais

Costituito da emicellulose e cellulosa, il tutolo è dotato di un ottimo potenziale energetico dovuto alle basse percentuali di ceneri. Infatti, risulta che il potere calorifico del tutolo di mais si attesti intorno alle 6000 Kcal/Kg (con un tasso di umidità massimo del 5%), di gran lunga superiore al potere calorifico del pellet e della legna da ardere, rispettivamente del 4500 Kcal/Kg e 3500 Kcal/Kg.

Nella tabella si evidenziano le principali caratteristiche del tutolo di mais.
 

CARATTERISTICHE CHIMICO-FISICHE

Potere calorifico inferiore (MJ/kg ss)

16,8-18,0

Umidità alla raccolta (%)

30-55

COMPOSIZIONE CHIMICA

Ceneri (% su ss)

2-3

PRODUZIONE UNITARIA

Nord (t/ha di ss)

0,75

Centro (t/ha di ss)

0,63

Sud (t/ha di ss)

0,44

Media nazionale (t/ha di ss)

0,70

SUPERFICI COLTIVATE

Nord (ha x 1.000)

1.807

Centro (ha x 1.000)

147

Sud (ha x 1.000)

79

Italia (ha x 1.000)

2.033

BIOMASSA STIMATA

Potenziale nazionale (kt/a di ss)

740

Fonte: ENAMA, Progetto biomasse

 

Il potere calorifico fa sempre riferimento alla sostanza secca (ss).

La coltivazione del mais, e quindi del tutolo, è diffusa ormai su tutto il territorio nazionale, con una netta prevalenza al Nord, dove la concentrazione di terreni con una buona disponibilità di acqua è maggiore. La coltura di mais infatti necessità di un alto fabbisogno idrico, fattore questo che contribuisce a innalzare il tasso di umidità del tutolo di mais. Un dato questo che fa sempre la differenza quando parliamo di biomasse, dal momento che il tasso di umidità va a definire il potere calorifico netto, cioè quanto calore il prodotto da noi utilizzato come biocombustibile è in grado di sviluppare realmente durante la combustione.

Tuttavia, a fronte di un alto tasso di umidità, il tutolo di mais è generalmente disponibile sul mercato a un prezzo inferiore al pellet. Questo è dovuto al fatto che, trattandosi di una biomassa erbacea, rispetto al processo di produzione del pellet il tutolo è maggiormente sostenibile in quanto un prodotto generato da scarti di produzione.

La coltura del mais copre l’arco stagionale primaverile-estivo, e la raccolta, spesso condizionata dall’umidità del prodotto, avviene a seconda della zona di produzione tra agosto e novembre. Sulla disponibilità del tutolo di mais influiscono la stagionalità della raccolta e le possibilità di stoccaggio.

In conclusione possiamo dire che il tutolo di mais, grazie al prezzo competitivo, è indicato per essere utilizzato come combustibile solido per caldaie di medie-grandi dimensioni.
 

Scritto da Jacopo Marenghi

 

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Pubblicato da Yuri Isoldi