In questo articolo parleremo di una tipologia di stufa da interni ancora poco diffusa sul mercato, ma che sta destando grande curiosità tra gli addetti ai lavori. Parliamo della ormai celeberrima stufa pirolitica, quella basata cioè sul fenomeno della pirolisi. Partendo da una breve analisi di questo concetto per arrivare ad esporre in maniera chiara il funzionamento della stufa pirolitica, possiamo dire che la pirolisi è un fenomeno di cui l’uomo si serve dalla notte dei tempi per generare calore. È, infatti, quella reazione chimica che sta dietro, per esempio, alla carbonizzazione del legno, e si basa su un semplice assunto; se inseriamo delle biomasse all’interno di un contenitore e procediamo ad scaldare quelle biomasse fino ad una temperatura di 300-400° (in assenza di ossigeno) esse cominceranno a produrre calore e altri due elementi, che sono i gas sprigionati dalla reazione chimica e il carbone vegetale detto biochar, unica frazione solida rimanente al termine del processo. Ma come avviene la combustione nella stufa pirolitica da interni e qual è la differenza rispetto alla stufa tradizionale? Bisogna sapere che la stufa pirolitica è una sorta di “stufa a gas che non usa il gas”. Per essere più chiari, la stufa pirolitica non utilizza “solo” la combustione diretta della biomassa e il calore proveniente da essa ma sfrutta il calore generato dal gas sprigionato dalla biomassa in maniera pressoché perfetta (a differenza delle tradizionali stufe a legna, per esempio, dove generalmente solo un terzo delle emissioni di gas viene combusta). Viene da pensare che per fare questo, la stufa pirolitica abbia bisogno di una struttura complessa; niente di più sbagliato. Una stufa pirolitica è assai semplice nell’assemblaggio e necessita solamente di una struttura di aerazione alla base della stessa con fori e rapportature ben specifiche, di un piedistallo, un tubo di acciaio di grandezza variabile e un coperchio da posizionare sulla sommità della stessa quando la fiamma viene accesa, in modo tale da evitare il contatto tra ossigeno e biomassa. Unico accorgimento fondamentale è quello di dedicare in maniera esclusiva un contenitore al caricamento del combustibile e all’accensione dello stesso. Per far funzionare una stufa pirolitica si dovrà avere una preaccensione delle biomasse introdotte all’interno della stufa, che spontaneamente inizieranno a produrre un gas infiammabile.

Col passare del tempo le biomasse smetteranno di bruciare, ma il gas sprigionato da esse continuerà invece il proprio processo di combustione producendo una quantità notevole di calore, arrivando a bruciare totalmente e andando ad accumulare Co2 prodotta all’interno della biomassa, carbonizzandola. Questo utilizzo dei gas prodotti dalle biomasse fa sì che non vi sia emissione di fumi durante il processo di combustione, rendendo di fatto inutile la costruzione di una canna fumaria per l’espulsione dei nocivi. L’efficienza nella combustione delle biomasse, inoltre, può raggiungere il 90%, senza dimenticare che il biochar prodotto può essere utilizzato come ottimo fertilizzante per terreni. A fronte di queste caratteristiche, la stufa pirolitica da interno sembra rappresentare la fonte di riscaldamento domestico migliore in assoluto. Ma è davvero così? Tenendo fermi i punti di economicità, semplicità costruttiva e vantaggio ecologico di cui abbiamo parlato sopra, occorre rilevare che la stufa pirolitica da interno NON è ancora diffusa su scala internazionale, e vanta uno sviluppo tecnologico non ancora allineato alle sue reali potenzialità. Stiamo parlando infatti di una stufa che si può alimentare con qualunque biomassa, aumenta fino al 230% l’efficienza di combustione rispetto a una stufa tradizionale, e di questa inquina e costa meno. Ma nonostante ciò è ancora poco diffusa. Tentativi di commercializzazione sono stati effettuati dallo studioso americano Nathaniel Mulcahy con la “Lucia Stove” (che ad oggi rimane il punto di riferimento per le stufe pirolitiche da interni prodotte in tutto il mondo) ma senza troppo successo. Principalmente, il target di clientela per questi prodotti è quello di un consumatore che non cerca una fonte di riscaldamento primaria ma un perfetto compendio per un sistema preesistente o un’alternativa efficace in caso di emergenza. La stufa pirolitica da interno, infatti, non necessita di allaccio alla rete elettrica e rappresenta pertanto il perfetto alleato in caso di blackout o situazioni geografiche particolarmente svantaggiate. Spesso non necessitano di installazioni certificate (il che però non giustifica i pericolosi fenomeni del “fai da te” che si osservano spesso nella Rete, con esiti anche tragici) e generalmente hanno affidabilità elevate anche grazie alla loro semplicità costruttiva che rende sicuramente la stufa pirolitica da interni come la probabile regina dei prossimi decenni nella categoria degli impianti termici eco friendly e dai bassi costi.

 

Scritto da Gianluca Valla

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Pubblicato da Yuri Isoldi