Il forte sviluppo nei consumi dei biocombustibili, sia ad uso domestico che industriale, ha portato non solo ad una innovazione tecnologica che ha riguardato stufe, caldaie, termocamini ed impianti industriali per la produzione di calore ed energia, diventati tutti più efficienti (ovvero a parità di produzione energetiche, minori consumi) ma anche ad una produzione di biocombustibili sempre più ecologici, sicuri e estremamente  diversificati, per poter utilizzare tutte le opportunità che i processi produttivi offrono (sottoprodotti della lavorazione agricola, boschiva, industriale).
L’esplosione del consumo di pellet (siamo i primi consumatori in Europa, come spiegato nell'articolo "Meglio il pellet italiano o quello che viene dall’estero? Qualità e confronto prezzi"), oltre che la preoccupazione  di dover continuamente manutenere il proprio impianto di produzione usando pellet di qualità scadente, ha portato, già da qualche anno, alla certificazione del pellet (vedi anche "Certificazione del pellet: En Plus, Din Plus, Onorm, Pellet Gold").
La certificazione del pellet ha reso i consumatori più consapevoli, avendo a disposizione chiari riferimenti rispetto ad alcuni parametri qualitativi importanti (umidità, ceneri residue, formato del pellet, etc). Questo successo ha portato, successivamente, alla certificazione della legna da ardere e, da qualche tempo, anche del cippato.
 
La certificazione dei prodotti derivanti dalla sansa
La domanda è: perché non provvedere anche ad una certificazione della sansa e dei prodotti derivati che vengono utilizzati per finalità energetiche?
Questo aiuterebbe moltissimo i consumatori che oggi si muovono in una totale incertezza, non solo rispetto a parametri qualitativi, ma perfino nella definizione di prodotti, dove regna la più totale e fantasiosa anarchia semantica.
Per comprendere in modo concreto questa affermazione riportiamo alcuni termini che otteniamo attraverso una ricerca con Google:
  • Nocciolino di sansa
  • Nocciolino di sansa vergine
  • Sansa vergine
  • Sansa esausta
  • Nocciolino di sansa bianco
  • Nocciolino di sansa vergine di oliva
  • Sansa vergine di oliva
  • Sansa di oliva disoleata
  • Sansa di olive
E molto altro!
In Spagna si è già avviato un processo di certificazione per la sansa e i prodotti derivanti (progetto Biomasudplus) e confidiamo che, anche in Italia, si arrivi quanto prima alla certificazione (anche considerando che questi prodotti sono largamente utilizzati come biocombustibili sia ad uso domestico che industriale). Proviamo a dare un nostro contributo alla chiarezza: anzitutto un passaggio sulla produzione dell’olio e conseguentemente della sansa.
 
I processi produttivi
Sono tre le tecnologie più diffuse per la produzione dell’olio:
  • Estrazione per pressione
  • Estrazione per centrifugazione  a tre fasi
  • Estrazione per centrifugazione a due fasi
Senza entrare troppo nel merito delle differenze, diciamo qui che, per quello che interessa il nostro articolo, varia il contenuto di umidità nella sansa che viene prodotta a valle del processo. Nel sistema di estrazione a pressione, il tenore di umidità è più basso e questo rende la sansa più facilmente lavorabile.
La sansa che viene prodotta, a seguito del processo di lavorazione delle olive, si chiama sansa vergine. Dalla sansa vergine derivano, attraverso una serie di attività di lavorazione e di processi, diversi prodotti che trovano svariati utilizzi ( una cosa è certa, delle olive non si butta proprio nulla!)
La sansa vergine tal quale può essere utilizzata come mangime in due forme.
  1. Pannello > ottenuto utilizzando presse idrauliche. Hanno uno spessore di circa 5 cm e un contenuto di grasso residuo fino al 12 %
  2. Expeller > attraverso l’utilizzo di presse continue, hanno un contenuto di grasso tra il 3% ed il 6%.
Processo produttivo del nocciolino di sansa vergine
Dalla sansa vergine, attraverso un macchinario che si chiama separatore, si ottiene, per centrifugazione, il nocciolino di sansa vergine da una parte e la polpa dall’altra. Il nocciolino di sansa vergine è un ottimo combustibile particolarmente apprezzato per le stufe domestiche ( vedi nostro articolo : Pellet o sansa per il riscaldamento domestico? Cosa avviene scegliere e perché). La polpa può essere usata come ammendante  in agricoltura o come combustibile (essiccato sotto forma di pellet)
In alternativa, la polpa può inoltre  subire un processo di ulteriore lavorazione (ripasso), attraverso  il quale si ottiene olio in seconda fase di produzione.
La sansa vergine, più che per gli usi che abbiamo descritto, viene per la massima parte, utilizzata per produrre l’olio di sansa (vedi Tabella 1):
 
 
nocciolino di sansa
 
Processo produttivo del nocciolino di sansa esausta
Dalla sansa esausta possiamo ottenere tre tipologie di prodotti:
  1. Prodotti per l’edilizia (pannelli per l’edilizia)
  2. Mangime e in particolare farine di estrazione con un contenuto di grassi tra il 0,5% e l’1%
  3. Il nocciolino di sansa esausta, attraverso il processo di lavaggio e di depolverizzazione
Il nocciolino di sansa esausta (prodotto di cui abbiamo parlato nel nostro articolo è un prodotto utilizzato ed apprezzato in particolare nelle caldaie di tipo industriale.
Nella tabella sotto (Tabella 2) trovate il riepilogo del processo:
 
 
nocciolino di sansa
 
 
 
 

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