E' giusto utilizzare prodotti destinabili alla alimentazione per produrre biocombustibili?
 
 
Il pellet è considerato un valido biocombustibile in sostituzione del metano e del Gpl per costo e resa calorifica, una scelta green che tutela la salute e rispetta l’ambiente. Abbiamo spesso parlato dell’origine legnosa di questo prodotto e di come interpretare le sue certificazioni, in questo articolo tratteremo un’altra biomassa dalla quale ricavare del pellet di ottima qualità: il mais. Questa tipologia rientra nella categoria di “agripellet”, ottenuta da sottoprodotti di provenienza agricola e agroindustriale (puri o miscelati), ed è proprio questa origine che fa insorgere la domanda di natura etica alla base della produzione del pellet di mais: è giusto utilizzare un prodotto destinato alla alimentazione umana e animale per la produzione di combustibile?

 

Le caratteristiche del pellet di mais

 

 

Per tentare di dare una risposta a questo quesito, cerchiamo di capire in cosa consiste il pellet di mais e quali sono le similitudinie le differenze con quello tradizionale di origine legnosa. Le dimensioni dei chicchi di granturco sono sempre molto simili tra loro e questa omogeneità del prodotto facilita le lavorazioni utili ad ottenere un pellet lavorandolo in modo molto simile a quello che si sarebbe con il legno. Dopo l’elaborazione, si applica anche per il pellet di mais lo stesso metodo di conservazione in un luogo secco e asciutto. Le differenze tra i due biocombustibili sono riscontrabili nel potere calorifico: con 6.000 Kwh/kg e umidità intorno al 15%, il pellet di mais supera il tradizionale di legno di circa il 30% e la legna da ardere del 50%. Per quanto riguardale analisi delle emissioni, si evince che il pellet di mais è migliore rispetto al tradizionale: la sua combustione potrebbe ridurre l'impatto ambientale poiché non comporta aumento dell'emissione di anidride carbonica. E’ inoltre moltovantaggioso anche per il prezzo, generalmente inferiore rispetto al pellet di origine legnosa.

 

 
 
 
 
Vantaggi e svantaggi nell'utilizzo del pellet di mais
 
 

Il pellet di mais è un ottimo biocarburante ma presenta anche degli svantaggi legati alla disponibilità di materia prima in quanto le colture di granturco, a differenza del legno, sono più soggette a fattori esterni (domanda di mercato settore alimentare, tempo atmosferico ecc.), e alle repentine oscillazioni di valore dettate dall’andamento del mercato (a differenza della valutazione ciclica e stagionale del legno). Per porre rimedio a queste varabili, sono in molti a richiedere gli acquisti pre-stagionali che permettono di fare scorta e risparmiare. Nonostante la previdenza degli acquirenti, questi due fattori incidono sulle vendite del pellet di mais che riconducono, indirettamente, anche all’utilizzo etico della materia prima rischiando di frenare il suo mercato. Resta aperta la discussione, che spesso sfocia in polemica, della sottrazione del granturco all’alimentazione umana e al mondo animale. Il granturco è un prodotto alla base della dieta dell’uomo e viene molto utilizzato da numerose aziende agroalimentari per il mangime degli allevamenti. Per molti l’utilizzo del mais come biomassa viene considerato uno “spreco” che svilisce la risorsa alimentare, considerata prioritaria. La soluzione ipoteticamente auspicabile è la selezione dei prodotti di “scarto”, ossia quelli non utilizzabili per l’alimentazione dell’uomo. Gli esperti del settore lo definiscono “scarto food”, cioè la parte del raccolto minimamente intaccata da muffe o altri batteri.

 
Oltre le diverse scuole di pensiero e all’aspetto etico, il pellet di mais presenta anche degli svantaggi oggettivi? Rispetto al tradizionale, questo biocombustibile restituisce una percentuale di ceneri maggiore e tende a produrre il clinker, ovvero delle formazioni spugnose molto simili a dei conglomerati sabbiosi che si accumulano nell’impianto. La combustione del mais è dunque più sporca rispetto a quella del pellet di legno, ostruisce maggiormente la stufa o la caldaia e al lungo andare richiede una maggiore manutenzione. Per mediare a questo inconveniente, il suggerimento è quello di miscelare il pellet di mais con biomasse legnose, in percentuali variabili dal 40% al 60%.
 
 
In quali impianti si può usare il pellet di mais 
 
 
Ma quali impianti sono idonei alla combustione del pellet di mais? Presenti da qualche anno sul mercato, sono le stufe a mais. Si tratta di sistemi ecocompatibili dall’altissima resa termica (sino all’80%) che permettono di sfruttare al massimo il calore che si sviluppa durante la combustione. Facciamo un esempio: una stufa a mais di 13kw può arrivare a scaldare un appartamento di circa 100 m² di superficie. Un’ottima resa che giustifica il costo più impegnativo di una tradizionale stufa a pellet: si parte da 1.500 Euro a salire. L’alternativa è un impianto policombustibile in grado di bruciare sia pellet legnoso che di mais, per evitaredi doversi vincolare ad un’unica tipologia di biocombustibile. Questa è attualmente la scelta preferita dei consumatori che utilizzano il pellet di mais per scaldare le loro abitazioni.  Se poi volete sapere quale è la nostra opinione, non ci piace l’idea di bruciare un prodotto destinato all’alimentazione, specie considerando che non mancano altri biocombustibili alternativi.
 
 
Scritto da: Elena Bittante per Biomassapp.

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Pubblicato da Antonella Marinelli