A fine dicembre 2014, con il maxiemendamento alla legge di stabilità del Senato, arrivò la stangata IVA per il pellet.

Avendo fiutato quello che, in pochi anni, era diventato un ricco business, il Governo Renzi fece passare un emendamento che innalzava l’IVA per il pellet dal 10% al 22%.

La modifica era applicata al Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n 633 dove dopo le parole “compresa la segatura” vennero inserite le parole “esclusi i pellet”.

L’aliquota del 10% rimase per la legna da ardere, il cippato, il nocciolino di sansa.

Questa decisione doveva portare nelle casse dello Stato circa 96 milioni di euro nel 2015 e cifre crescenti negli anni successivi, che furono destinati all’incremento del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

Il conteggio del Governo venne fatto su una ipotesi di consumo di 3,3 milioni di tonnellate di consumo di pellet per anno.

Naturalmente le associazioni di categorie ed in particolare il sempre vigile AIEL, non la presero bene.

Si alzò immediata la protesta, stigmatizzando come in Italia due milioni di famiglie, facendo affidamento e conto su un prezzo del pellet reso appetibile dall’IVA al 10%, avevano acquistato stufe a pellet ed ora si sentivano “tradite” da un provvedimento ingiustificato che si abbatteva su un prodotto consumato soprattutto dalle fasce più deboli.

Furono fatte proiezioni di diminuzione dei consumi, della minore occupazione che si sarebbe generata a seguito della decisione per la contrazione del mercato del pellet e della paradossale decisione di destinare il maggiore introito al un fondo per la riduzione della pressione fiscale considerando che si aumentava la tassazione su di un prodotto di largo consumo!

Naturalmente il Governo non fece retromarcia.

È di questi giorni la presentazione in commissione Bilancio alla Camera di un emendamento al DDL bilancio da parte del Governo Conte ed in particolare dal Movimento 5 Stelle per abbassare l’IVA per il pellet dal 22% al 10%.

L’emendamento, che riportiamo nel nostro articolo, porta le macchine indietro ovvero cancella alla tabella A – parte III ^ del DPR del 26 ottobre 1972 N°633 al n°98 sopprime le parole “esclusi i pellet” e conseguentemente riduce le previsioni di incasso fiscale.

Se l’emendamento dovesse passare ci sarà un notevole vantaggio per le famiglie.

Lo scopriremo molto presto.

 

Scritto da Gianclaudio Iannace

 

 

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Pubblicato da GIANCLAUDIO IANNACE