Italia ricca di foreste ma forte importatore di legna da ardere: i motivi di una contraddizione

 

L’Italia dispone di circa nove milioni di ettari di foreste (ovvero più del 35% della superfice nazionale) e rimane comunque il primo importatore a livello mondiale di legna da ardere, con quasi quattro milioni di prodotto importato.

Questo significa due cose; 

  • la nostra penisola sta sperimentando un incremento annuo dell’utilizzo di energie rinnovabili.
  • le risorse a nostra disposizione non vengono sfruttate come dovrebbero.

Il patrimonio forestale italiano può essere diviso in cedui, ovvero appezzamenti di bosco che a seguito del taglio (effettuato ad intervalli di 10/20 anni circa) si rigenerano prevalentemente per via vegetativa o agamica (polloni), e fustaia, ovvero boschi che dopo il taglio (effettuato ad intervalli di 40/100 anni circa) si rigenerano per via sessuata o gamica (tramite la nascita di nuove piante). La legna da ardere in Italia viene prodotta principalmente da appezzamenti boschivi cedui (che rappresentano due terzi del patrimonio boschivo totale). Il potenziale economico dell’area boschiva italiana dunque può essere considerato come una risorsa ancora inespressa la quale provvede a soddisfare il fabbisogno nazionale di legna da ardere per meno del 30%, contro il 70% circa di materiale legnoso importato dall’estero. Questo breve articolo si propone come una breve analisi sul perché in Italia si continua a importare una così ingente quantità di legna da ardere nonostante il fatto che abbiamo a disposizione una così ampia area boschiva.

Qualche considerazione preliminare

L’Italia si sta evolvendo, ed al posto di combustibili fossili sempre più italiani scelgono fonti di energia rinnovabile, come le biomasse, per il proprio sostentamento. La legna da ardere è una di queste, ma le alternative non mancano per chi preferisce soluzioni più contemporanee e meno ortodosse come gusci di noce (vedi Gusci di noce: caratteristiche di questa interessante biomassa), buccette di pomodoro ( vedi Buccette di pomodoro: in quali casi e come vengono utilizzate come biocombustibile), noccioli di albicocca (vedi Noccioli di albicocca: tutto quello che c'è da sapere su questo importante biocombustibile), varie tipologie di pellet (vedi Pellet di girasole: guida all'acquisto, Pellet di nocciolino di sansa: guida all'acquisto, Tutto quello che c'è da sapere sul pellet di paglia, Impariamo a conoscere il pellet di sansa e articoli correlati) e così via. L’Italia dunque è un paese sempre più green per quello che riguarda la combustione ed i sistemi di riscaldamento domestico ed industriale, e nonostante i vari trend di mercato la legna da ardere è sempre più consumata nelle case degli italiani con quasi sei milioni di stufe e camini accesi ogni anno con l’arrivo della stagione invernale.

Il bosco: un valore dimenticato

Se l’Italia è così propensa all’utilizzo di soluzioni per il riscaldamento (vedi Guida all'acquisto dello scaldabagno a legna etc.), e per la cottura di pietanze (vedi Stufe a legna con forno: una interessante combinazione etc.) che fanno della legna da ardere il biocombustibile primario (vedi Tutto quello che c’è da sapere sui generatori di aria calda a legna etc.), la domanda da porsi è per quale motivo non vengano utilizzate maggiormente le risorse a disposizione nella nostra penisola, incentivando così oltretutto le economie locali, invece di rivolgersi a mercati esteri per compensare il fabbisogno nazionale. La prima riflessione da sviluppare è necessaria per capire in che modo lo sfruttamento delle zone boschive italiane può contribuire al benessere generale dell’intero ecosistema boschivo. Il bosco infatti è un bene prezioso sotto vari aspetti, come quello paesaggistico (per il turismo), idrogeologico e climatico. Ha questo si aggiunge un bene economico, che è quello preso in considerazione in questa istanza. Quando parliamo di economia e di bosco non vuol dire parlare necessariamente di operazioni di abbattimento e potatura, ma anche di pulizia e salvaguardia. Un bosco curato infatti contribuisce in maniera positiva, incrementando il valore paesaggistico, idrogeologico e climatico. Una corretta pianificazione delle operazioni di pulizia, abbattimento e potatura dunque sono la soluzione più efficace e diretta per salvaguardare i boschi italiani, l’economia del legno e dei suoi derivati. La cosa però non è così semplice. Come già accennato infatti nonostante il fatto che l’Italia presenta un’ingente industria legata a prodotti di origine legnosa, il materiale ricavato dentro i confini nazionali ammonta idealmente a solo un terzo della biomassa potenzialmente ricavabile senza apportare danni all’ecosistema. Il problema dunque è di origine politica e amministrativa, e si riassume in una incorretta e superficiale gestione delle risorse a nostra disposizione  A tal proposito è bene osservare come quasi l’87% della superfice boschiva italiana è sottoposta a vincolo idrogeologico, e di questi solo il 15% circa dispone di una pianificazione dettagliata indirizzata a fini commerciali.

Migliore pianificazione e maggiore sensibilizzazione

In articoli precedenti abbiamo già avuto modo di parlare della legna da ardere e dei problemi legati all’importazione estera (vedi Perché l'Italia importa il pellet e la legna da ardere? e Perché l'Italia importa il pellet e la legna da ardere?). Abbiamo parlato anche della legna da ardere dal punto di vista del consumatore finale, fornendo consigli su varie questioni come la gestione del camino in città (vedi Come gestire il camino in città e Legna per camino: quale è quella più adatta?), l’acquisto del legname (vedi Legna da ardere in bancali: meglio comprarla così o sfusa?, Guida all'acquisto degli attrezzi per il camino, Qual è la migliore legna da ardere? e Legna da ardere prezzi: cosa dobbiamo aspettarci per il 2019/2020) fino a fornire suggerimenti più specifici (vedi Portalegna per camino: cosa offre il mercato, Come spaccare la legna). Quello che è necessario fare adesso è ricordare, ancora una volta, come una corretta gestione dei boschi sia un fattore fondamentale non solo per salvaguardare il nostro ecosistema, ma anche per incoraggiare le economie locali. Il potenziale economico dei boschi italiani infatti risulta ad oggi quasi completamente inespresso con una crescente dipendenza da importazioni estere di origine non sempre tracciabile (quindi potenzialmente illegale). Implementare nuove politiche ambientali e curare l’ecosistema boschivo italiano non vuol dire solo contribuire al benessere generale dell’intera penisola e conservarne il patrimonio nazionale, ma anche salvaguardare i boschi ed ecosistemi esteri che spesso vengono saccheggiati per fornire la legna alle nostre stufe e camini.

Scritto da: Leandro Loriga per Biomassapp.

 
 

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Pubblicato da Antonella Marinelli