Gli amanti della fiamma vivida e dello scoppiettio allegro non rinunciano alla legna per il riscaldamento o per la cottura dei cibi, da utilizzare per un termocamino, per una stufa, per un forno da pizze o per un barbecue la richiesta è soltanto una: legna! Si fa presto a dire “legna”, la convinzione è univoca ma la scelta è multipla. Qual è la tipologia più adatta per la combustione? Quali caratteristiche è bene riconoscere prima di acquistarla? Quali sono i parametri da valutare? In questo articolo tenteremo di capire come orientarci per la scelta ideale della legna per camino.
In commercio troviamo diverse varietà di legna da ardere, una della caratteristiche che dobbiamo valutare prima dell’acquisto è il potere calorifico, ovvero la quantità di energia che deriva dalla combustione di un kg di materia prima. Un altro aspetto da considerare è la produzione di ceneri, queste determinano la frequenza di pulizia dell’impianto. Per soddisfare entrambi gli aspetti è necessario scegliere della legna per camino secca, ovvero dei tronchi di legno con una percentuale di umidità che varia dal 15% al 20% al massimo. Questa caratteristica è necessaria per una combustione completa e una resa ottimale della materia prima, ideale anche per ridurre la frequenza di pulizia della struttura e dell’ambiente nel quale è installata: la legna per camino con percentuale di umidità molto alta comporta la fastidiosa formazione di fumo e fuliggine. L’umidità non è altro che acqua contenuta nella legna ed è la causa dell’abbassamento della temperatura dispersa dal focolaio, in quanto parte dell’energia calorifica viene utilizzata per eliminare il contenuto idrico. Facciamo un esempio: il potere calorifico anidro (ovvero senza umidità) dell’abete bianco ha il valore indicativo di 4.471 kcal/kg ma varia sino a 3.800 kcal/kg con il 15% di umidità, 3.130 kcal/kg con il 30% di umidità e a 2.240 kcal/kg con il 50% di umidità. Considerando la resa di riscaldamento superiore della legna per camino secca, il prezzo più alto per della legna stagionata non deve demotivare l’acquirente in quanto il prodotto è più conveniente rispetto a della legna fresca con pezzo più basso. L’ideale è l’acquisto della legna per il camino secca ma non troppo: l’optimum è almeno un anno di essiccamento in luoghi asciutti e ventilati, l’eccessivo processo di essiccazione oltre a questa tempistica peggiora il rendimento calorifero della biomassa.
Prestiamo attenzione anche a non sottovalutare la dimensione del ceppo da ardere: più è grande, più umidità conterrà al suo interno. In ultimo, prima di acquistare la legna per camino, è bene considerare anche altri aspetti che variano a seconda della tipologia come la facilità di accensione e l’assenza di scoppiettamento con scintille che possono rivelarsi rischiose.
Accertato il contenuto di umidità limitato, dobbiamo conoscere la principale differenza tra le due categorie di legna da ardere: la dolce e la forte, all’interno delle quali troviamo le diverse varietà. La legna dolce ha mediamente un peso di 300-350 kg per metro cubo; di facile accensione è caratterizzata da una fiamma lunga ed è indicata per il riscaldamento dei forni, meno per gli impianti di riscaldamento come stufe o termocamini. Il suo utilizzo comporta una più accurata pulizia dell’impianto in quanto tende a creare più creosoto, ossia il catrame di carbone. Di questa varietà troviamo: l’abete bianco e l’abete rosso, il pioppo, il pino, il castagno e l’ontano. Facciamo qualche esempio di alcune delle seguenti tipologie riportando i valori indicativi della sostanza secca e la caratteristica relativa al loro tempo di combustione:
abete bianco: 4.471 kcal/kg, durata di combustione breve;
abete rosso: 4.385 kcal/kg, durata di combustione breve;
pioppo: 4.385 kcal/kg, durata di combustione media;
pino: 5.245 kcal/kg, durata di combustione breve.
La legna forte ha di media una densità specifica di 350-400 kg per metro cubo; si caratterizza per una fiamma più corta e per una combustione più lenta, per questa ragione è più indicata per gli impianti adibiti al riscaldamento domestico rispetto a quelli per la cottura, ideale come legna per camino. Troviamo le seguenti varietà: la quercia, il faggio, il carpino, la robinia, l’eucalipto, il leccio, l’olmo, la betulla, il rovere, il cerro e la farnia. Anche per questa varietà riportiamo qualche esempio con i valori indicativi della sostanza secca e la caratteristica relativa al loro tempo di combustione:
quercia: 4.385 kcal/kg, durata di combustione lunga;
faggio: 4.471 kcal/kg, durata di combustione lunga;
carpino: 4.213 kcal/kg, durata di combustione lunga;
robinia: 4.385 kcal/kg, durata di combustione lunga;
eucalipto: 4.385 kcal/kg, durata di combustione lunga.

E gli alberi da frutto come per esempio il ciliegio e il noce? Indicativamente hanno una durata di combustione media/lunga e una buona resa calorifica; rientrano nella tipologia forte e sono validi sia per il riscaldamento che per la cottura in quanto sprigionano un ottimo potere aromatico rendendo i cibi una vera delizia. Ideale per entrambi gli utilizzi anche la legna di ulivo che brucia anche da verde, con una durata di combustione lunga e una resa discreta di riscaldamento. Quello che la rende unica sono le essenze del suo olio presente all’interno che sviluppa un fumo aromatico. La legna di ulivo è l’unica indicata per la combustione anche quando non è essiccata perché arde facilmente. Renderà uniche pizze, focacce e tante altre deliziose leccornie.

 

Scritto da Elena Bittante

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Pubblicato da GIANCLAUDIO IANNACE