Proviamo a fare un po’ di ordine su una serie di argomenti di grande attualità: la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’economia circolare, l’ottimizzazione delle risorse, le bioenergie solide. Ormai da decenni l’impegno a produrre una parte del nostro fabbisogno energetico attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili, è diventato una realtà.
 
Sole, vento e prodotti bioenergetici costituiscono fonti di produzione energetica con le quali, il nostro Paese, ha raggiunto obiettivi importanti e in linea con i programmi di minore dipendenza dalle fonti non rinnovabili.
 
In particolare la biomassa solida è quella che, tra le bioenergie solide, rappresenta la componente più importante.
 

ramaglie

Tra le biomasse solide, il legno fa la parte del leone. In tutta la UE, le foreste e comunque le risorse legnose sono in forte espansione: questo perché è in atto da decenni un fenomeno di urbanizzazione spinta e anche perché l’uso di questa risorsa risulta sempre inferiore all’incremento annuale delle risorse forestali. Ogni anno in Europa il patrimonio forestale aumenta infatti al ritmo di un campo di calcio al minuto. Nella UE, il 38% dell’incremento annuo di legna relativo alle foreste non viene disboscato, con punte dell’oltre  50% per l’Italia e questo determina un incremento dello stock.
 
Bisogna inoltre considerare che, per ragioni di carattere economico, non tutta la disponibilità di legname viene utilizzata come bioenergia.
 
Come combustibile si utilizzano principalmente biomasse che provengono dalla lavorazione forestale e dall’industria del legno. A titolo di esempio: segatura, ramaglie, rami di 3 cm di diametro, legno da diradamento, corteccia, legno di bassa qualità. La parte più nobile della produzione viene invece utilizzata per produzione di mobili, edilizia, etc.
 
Si consideri poi che il 3% dell’intero patrimonio boschivo UE (stimato nel 2015 in 26 miliardi di metri cubi rispetto ai 20 miliardi di metri cubi dal 1990, con un aumento dello stock pari al 35% negli ultimi 25 anni - fonte EUROSTAT) risulta danneggiato per cause legate a fattori patogeni e questo dato è in aumento, con grave rischio ambientale, vuoi per la diffusione delle malattie, vuoi per il rischio di incendi  (58.000 incendi nel 2015 con circa 300.000 ettari distrutti). Il solo legno morto, secondo calcoli, varia da 8 metri cubi per ettaro nel Nord Europa, fino a 20 metri cubi per ettaro nell’Europa Centrale e meridionale.
 
L’utilizzo di questo legname di scarto, di ramaglie, cime, residui di potatura potrebbe rappresentare un importante contributo alla produzione di energia rinnovabile e sostenibile.
 
Secondo valutazioni dell’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia), attraverso l’ottimizzazione della gestione forestale e industriale, è disponibile un potenziale di 180.000 ktep di biomassa forestale e fini Energetici. Considerando che nel 2015 nei 28 paese UE, la produzione di energia primaria da biomassa forestale è stata di 85.000 ktep, esiste uno spazio enorme di miglioramento. Per dare un senso a questa disponibilità basti pensare che, saturando i 180.000 ktep, si potrebbe sostituire il 67% dei consumi di combustibile fossile utilizzati oggi in Europa.
 

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Scritto da Maddalena Sofia