Tutto quello che c'è da sapere sulla legna da ardere certificata

 

L’Italia è un avida consumatrice di legna da ardere sebbene la sua principale fonte di approvvigionamento per questo tipo di biocombustibile sia l’estero (vedi Perché in Italia si continua a importare tanta legna da ardere?). Negli ultimi anni si stima infatti che circa il 20% dei consumi energetici totali in Italia deriva da fonti rinnovabili, e di questi il 70% circa da biomassa. L’Italia sta sperimentando dunque un forte incremento nell’utilizzo di biomassa, il quale è favorito sia da una nuova sensibilizzazione ambientale in fatto di ecosostenibilità ma anche da nuove politiche economiche che incoraggiano l’utilizzo di questa tipologia di fonte energetica (vedi Tutte le novità sul conto termico 2020 e Decreto rilancio ed ecobonus fiscale 110% per gli impianti a biomassa: sono ammessi all'incentivo?). Nel panorama delle biomasse italiane e non solo, la legna da ardere rimane di gran lunga la fonte di energia rinnovabile più utilizzata dagli italiani. Come tutte le biomasse però anche la legna da ardere è soggetta a certe restrizioni, e il suo utilizzo dovrebbe limitarsi esclusivamente a legna da ardere certificata. Nonostante questo la legna da ardere certificata sembra non trovare lo spazio che merita e questo per una molteplicità di motivi, tra questi la sua accessibilità e reperibilità grazie al vasto patrimonio forestale, pubblico e privato, presente in Italia. In questo articolo prenderemo in considerazione la legna da ardere certificata e vedremo i motivi principali per cui questo tipo di biocombustibile stenta a guadagnarsi nel mercato odierno il posto che si merita.

 

Legna da ardere non certificata; perché è così diffusa

Nonostante il fatto che la legna da ardere sia il biocombustibile maggiormente utilizzato sul territorio italiano, soprattutto per quello che riguarda sistemi di riscaldamento residenziale, la legna da ardere certificata copre solamente una minia parte del mercato totale per questo tipo di biomassa. Questo è dovuto ad una molteplicità di fattori che possono essere riassunti in reperibilità e risparmio.

Una delle principali ragioni per cui l’utilizzo di legna da ardere non certificata è cosi maggiormente diffuso rispetto a legna a ardere certificata è senza ombra di dubbio la sua reperibilità. Come già accennato infatti questo è dovuto al vasto patrimonio boschivo presente in Italia (solo negli negli ultimi 25 anni si stima che il patrimonio boschivo italiano sia aumentato di circa l’8%, arrivando a coprire il 38% dell’intera superfice nazionale). L’ampia reperibilità della legna da ardere è direttamente correlata al risparmio che ne trae l’utente finale.

 

Questo può essere interpretato in due modi:

  1. Acquisto di legna non certificata da rivenditori non autorizzati.

  2. Autoproduzione della legna da ardere.

Per quanto riguarda il primo punto, ovvero l’acquisto di legna non certificata da rivenditori non autorizzati, è bene tenere a mente che tale pratica comporta rischi sono solo a livello economico, ma anche per quello che riguarda la salute del consumatore, indipendentemente dal fatto che la legna sia poi impiegata per fini di riscaldamento o alimentazione. L’utilizzo di legna da ardere certificata infatti garantisce non solo di pagare il giusto prezzo per il nostro prodotto, si ricorda che la legna appena tagliata contiene circa il 50% di acqua quando il livello di umidità ideale per la combustione deve essere inferiore al 20% (vedi Comprare la legna da ardere e valutarne il peso effettivo, Legna da ardere in bancali: meglio comprarla così o sfusa? e Legna per camino: quale è quella più adatta?), ma anche di avere un prodotto conforme alle norme nazionali e internazionali per la salvaguardia della salute e l’immissione di particolato nell’atmosfera.

A differenza di altri tipo di biomassa, la legna da ardere può essere facilmente autoprodotta, il che la rende un prodotto facilmente impiegabile al contrario ad esempio del pellet, il quale richiede un processo di lavorazione industriale prima di poter essere impiegato come fonte energetica (vedi Pellettizzazione delle Biomasse: tutto quello che c’è da sapere). Ad oggi si stima che meno del 45% degli italiani utilizza legna da ardere certificata, mentre il restante 55% utilizza legna autoprodotta o acquistata da rivenditori non qualificati.

 

I vantaggi della legna da ardere certificata

Acquistare legna da ardere certificata non solo garantisce il giusto prezzo per il prodotto, ma anche di avere a nostra disposizione rivenditori esperti e qualificati nell’indicarci tutta una serie di suggerimenti ed azioni complementari per gli amanti della legna da ardere e di metodi di combustione tradizionali.

Comprare legna da ardere certificata vuol dire acquistare legna con un tasso di umidità inferiore al 20%, il che rende il processo di combustione del nostro apparecchio efficiente e continuo, evitando repentini cambiamenti di temperatura nella camera di combustione, con rischio di guastare il nostro impianto.

La legna da ardere certificata inoltre viene venduta in pezzature e tipologie omogenee, adattabili alla tipologia del nostro impianto, sia questo domestico oppure industriale (vedi Tutto quello che c’è da sapere sui generatori di aria calda a legna).

Oltre a questo la legna da ardere certificata è un prodotto garantito, dalle consistenti emissioni di particolato fine. A tal proposito è bene ricordare che il particolato rilasciato nell’atmosfera, cosi come i rimanenti composti organici sono direttamente relati sia alla qualità del biocombustibile utilizzato che alla qualità dell’impianto di combustione. Non è possibile infatti avere prestazioni ottimali se non effettuiamo operazioni di manutenzione al nostro impianto in maniera costante.

 

Per finire

La legna da ardere è uno di quei prodotti che grazie al patrimonio nazionale e culturale italiano difficilmente perderà il primato di biomassa più utilizzata. Non tutta la legna da ardere però è uguale, e quando ci apprestiamo al suo acquisto è sempre bene rivolgersi a venditori autorizzati per comprare legna da ardere certificata, il che garantisce non solo un prodotto di prima qualità, ma anche di avere legna che proviene da aree destinate a questo scopo per evitare di contribuire al traffico di legna illegale che quotidianamente avviene sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali. Con il propagarsi di soluzioni che prevedano l’utilizzo di legna da ardere anche in contesti urbani è necessario sviluppare una nuova sensibilità verso questo tipo di biocombustibile e l’ambiente che ci circonda, per evitare una commercializzazione e corsa al risparmio che può sicuramente nuocere non solo al patrimonio boschivo italiano ma anche al mercato delle biomasse in generale (per approfondire vedi Tutti gli attrezzi per spaccare la legna, Guida all'acquisto degli attrezzi per il camino, Guida all’acquisto del carrello per legna, Portalegna per camino: cosa offre il mercato, Come spaccare la legna).

 

Scritto da: Leandro Loriga per Biomassapp.

 

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Pubblicato da Antonella Marinelli