bambù

Il bambù è una pianta di cui si sente sempre più spesso parlare: coltivato ed utilizzato da migliaia di anni per gli scopi più disparati (al posto del legno come materiale di costruzione, per la produzione di carta e tessuti, come olio combustibile e carbone vegetale, fino al suo impiego come ingrediente per produrre prodotti cosmetici e dentifrici e persino come cibo), oggi questa graminacea rientra a tutti gli effetti nella lista dei combustibili alternativi a quelli fossili, classificandosi insieme a pellet, cippato e nocciolino tra le principali biomasse ad uso energetico.

Si identificano come bambù (o bamboo, se pronunciato all’inglese) un gruppo di grandi erbe legnose (se ne contano 1250 specie) che crescono generalmente in un ambiente caldo e umido, con una temperatura media annua di 15-20°; le foreste di bambù sono presenti in tre continenti, ovvero Asia, Africa e Sud America, e coprono più di 36 milioni di ettari in tutto il mondo. Tra le caratteristiche del bambù, una crescita molto veloce (in Giappone è stato raggiunto il record di un metro in un giorno), e la possibilità di una coltivazione senza bisogno di cure particolari.

Oggi il bambù viene sempre più spesso utilizzato come risorsa rinnovabile per la produzione di vari tipi di combustibili (solidi, liquidi e gassosi). Si può produrre energia dal bambù attraverso due metodi:

 

·         Conversione termochimica: viene utilizzato il calore per trasformare la bio-materia in biomassa di bambù (per lo più di cellulosa);

·         Conversione biochimica: attraverso l'azione di microrganismi, si trasforma la biomassa in biogas o biocarburanti.

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo del bambù come biomassa?

Utilizzare il bambù come biomassa comporta diversi vantaggi. Rispetto ad altre energie rinnovabili, come l’eolico e il fotovoltaico, il suo punto di forza è innanzitutto quello di permettere, oltre alla produzione di energia elettrica, anche quella di altri prodotti energetici (ovvero i biocarburanti).

Un aspetto importante sta nel fatto che il bambù cresce molto velocemente, e può essere raccolto già dopo quattro anni dal primo impianto: esso fornisce una resa molto elevata - fino a 40 tonnellate per ettaro all'anno - dando così un buon ritorno sugli investimenti di chi sceglie di credere nella sua coltivazione. Inoltre, esso può essere raccolto durante tutto l’anno, il che lo rende una fonte di energia molto affidabile. Un altro aspetto rilevante sta nel fatto che il bambù aiuta a ripristinare rapidamente i terreni degradati, stabilizzando il suolo e proteggendo i bacini idrografici: in questo modo contribuisce alla conservazione delle risorse del nostro pianeta per le generazioni future.

Al bambù sono però associati anche alcuni svantaggi: tra questi, la necessità per la sua coltivazione di una occupazione massiccia del suolo (entrando in concorrenza con la necessità di spazi per le coltivazioni alimentari), e il bisogno di un quantitativo importante di acqua per l’irrigazione delle piante; inoltre, non è molto agevole procedere alla raccolta di questa pianta.

Nonostante ciò, nei Paesi in cui le coltivazioni di bambù sono abbondanti (ad esempio Cina, India, Indonesia e Thailandia) il bambù come biomassa viene sempre più spesso utilizzato in sostituzione della legna da ardere o del carbone, per uso domestico. Questo trend si sta diffondendo oggi anche nel nostro Paese, e nel prossimo futuro è possibile che l’utilizzo di questa graminacea diventi estremamente comune, proprio come quello del pellet e del cippato.

Ti è piaciuto questo articolo? 

Ricevi gratuitamente le news direttamente al tuo indirizzo e-mail