Le stufe e i camini possono essere alimentati, in genere, attraverso combustibili liquidi (come il gasolio) o solidi (pellet, legna, cippato ecc). Nel primo caso questi sistemi sono ad alimentazione automatica, poiché la composizione del carburante consente un alloggiamento diretto, regolare e regolarizzato; per i combustibili solidi, invece, il discorso è diverso, in quanto l’erogazione del combustibile avviene manualmente. Ad esempio, nel caso di una stufa a legna, quest'ultima viene aggiunta da parte del possessore dell’impianto, ogni qualvolta il sistema si trova in deficit.

Nelle stufe a legna, inoltre, solamente una piccola parte del combustibile viene effettivamente a contatto con l'aria comburente, e in maniera irregolare: ciò impone l'utilizzo di un eccesso di aria rispetto a quella che sarebbe teoricamente sufficiente, col risultato di ridurre l'efficienza della combustione.

A ciò si aggiunge un ulteriore deficit: la legna che si trova solitamente sul mercato non è un combustibile ideale per stufe di qualità. Per raggiungere ottimi risultati in termini di combustione ed efficienza, occorre infatti una legna con un tasso di umidità non superiore al 15%, il che implica una stagionatura che va dai 18 ai 24 mesi: una caratteristica che, se presente, incide sensibilmente sul prezzo di vendita del legname.

Il combustibile ideale per le stufe consiste quindi in una materia prima dal formato limitato, che rende possibile una facilità di accensione e delle procedure di riscaldamento immediate. Il pellet viene incontro a tutte queste esigenze, essendo in grado di mettere insieme la rapidità e la praticità della segatura e la consistenza della legna, insieme a un prezzo molto basso e il vantaggio di essere ecologico.

Come funziona una stufa a pellet?

La stufa a pellet ha un funzionamento meccanico, che consente di equilibrare la velocità di somministrazione del combustibile sia con l'apporto di aria, sia con l'espulsione dei fumi, sia con l'accensione della fiamma.

Dal serbatoio nel quale è alloggiato il pellet, la coclea (cioè una vite senza fine o "vite di Archimede") preleva il combustibile e lo lascia cadere all'interno del braciere, dosandone la quantità necessaria; qui, l'aria forzata mischia insieme il combustibile con il comburente, così da trasformare il tutto in calore. Nel frattempo, l'aria di convenzione viene forzata dai ventilatori, così da scambiarsi con il calore prodotto dalla combustione. I fumi prodotti sono espulsi mediante un ultimo ventilatore.

Tutto il processo viene monitorato da una centralina elettrica, che valuta il corretto funzionamento di tutti gli elementi.

Dove posizionare una stufa a pellet?

Il fumo prodotto dal pellet viene espulso mediante un tiraggio forzato. Questo potrebbe far pensare basti un piccolo condotto esterno per consentire l’evacuazione dei fumi, ma in realtà questa alternativa è sconsigliabile: i fumi prodotti dalla combustione possono infatti arrivare a temperature altissime, di circa 300°C.

Ciò comporta la necessità di collocare la stufa a pellet in un ambiente che consenta di installare una canna fumaria che possa raggiungere la sommità dell'abitazione. Se ciò non è possibile, si può almeno ovviare con l'installazione di una canna fumaria con un'altezza minima di due metri dal livello del braciere.

Al fine di integrare perfettamente la stufa a pellet all'interno dell'edificio, è necessario poi studiare attentamente altre caratteristiche, come la coibentazione e la realizzazione di una struttura sia esteticamente gradevole che funzionale, così da consentire un'immediata manutenzione. 

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