Scritto da Gianclaudio Iannace
 
Quanto ci costerà la sacchetta di pellet il prossimo inverno?
La stagione 2017/2018 ha visto prezzi piuttosto sostenuti e una certa carenza di prodotto che si è manifestata soprattutto intorno a dicembre 2017.
I motivi li abbiamo in parte spiegati in qualche nostro precedente articolo (per approfondire vi consigliamo di leggere anche "Che prezzi del pellet in prestagionale dobbiamo aspettarci nel 2018"): si tratta di questioni che riguardano il mercato globale del pellet e che si acutizzeranno ancora di più questo anno, vuoi per l’amplificarsi di alcuni fenomeni, vuoi per l’esplosione dei consumi da parte di nuovi players.
prezzo del pellet
Se la crescita dei consumi italiani è stata graduale e prevedibile perché tutta costruita sui consumi residenziali, è il mercato dei grandi consumatori quello che sta destabilizzando fortemente il mercato internazionale del pellet.
Abbiamo visto come la conversione delle centrali a carbone in UK abbia portato ad una esplosione dei consumi con quasi 5 milioni di tonnellate anno per il 2018, e questo pellet non viene certo prodotto in Gran Bretagna, ma importato soprattutto da USA e Canada.
Centrali a carbone
Anche l’Italia, forte consumatore residenziale con 3,5 milioni di tonnellate anno, dipende al 90% dalle importazioni ed è per questo che l’andamento dei mercati internazionali finisce per determinare il prezzo della nostra sacchetta di pellet: "Può, il batter d'ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?" fu il titolo di una conferenza tenuta da Lorenz nel 1972 e questa metafora del matematico e meteorologo americano è quanto mai adatta a disegnare la situazione nella quale ci troviamo, anche perché quello che sta accadendo è ben più di un battito d’ali di una farfalla!
Il prezzo del pellet nel 2018 e 2019 sarà certamente più alto dello scorso anno, anche perché la crescita dei consumi risulta molto più rapida della capacità di adeguamento degli impianti produttivi (in Italia ad esempio non si prevedono nuovi importanti investimenti, frenati anche da una normativa sull’uso delle risorse forestali decisamente penalizzante per i produttori di pellet) e gli stock sono molto contenuti.
pellett italia
Abbiamo analizzato alcune problematiche relative all’andamento dei mercati del pellet ad ovest del mondo, ma anche all’est qualcosa si sta muovendo molto velocemente. 
In particolare le importazioni di pellet da parte di Corea del Sud e Giappone stanno crescendo molto velocemente.
Nel 2017 la Corea del Sud ha importato 2,4 milioni di tonnellate di pellet, ovvero 20 volte il volume di importazioni del 2012!
Il Giappone, che rappresenta un mercato molto più piccolo con 0,5 milioni di tonnellate nel 2017, ha comunque visto un aumento delle importazioni rispetto al 2012 di ben 7 volte.
E la tendenza non sembra diminuire.
La domanda della Corea del Sud è determinata da un artificiale meccanismo di incentivazioni, secondo il quale, tutte le società che producono energia con impianti di potenza superiore ai 500 MW, devono produrre una quota della loro energia attraverso fonti rinnovabili o in mancanza, acquistando una sorta di certificati verdi.
Se il produttore non raggiunge questi obiettivi viene penalizzato economicamente.
Le possibilità pertanto sono due: o il produttore inizia a produrre energia da fonti rinnovabili o compra i certificati da un produttore che produce energia da fonti rinnovabili per acquisire i certificati.
fonti rinnovabili
La produzione di questa energia rinnovabile attraverso impianti a biomassa è pertanto esplosa, determinando la crescita esponenziale del consumo di pellet.
I certificati sono ponderati nel loro valore secondo la biomassa utilizzata: sono più “pesanti” quelli che derivano dall’utilizzo del cippato di legno o del pellet, più bassi di valore quelli per chi utilizza ad esempio PKS.
Il sistema però è al vaglio del Governo e potrebbe essere modificato e le decisioni potrebbero finire per cambiare l’andamento dei consumi di pellet.
In Giappone l’incentivazione delle rinnovabili, su cui ci si sta muovendo anche per la grande incertezza sul continuare o meno con il nucleare, è regolata da un sistema Feed in tariff che da un incentivo ventennale alle imprese che producono energia da biomasse.
In Giappone tra le biomasse preferite ci sono il legno e il pellet e questo ha determinato il forte incremento dei consumi.
Ecco perché i produttori internazionali di pellet stanno guardando con crescente interesse al mercato asiatico, anche perché oggi il mercato è delle ex centrali a carbone che vengono ora alimentate a biomassa, ma il trend è quello di centrali dedicate a biomassa.
Buona parte di questa nuova domanda verrà soddisfatta dalla produzione USA ed è una produzione programmabile se i nuovi impianti verranno realizzati con debito, poiché in questa fattispecie il finanziatore richiede contratti di fornitura a lunga durata e sicuri, privilegiando i grandi gruppi che possono dimostrare di essere bancabili e offrono le opportune garanzie.
Poche le aziende del sud est asiatico in grado di offrire queste garanzie e in questo caso questi produttori locali di pellet, come ad esempio quelli del Vietnam, verranno privilegiati da chi finanzia in proprio l’impianto e punterà su pellet di minor costo.
Il gigantesco gruppo USA Enviva ha già stipulato contratti con aziende giapponesi, mentre il Vietnam ha fornito alla Corea del Sud lo scorso anno ben 1,5 milioni di tonnellate di pellet.
accordi
La logistica e il costo del trasporto del pellet comunque saranno determinanti per molte delle scelte delle aziende acquirenti.
Tutto questo discorso, che sembra molto lontano da noi, influenzerà molto i costi del pellet anche in Italia, ed è ormai sicuro che per questo inverno i prezzi saranno più sostenuti.
Comprate il pellet prestagionale…se potete!
 

Ti è piaciuto questo articolo? 

Lascia un commento

Accedi o Registrati
Pubblicato da Debora De Carlo