Scritto da Gianclaudio Iannace
 
Sappiamo che oltre l’80% del pellet consumato in Italia è di importazione e il pellet che si consuma in Italia è tanto: oltre 3,5 milioni di tonnellate che rappresentano il 7% del consumo mondiale leader nel consumo residenziale, lontanissimo dall’UK che rappresenta il 26% del consumo mondiale, poco meno del consumo di Italia, Germania, USA e Danimarca messe insieme! (dati FAO 2016)
In Italia di pellet se ne consuma tanto ma se ne produce poco e non ci sono i segnali di un rafforzamento della capacità produttiva.
Quali sono le ragioni per le quali in Italia si produce poco pellet?
Siamo un Paese dove produciamo tutto, anche in settori maturi, e malgrado la crescita dei consumi sia costante da oltre 10 anni, sono pochi gli imprenditori che hanno deciso di investire in un impianto produttivo.
Qualcosa si è mosso a seguito delle autorizzazioni concesse a centrali a biomasse che godono dell’incentivo per la produzione di energia elettrica (conto energia GSE).
Alcune centrali a biomassa hanno infatti realizzato a fianco all’impianto, uno stabilimento per la produzione di pellet che utilizza l’energia termica prodotta dall’impianto a biomassa (energia che diversamente andrebbe dispersa), nel processo produttivo del pellet conseguendo un notevole risparmio nei costi di produzione.
Queste aziende riescono anche a ottimizzare gli acquisti del legno, dedicando la parte meno nobile del prodotto a combustibile dell’impianto a biomassa e la parte migliore alla produzione di pellet.
legno e pellet
Torniamo al tema: perché in Italia si produce poco pellet?
Ci sono dei motivi che riguardano le difficoltà che un pò tutte le aziende devono affrontare in Italia: il costo del personale, il costo dell'energia, la difficoltà di accedere al credito, considerando che anche un medio impianto per la produzione di pellet richiede investimenti piuttosto impegnativi.
La criticità che però condiziona la nascita di nuove imprese che producano pellet è soprattutto la mancanza di …legno!
Sembra un paradosso in un paese che conta oramai 12 milioni di ettari di superficie boschiva, che mai è stata così ampia e diffusa su tutto il territorio nazionale.
Una svolta potrebbe arrivare con il testo unico forestale (per approfondire, rimandiamo alla normativa "Testo unico forestale") approvato dal precedente Governo nel marzo scorso e che riguarda la armonizzazione di tutta la normativa in materia forestale con attenzione alle normative europee.
Nelle intenzioni del legislatore si tratta di far uscire l’Italia da una visione “monumentale” del bosco e intraprendere un percorso di ottimizzazione del “capitale naturale” attraverso azioni destinate a valorizzare il bosco e conseguentemente il legno.
I boschi italiani sono certamente inutilizzati contribuendo solo allo 0,08% del PIL e conseguentemente anche l’industria del pellet non può che essere marginale.
In effetti se consideriamo l’incremento annuale del capitale boschivo, in Italia se ne utilizza solo il 25% mentre nella UE la media è il 50%.
L’Italia finisce per importare l’80% del legname che viene utilizzato e questo comporta anche un rischio di qualità del legname che arriva nel nostro Paese, che sembra essere per il 20% di origine illegale.
legname
E poi ci sono problemi da non sottovalutare collegati a queste importazioni: il lungo viaggio di queste merci fanno su gomma e la conseguente produzione di CO2 o gli agenti patogeni o gli insetti che possono portare grossi problemi nel nostro ecosistema.
Il testo unico forestale, in coerenza con le norme comunitarie punta ad una gestione forestale sostenibile (GFS) da un lato vuole tutelare le risorse forestali, dall’altro le vuole valorizzare economicamente contrastando lo spopolamento della montagna, favorendo la nascita di nuove aziende, anche quelle del pellet e la crescita di nuova occupazione.
Tutto bene allora?
No, naturalmente.
Se la LIPU, WWF e Legambiente si sono schierate a favore del testo unico forestale, riconoscendone il suo potenziale di tutela dell’ambiente e del paesaggio, altri contestano fortemente la nuova normativa ed in particolare il concetto della gestione attiva del bosco, concetto che viene interpretato come un grimaldello per favorire la distruzione indiscriminata delle risorse forestali.
In particolare si contesta il principio del decadimento della foresta se questa non venga manutenuta dall’uomo in barba a millenni, giustificazione ad un’azione di taglio esteso dei boschi che invece hanno sempre avuto una straordinaria capacità di autorigenerarsi.
bosco
Secondo questa parte la nuova normativa porterà a effetti deleteri sulla biodiversità e sul paesaggio, dando spazio a tagli indiscriminati e speculativi,
Da marzo ad oggi è però successo che il quadro politico è completamente cambiato: cosa faranno i nuovi arrivati? 
Una certa differenza di idee sembra esserci tra Lega e 5stelle.
Staremo a vedere: intanto anche per quest’anno importeremo pellet e legno per il prossimo inverno.

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Pubblicato da Debora De Carlo