Guida all'acquisto della migliore legna da ardere

Per tutti coloro che decidano di fare del legname il loro biocombustibile prediletto, sapere quale sia la migliore legna da ardere, può senza ombra di dubbio tornare utile per effettuare una scelta informata e per massimizzare la resa energetica dei nostri impianti e questo vale sia per quello che riguarda l’acquisto che per il consumo. Non tutto il legname infatti è uguale, e capirne le differenze e le caratteristiche è un elemento fondamentale per scegliere la migliore legna da ardere per soddisfare le nostre esigenze di consumatore. Di seguito verranno fornite delle nozioni base, ma fondamentali, per capire le differenze tra i vari tipi di legname, e si vedrà inoltre come orientarsi quando ci approcciamo al suo acquisto.

Faggio o Pioppo? Camino o Barbecue?
 

legna da ardere

La prima cosa da sapere è che la legna da ardere si divide in due categorie: legna forte (hardwood) e legna dolce (softwood). Per legna forte si intende quel prodotto ricavato dalla lavorazione di alberi con un ciclo di crescita e maturazione lento (Quercia, Leccio, Faggio, Olmo, Frassino, Betulla, Rovere), il che rende la consistenza del tronco particolarmente densa. Generalmente il legno ricavato da questi alberi ha un colore scuro e brucia più lentamente (rispetto alla legna dolce) ed è particolarmente adatto all’uso domestico sia in camini che in impianti più moderni come possono essere stufe ad accumulo o scaldabagni a legna. Per fare qualche esempio è possibile prendere in considerazioni tre tipologie di legna forte, ovvero la quercia, la betulla e il frassino. Il legname ricavato da questi tipi di alberi può essere considerato legna forte per eccellenza. La densità del legno, il loro alto potere calorifico, le contenute emissioni durante la fase di bruciatura e i minimi residui post-combustione fanno di questa tipologia di legname la migliore legna da ardere per uso interno ovvero, per l’alimentazione di impianti di riscaldamento domestico.

La legna dolce invece è di minore densità (e quindi a parità di dimensioni anche più leggera), più facilmente accendibile (ideale per avviare fuochi) e al contrario della legna forte produce sia maggiori emissioni durante la fase di bruciatura che più scarti post-combustione. Questo si traduce nel fatto che questo tipo di legname può essere considerato come migliore legna da ardere per contesti aperti, come grigliate e falò. Decisamente sconsigliato invece è l’utilizzo di legna dolce per l’alimentazione di impianti, soprattutto perché le alte emissioni portano a più creosoto (catrame di carbone) rispetto alle essenze forti, il quale può creare problemi sia di salubrità dell’aria che di meccanica dell’impianto. Tra la legna dolce è possibile trovare alberi come l’Abete, Pioppo, Ontano, Castagno, Salice, Pino e Larice.

Che si opti per legna forte oppure per legna dolce è tutta una questione di preferenze ed esigenze del consumatore finale il quel può, oltretutto, sia affidarsi ad un fornitore di fiducia (per avere un idea sui prezzi della legna da ardere si consiglia di vedere Legna da ardere prezzi: cosa dobbiamo aspettarci per il 2019/2020) che procurarsela fai-da-te (previa autorizzazione dall’ufficio ambientale del Municipio di residenza).

 

Per ricapitolare

Come abbiamo visto dunque non esiste una migliore legna da ardere in assoluto, ma piuttosto una migliore legna da ardere contingente all’utilizzo che ne vogliamo fare. È stato notato inoltre come prendere in considerazione caratteristiche singole del legno bruciato, come ad esempio il potere calorifico (ovvero la quantità di calore espressa in calorie che si sviluppa dalla combustione di un chilogrammo di combustibile) non è sufficiente per una buona valutazione del prodotto acquistato o bruciato, ma piuttosto è 

tipi di legna da ardere

necessario valutare la simbiosi tra più elementi come la qualità della fiamma, il tempo di combustione, emissioni, residui post-combustione etc. Nonostante questo sono state fatte delle considerazioni che possono comunque essere considerate valide. Queste sono la distinzione tra varie tipologie di legno (legno forte e legno dolce) e come queste siano maggiormente applicabili ad un contesto piuttosto che ad un altro. Il legno forte come abbiamo notato è l’ideale per l’alimentazione di impianti domestici in quanto ha una maggiore durevolezza ed un minimo livello di emissioni e residui, mentre il legno dolce è più adatto a contesti aperti o, se usato in maniera ridotta, per l’avviamento della fiamma in quanto maggiormente combustibile rispetto alla sua controparte. Tutto questo ovviamente è valido per un tipo di prodotto mantenuto in maniera ottimale. A tal proposito è bene ricordare che chi si affida per l’acquisto della propria legna da ardere ad un professionista, deve necessariamente fare le considerazioni adeguate per quello che riguarda la qualità del prodotto (corretta stagionatura), lo spazio a propria disposizione per lo stoccaggio della legna ed infine il prezzo d’acquisto (per approfondire l’argomento vedi Legna da ardere in bancali: meglio comprarla così o sfusa?). Una volta presi in considerazione i fattori sopraelencati non vi è dubbio che sarà possibile fare una scelta informata e avvicinarsi a quello che per noi è la migliore legna da ardere, ovvero quella che più fa al caso nostro e che riesce a soddisfare in tutto e per tutto le nostre esigenze di consumatore e di chi, per forza di cosa, tende un occhio di riguardo alla salvaguardia dell’ambiente (si consiglia anche Qual è la legna da ardere migliore per il riscaldamento?).

Scritto da: Leandro Loriga per Biomassapp.

Tag: migliore legna da ardere, legna da ardere, legna, legna da ardere in bancali

 

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Pubblicato da Antonella Marinelli