biomassa

Scritto da Gianclaudio Iannace
 
L’inverno è un periodo particolarmente critico per le polveri sottili e per gli ossidi di azoto e, appena s’innalzano i valori, vanno subito sotto processo anche stufe e caldaie alimentate a legna da ardere, pellet ed altre biomasse. Abbiamo già affrontato la questione in precedenti articoli (a tal proposito, vi invitiamo a leggere “Biomasse energetiche e Nuova Strategia Energetica Nazionale 2017 - SEN”) ma qui vogliamo parlare delle soluzioni che si stanno approntando a queste problematiche e dei risultati già ottenuti, al fine di limitare e  ricondurre a livelli accettabili le emissioni di polveri sottili e di altri agenti inquinanti. Come sappiamo, questo problema è particolarmente rilevante nell’area Padana, dove vive il 40% della popolazione italiana. Le regioni di questo bacino padano, ovvero Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, hanno sottoscritto il 9 Giugno 2017 “Il nuovo accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano
 

legna da ardere

Il documento elenca le cause principali d’inquinamento, ovvero traffico veicolare, alcune pratiche legate alle attività agricole e il riscaldamento a biomassa. Per questo ultimo punto in particolare si fa divieto, a partire al 1 gennaio 2018, di installare impianti con prestazioni inferiori a quelle previste per le classi “3 stelle” (classificazione prevista dal decreto attuativo dell’articolo 290 Dlg 152/2006). A partire dal 1 Gennaio 2020 non sarà possibile installare impianti con prestazioni inferiori a 4 stelle. È un passaggio importante perché da un lato si riconosce che l’adeguamento tecnologico può risolvere la annosa questione delle polveri sottili prodotte da impianti a biomassa e superare così un pregiudizio relativo all’utilizzo di questi combustibili, dall’altro impegna i produttori a continuare il loro sforzo di ricerca e sviluppo finalizzato a trovare le migliori risposte per i consumatori che vogliono si, utilizzare le biomasse, ma anche sottrarsi dall’incubo delle PM10. Purtroppo, il piano sottoscritto il 9 giugno dalle regioni del bacino padano esclude incentivi per il turn over degli impianti, e questo potrebbe rallentare quel processo di ammodernamento degli impianti a biomassa (4,5 milioni di impianti in Italia) che è la condizioni indispensabile per l’abbassamento delle polveri sottili in atmosfera.

pellet certificazione

Grazie al turn over tecnologico abbiamo già avuto, in riferimento alle biomasse, emissioni ridotte del 30% in Lombardia negli ultimi 5 anni. Per poter ottenere dei risultati ancora migliori è indispensabile però, utilizzare anche combustibili di qualità. Si raccomanda l’utilizzo di pellet certificato ENplus o DINplus ed auspicabile che la pratica della certificazione venga allargata anche a tutte le altre biomasse. Il pellet certificato ENplus rappresenta un grande successo: nel 2016 sono state certificate 8,1 milioni di tonnellate di pellet ENplus e nel 2017 9,2 milioni di tonnellate. La certificazione ENplus è un successo internazionale: nel 2016 i produttori ENplus sono stati 366 e i distributori 324 con una presenza in 41 Paesi. Nel 2017, i produttori sono passati a 411 ed i distributori a 359. Leader della produzione è la Germania con 1,7 milioni di tons, seguita da Austria, Francia e Romania. L’Italia resta un modesto produttore in termini quantitativi, benché un primissimo consumatore di pellet. Il 90% della produzione certificata ENplus è del tipo ENplus A1, il pellet ENplus A2 rappresenta il 9% e il pellet ENplus B è solo l’1% della produzione. 
 

biomasse energetiche

È pertanto importante, perché si possa ottenere una significativa diminuzione delle polveri sottili, che si abbini, al turn over degli impianti, l’utilizzo di pellet certificato, che garantisce in modo inequivocabile le performance di combustione. Le buone pratiche per poter continuare ad utilizzare le biomasse, combustibili economici e per questo particolarmente apprezzati, rispettando l’ambiente si possono riassumere nei seguenti punti:
  • Turn over tecnologico: sostituire i vecchi impianti, specie quelli a combustibile fossile, con nuovi impianti a biomassa di ultima generazione.
  • Utilizzare biocombustibili di qualità possibilmente certificata ed arrivare, come è successo per il pellet, alle certificazioni di tutti i biocombustibili;
  • Favorire la realizzazione di reti di teleriscaldamento a biomassa;
  • Provvedere nei tempi e nei modi suggeriti dai costruttori alla manutenzione degli impianti.

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Pubblicato da Maddalena Sofia