La logica alla base delle produzioni biologiche è quella di ridurre gli input di energia, di risorse naturali non rinnovabili e, laddove è possibile, cercare di riutilizzare il materiale vegetale di scarto, o il sottoprodotto derivante dal processo di trasformazione agroindustriale, riportando al terreno la componente organica e minerale di cui esso è costituito. In questo modo il ciclo naturale viene chiuso senza dover essere costretti a ricorrere a metodi di depurazione o, peggio ancora alle discariche.
I biocombustibili naturali derivati da scarti di lavorazione agricola che possono essere usati nelle caldaie per il riscaldamento aziendale o domestico sono diversi (nocciolino di olive, sansa disoleata, gusci di nocciola, pinoli, mais, bulla di riso o di farro, canapa, ecc.), ma non sono ancora molto diffusi. Nonostante l’enorme diffusione del pellet, cippato e legna, che godono di una rete commerciale e di una filiera ormai consolidata, l’innovazione tecnologica in agricoltura, la ricerca ingegneristica e l’urgenza di “fare di necessità virtù” rendono attuali tali biomasse meno note ma interessanti sotto il profilo ambientale e del potere calorifico, nonché economico.
 
La sansa vergine
Il sottoprodotto solido della lavorazione meccanica delle olive è rappresentato dalla sansa vergine. Normalmente, attraverso un processo di estrazione dell'olio dalle sanse vergini con solvente (esano) si ottengono l'olio di sansa e le sanse esauste. Tuttavia, il primo è un diretto concorrente dell'olio di oliva vergine di qualità e richiede una spesa energetica dieci volte superiore di quella necessaria per l'estrazione meccanica dell'olio dalle olive; le sanse esauste possono essere utilizzate, poi, come fonte di energia termica, o possono trovare utile impiego nel settore mangimistico. Invece, risulta opportuno valutare con estrema attenzione la convenienza della produzione dell'olio di sansa, che rappresenta circa il 10 % dell'olio di estrazione meccanica, tenuto conto dei maggiori costi energetici, dell'elevato impiego di mezzi tecnici, nonché dell'impatto che il processo ha sull'ambiente. 

sansa vergine

In generale, andrebbero ridotti o sconsigliati tutti quei processi che determinano una maggiore dispersione di anidride carbonica ed eventuali inquinanti nell'atmosfera. Inoltre, sempre nella logica del rispetto degli equilibri naturali, andrebbe favorita l'utilizzazione delle sanse, sia quelle esauste che quelle vergini parzialmente disoleate, come ammendante organico, eventualmente dopo , rispetto all'uso come combustibile (sanse esauste). In tal caso il ciclo produttivo diventerebbe chiuso con apporto di sostanza organica al terreno, di grande importanza ai fini della conservazione dell'equilibrio dell'ecosistema.
 
Il potere calorifico 
Il potere calorifico inferiore di riferimento per le biomasse da riscaldamento varia a seconda del prodotto: 4.600 kcal/kg per i residui di potature e le cortecce, 4.500 kcal/kg per la legna, 4.400 kcal/kg per gusci di noci, mandorle e pinoli e cedui a rotazione breve, 4.300 kcal/kg per sansa e vinacce, 4.200 kcal/kg per paglia da grano, segale e orzo (Rapporto biomasse GSE/Simeri 2009). Per  quanto riguarda il nocciolino di sansa vergine il potere calorifico inferiore si attesterebbe tra 4.600/5.000 kcal/kg, ma dati ufficiali non sono di facile reperimento dal momento che il potere calorifico delle biomasse legnose è soggetto a variazioni in più o in meno a seconda dell’umidità in esse contenuta.
Dopo pellet, cippati e legna, sono la sansa disoleata ed il nocciolino di sansa vergine le biomasse solide più diffuse per alimentare caldaie per riscaldamento o acqua sanitaria, termocamini, forni e caldaie policombustibili, le cosiddette multi fuel.
 
La normativa 
Dal punto di vista normativo la sansa disoleata è inserita tra i combustibili utilizzabili negli impianti disciplinati dal titolo I e II della parte quinta del D.lgs. 152/2006; in particolare nell’Allegato X alla parte II, sezione 4,vengono dettate le caratteristiche delle biomasse combustibili e le relative condizioni di utilizzo, specificando le condizioni affinché la sansa di oliva disoleata esausta possa essere considerata un combustibile “biomassa”. Rispetto alla sansa disoleata, il nocciolino di sansa vergine, prodotto dalla denocciolatura delle olive in pre-spremitura, oltre a rientrare normativamente nella categoria di biomassa combustibile, è un combustibile ancor meno problematico perché riduce di molto fumi e ceneri. Il prezzo di mercato del nocciolino si aggira intorno ai 150/160 euro/tonnellata, rispetto ai 120/140 euro/t della sansa e al 280/300 euro/t del pellet .
 
La federazione Europea dell’olio di sansa e della biomassa da olivo
Finalmente operativa EUROLIVEPOMACE, la European Federation of Olive Pomace Oil and Olive Biomass, che riunisce tutte le associazioni dei Paesi produttori. 
Tra le priorità della nuova organizzazione vi sono la valorizzazione dei sottoprodotti della filiera olivicola-olearia e lo sviluppo delle agroenergie.
Michele Martucci, presidente del Gruppo Olio di sansa di ASSITOL, è stato nominato vicepresidente. Laureato in Economia aziendale all’Università Bocconi, oggi è Amministratore della SAIO SpA, azienda pugliese che opera nella produzione di olio di sansa.
"La nuova federazione europea – sottolinea Martucci –  intende dare nuova centralità al segmento del sansa, che svolge un ruolo fondamentale nella filiera dell’olio d’oliva, grazie ala sua tradizionale vocazione alimentare e alla capacità di dare nuova vita ai sottoprodotti olivicoli. Due filoni che ci vedono impegnati già da tempo e che ora potranno usufruire di una strategia condivisa tra tutti i protagonisti europei del settore. L’olio di sansa da sempre funziona da “apripista” per l’olio d’oliva nei nuovi mercati, soprattutto in Asia e, in generale, nei Paesi non ancora abituati al gusto dell’extravergine. Negli ultimi anni, l’impegno delle aziende nell’ambito delle agro energie ha creato nuove possibilità di crescita. Per queste ragioni EUROLIVEPOMACE intende promuovere una politica di investimenti in ricerca e sviluppo incentrati sui sottoprodotti, con l’obiettivo di individuare e lanciare impieghi alternativi delle biomasse dell’olivo. In questo modo, potremo rendere più competitive le nostre aziende lavorando a Bruxelles insieme ai colleghi di tutta Europa”.

 

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