Il nocciolino di sansa è da tempo utilizzato come biocombustibile per la sua ottima capacità calorifica e per il costo che, aiutato da un'IVA ancora al 10%, ne fa un prodotto particolarmente conveniente.
Il nocciolino di sansa è maggiormente disponibile nella sua versione di sottoprodotto del sansificio (nocciolino di sansa disoleata). Dopo l'estrazione dell'olio di sansa, la parte residuale (sansa esausta) viene sottoposta a un processo di depolveramento, che consente di selezionare la parte "dura", ovvero il nocciolino. C'è da considerare che i sansifici vendono anche la sansa esausta tal quale, maggiormente indicata per caldaie industriali che sono in grado di ottenere buone performance anche con questo prodotto meno energetico.
In ogni caso, i sansifici hanno sempre considerato la sansa esausta e il nocciolino di sansa disoleata, come un sottoprodotto. La tendenza è quella di liberarsi il più velocemente possibile di questi due biocombustibili, che, già dopo pochi mesi dal termine delle lavorazioni della sansa vergine, non risultano più disponibili.
Sansa esausta e nocciolino di sansa sono insomma trattati dai sansifici come un ingombrante sottoprodotto e anche la loro distribuzione è piuttosto artigianale: chi è interessato al prodotto deve andare il più delle volte a comprarlo presso il sansificio ed in genere è disponibile tal quale o in pesanti sacche da 25 kg.
Da qualche tempo, visto il diffondersi dell'utilizzo del nocciolino, anche i frantoi hanno iniziato a estrarre il nocciolino di sansa dalla sansa vergine e vendere così un biocombustibile che ha caratteristiche leggermente diverse rispetto a quello venduto dai sansifici (nocciolino di sansa disoleata).
Si tratta di un prodotto, il nocciolino di sansa vergine, più chiaro, di grana più grossa, irregolare e con un contenuto di olio residuo maggiore rispetto al nocciolino di sansa disoleata. La presenza di una maggiore componente oleosa ne innalza il potere calorifico che, per il nocciolino di sansa vergine, a parità di umidità, risulta generalmente più alta (per approfondire, rimandiamo al nostro precedente articolo "Nocciolino di sansa vergine e nocciolino di sansa disoleata: differenze e caratteristiche").
 
Qual è il potenziale in Italia di produzione del nocciolino?
Anzitutto consideriamo che i frantoi italiani producono circa 2 milioni di tonnellate di scarti di lavorazione. Di questi 2 milioni di tonnellate, circa 1,3 milioni di tonnellate sono acqua di vegetazione e 700.000 tons sono sansa vergine.
La sansa vergine ha un suo contenuto di acqua variabile secondo il tipo di processo produttivo utilizzato dal frantoio, in genere più elevato nel processo a "2 fasi" rispetto a quello a "3 fasi" e una parte "solida" costituita dai pezzetti di nocciolo di oliva e dalla parte fibrosa del frutto.
I frantoi devono valutare se è più conveniente per loro vendere la sansa vergine ai sansifici (che soprattutto per le lavorazioni a due fasi è sempre meno pagata) o investire in attrezzature per organizzare produzione e vendita di nocciolino di sansa vergine.
Indispensabile per ricavare nocciolino di sansa vergine dalla sansa vergine è il separatore.
Il separatore è in genere costituito da una tramoggia di carico dove viene introdotta la sansa. Attraverso la tramoggia, la sansa vergine viene spinta verso un cestello di separazione dove, uno sbattitore con alette, centrifuga il prodotto facendo uscire la componente umida da una parte e il nocciolino dall'altra.
Sono macchine che possono funzionare senza aggiunta di acqua, nel caso la sansa introdotta sia particolarmente umida o con aggiunta di acqua, per favorire la centrifugazione e la separazione.
Molto importante, nell'acquisto, verificare la qualità delle materie prime (meglio acciaio inox) con le quali è costruito il macchinario.
Le caratteristiche che devono contraddistinguere un impianto di qualità devono essere:
  • % resa estrattiva del separatore;
  • pulizia del nocciolino estratto;
  • integrità del nocciiolino, che non deve presentare polverizzazione o frantumazione del prodotto;
  • il separatore deve garantire un utilizzo per tempi prolungati e non deve avere la tendenza a intasarsi.
Naturalmente, i macchinari possono essere di diversa potenza e variano conseguentemente nella loro capacità di lavorare quantitativi di sansa (il conteggio è in genere quintali per ora).
In genere, la capacità di estrarre nocciolino dalla sansa vergine è pari a 12-25 kg per quintale di sansa vergine introdotta come input nella macchina ed è minore per le lavorazioni del frantoio a 2 fasi rispetto alle lavorazioni a 3 fasi.
Per favorire la separazione del nocciolino dalla sansa, quando si utilizza sansa a tre fasi viene aggiunta acqua di vegetazione o acqua semplice, al fine di rendere il processo più fluido e favorire la separazione, mentre, con la lavorazione di sansa ricavata dal processo a 2 fasi, non serve integrazione di liquidi.
Il nocciolino di sansa vergine che si ricava dopo il processo di separazione ha un'umidità superiore al 20% e, per rendere il prodotto adatto al processo di combustione, bisogna abbassare questa umidità al 12%.
La sansa residuale al processo di separazione ha un'umidità tra il 70 e l'80% e pertanto è un prodotto non interessante per i sansifici. Potrebbe essere essiccata e a questo punto contiene per il 70% di materia organica che può essere utilizzata come integratore per alimentazione zootecnica, per usi cosmetici o farmaceutico, o come fertilizzante.
L'imprenditore frantoiano deve insomma valutare nella decisione se intraprendere o meno queste attività, il costo opportunità della sansa vergine, che è quello di ritiro del prodottto da parte del sansificio, gli investimenti da effettuare, che dovrebbero avere un ritorno nel tempo massimo di 4 anni, il prezzo di vendita del nocciolino (indicativamente 20 euro a quintale IVA compresa) e l'eventuale ricavo previsto dalla vendita dello scarto di lavorazione: non è scontato che, alla fine dei conteggi, l'operazione sia davvero remunerativa.
 
 

Ti è piaciuto questo articolo? 

Lascia un commento

Accedi o Registrati
Scritto da Maddalena Sofia