Il cippato si sta delineando sempre di più come una delle soluzioni più economiche che il mercato delle biomasse energetiche ha da offrire, soprattutto per coloro che dispongono dei mezzi per produrlo in proprio. Per cippato infatti si intende quel biocombustibile derivante dagli scarti del legno e prodotto tramite l’utilizzo della cippatrice

In questo caso infatti, ovvero se disponiamo dei macchinari (una cippatrice per uso domestico può aggirarsi intorno alle poche centinaia di euro) e delle risorse naturali (un appezzamento di bosco o di terreno, scarti di falegnameria, di ramaglie e potature e così via) il costo di produzione del nostro biocombustibile è virtualmente pari a zero. È possibile capire allora come nel mercato odierno stiano proliferando sempre di più soluzioni che prendono in considerazione il cippato come combustibile principale, o come aggiunta o alternativa al combustibile primario (questo è il caso di impianti a policombustibile).

Caldaie e stufe a cippato si presentano come i prodotti di punta di questo mercato, grazie anche ad i titoli di efficienza energetica (TEE), che rappresentano uno dei principali incentivi per la riduzione del consumo energetico. Il cippato infatti è un biocombustibile ideale per ottenere buone prestazioni termiche a basso costo. A seconda della qualità di cippato utilizzato, ovvero a seconda del suo valore di umidità (un cippato considerato secco contiene una percentuale di acqua inferiore al 20%), esso può avere un rendimento pari a 3,5 kWh/Kg. Sebbene le sue prestazioni non siano equiparabili a quelle del pellet, il suo basso costo compensa ampiamente questo svantaggio.

In questo breve articolo prenderemo in considerazione le stufe a cippato, le loro caratteristiche e vantaggi, e vedremo quali sono i requisiti a cui bisogna prestare attenzione quando ci approcciamo al loro acquisto.

Ci sono due fattori fondamentali da prendere in considerazione quando ci apprestiamo all’acquisto di una stufa a cippato, indifferentemente dal modello e dalle caratteristiche di quest’ultima. Questi due fattori sono lo spazio a nostra disposizione per l’installazione della stufa, e lo spazio che intendiamo riscaldare. Considerando il fatto che il rendimento termico del cippato, sebbene buono, è comunque inferiore a quello del pellet, e che un buon cippato ha una combustibilità elevata, una stufa a cippato avrà dunque bisogno, per continuare a lavorare, di un maggior quantitativo di combustibile. Questo comporta che anche lo spazio di stoccaggio del cippato sarà maggiore, cosa che dovrà essere presa in considerazione soprattutto se viviamo in contesti urbani dove gli spazi a nostra disposizione sono limitati.

Prese in considerazione queste premesse, è ora di decidere quale modello di stufa a cippato meglio si adatta alle nostre esigenze e le dimensioni, come già detto, sono fondamentali per avere un rapporto ottimale tra prestazione e consumo. Più piccola sarà la superfice della stufa e minore sarà la dispersione termica, questo comporta che una stufa piccola avrà un maggiore rendimento. Ovviamente la cosa vale esclusivamente per ambienti domestici di piccole dimensioni. Se vogliamo scaldare invece grandi spazi le cosa cambiano drasticamente, è qui infatti che la stufa a cippato, o la caldaia, o l’impianto che decidiamo di utilizzare per questo tipo di biocombustibile, dà il meglio di sé facendo impennare i risparmi. Tra le differenze principali che è possibile trovare tra una stufa di piccole dimensioni ed una di medie dimensioni, è la capacità di quest’ultima di lavorare con cippato con maggiori gradi di umidità senza riscontrare 

problemi. Indifferentemente dalle dimensioni, ci sono alcune caratteristiche che è bene sempre ricercare quando decidiamo di comprare una stufa in cippato. Queste sono la presenza di sensori per monitorare l’ossigenazione ottimale della camera di lavoro della stufa (sensori lambda) per un rendimento ideale, sistemi di pulizia automatica della camera di combustione e dello scambiatore di calore e la composizione in refrattario della camera di combustione per una maggiore resistenza a repentini cambi di temperatura. A questo si aggiungono poi una miriade di optional a seconda del modello, come ad esempio il controllo in remoto della stufa.

Ovviamente i prezzi della stufa a cippato cambiano a seconda delle dimensioni e delle caratteristiche del prodotto. Generalmente la stufe a cippato ha un prezzo di partenza leggermente più alto rispetto alle stufe a pellet o alle stufe a legna, che si può aggirare intorno ai 1000 euro per un modello ad uso domestico di piccole/medie dimensioni. Nonostante questo il prezzo dell’investimento iniziale viene abbondantemente recuperato nel lungo periodo.

Per concludere dunque, la stufa a cippato è un prodotto unico nel suo genere, che sta lentamente ma progressivamente facendosi sempre più presente nel mercato degli impianti a biomassa. Grazie alle sue caratteristiche la stufa a cippato può essere un alleato formidabile per tagliare drasticamente le spese domestiche e non solo (vedi ad esempio il rapporto prestazione e consumo per impianti di gradi dimensioni).

Bisogna fare attenzione però, perché non è tutto oro quello che luccica. La stufa a cippato infatti, come abbiamo notato in questo breve articolo, richiede un’attenzione particolare e una pianificazione maggiore al momento dell’acquisto rispetto alle sue concorrenti per riuscire a mantenere quel delicato equilibrio tra prestazione, consumo e spazio occupato. Una stufa troppo piccola oppure troppo grande per l’ambiente nel quale è collocata può risultare sia in un basso coefficiente di prestazione, il quale si traduce in un risparmio minore se non nullo, nonché in uno spreco di spazio (sia per la presenza della stufa che per lo stoccaggio del combustibile). Ovviamente questo non deve scoraggiare nessuno, in quanto non bisogna affatto essere degli esperti in materia per comprare una stufa a cippato. Il consiglio più importante per chi si avvicina a questo prodotto infatti, è quello di affidarsi ad un professionista serio e competente, che ci sappia consigliare e guidare in tutte le fasi, dall’acquisto, all’installazione fino alla manutenzione del nostro impianto.

 

 

 

 

Scritto da Leandro Loriga

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Pubblicato da GIANCLAUDIO IANNACE