La diffusione degli impianti policombustibile porta i proprietari alla ricerca di biocombustibili che rendano la gestione delle macchine sempre più economica.
In questo articolo non tratteremo degli impianti e di quali siano i più adatti all’utilizzo flessibile delle diverse biomasse, ma vogliamo solo valutare i tre biocombustibili (pellet di legno, cippato di legno e nocciolino di sansa), per le loro caratteristiche positive e per le eventuali problematiche legate al loro utilizzo.
 
Iniziamo dalla biomassa energetica più conosciuta e diffusa, dopo la legna da ardere naturalmente, ovvero il pellet di legno.
Del pellet di legno abbiamo diffusamente parlato in diversi articoli del nostro blog.
È un prodotto industriale, da tempo anche certificato (le due più diffuse certificazioni sono la ENplus e la DinPlus) e questo rappresenta un elemento di garanzia per il consumatore, in quanto la certezza di alcuni parametri (potere calorifico, umidità, ceneri residue, durabilità, ecc.) consente di tarare l’impianto in modo ottimale potendo contare su un prodotto stabile.
Tra i vantaggi anche quello di un peso specifico abbastanza elevato, così che il prodotto risulta facilmente stoccabile, anche se con la cautela di tenerlo lontano da fonti di umidità.
Per quanto riguarda il costo, è sicuramente il più costoso dei tre presi in considerazione, questo anche perché l’IVA applicata è del 22% a differenza degli altri due prodotti che hanno IVA ridotta al 10%.
Uno dei motivi del grande successo del pellet è la relativa stabilità di prezzi che si è riscontrata da almeno 10 anni.
Sembra però che il trend al rialzo dei prezzi, avvertito nel corso di questo inverno, sarà confermato anche per la prossima stagione e questo potrebbe orientare i proprietari di impianti policombustibile, verso l’utilizzo di biomasse alternative al pellet.
 
Il cippato di legno è certamente il prodotto più economico tra i tre e il suo utilizzo si sta velocemente diffondendo.
Si tratta di legno ridotto a scaglie, un prodotto non particolarmente elaborato e che proprio per la sua “artigianalità”, può avere una serie di problematiche:
  • pezzatura non sempre regolare;
  • umidità variabile;
  • tipologia di legno variabile e comportamento in combustione non sempre prevedibile;
  • residuo di ceneri alto, specie se in presenza di corteccia.
Il cippato ha un buon potere calorifico, specie quando l’umidità del prodotto si mantiene al di sotto del 25% e ha un basso costo (60/80 euro a tonnellata)
Vista la rapida diffusione del cippato di legno, AIEL si è fatta interprete con la certificazione per legna da ardere e cippato di legno, denominata BiomassPlus, definendo alcuni parametri qualitativi (per approfondire, rimandiamo al nostro precedente articolo "Classi di qualità e pezzature del cippato di legno: quali sono gli standard?") 
Per quanto riguarda il cippato di legno questa la tabella riassuntiva dei parametri:
 

​Caratteristiche qualitative del cippato distinte per classi di qualità - Norma ISO 17225-4

Classe di qualità Unità di misura A1+ A1 A2 B1

Origine e provenienza ISO 17225-1

  Alberi interi senza radici, tronchi, residui delle utilizzazioni forestali, residui di legno non trattato chimicamente

Legno di foresta, di piantagione, e altro legno vergine; residui di legno non trattato chimicamente

Pezzatura (P)   Vedi tabella successiva
Contenuto idrico (M) % sul peso tal quale <10 <25 <35 Deve essere dichiarato il valore massimo
Ceneri (A) % sul peso secco <1,0 <1,0 <1,5 <3,0
Potere calorifico netto (Q) kWh/kg 4,5 Specificare
Densità apparente (BD) kg/m³ tal quale >150 >150 >150 Specificare
Elementi chimici   Non prevista Non prevista Non prevista

Analisi chimica secondo norma ISO 17225-4

* Fonte AIEL
 
Le classi di qualità su descritte prevedono anche la classificazione delle varie tipologie di cippato in base alla loro pezzatura. Riportiamo di seguito una tabella (fonte AIEL) con i valori dettagliati:
 
Classificazione della pezzatura delle diverse tipologie di cippato
 
Classe Minimo 60% in peso della frazione principale (MM) % in peso della frazione fine (<3,15 mm) % in peso della frazione grossolana (mm) Lunghezza di tutte le particelle (MM) Sezione massima delle particelle sovra-misura (cm²)
A1+ cippatino 3,15 ≤ P ≤ 16 ≤ 1% ≤ 5% > 16 ≤ 31,5 -
P16S 3,15 ≤ P ≤ 16 ≤ 15% ≤ 6% > 31,5 ≤ 45 < 2
P16S (A1+) 3,15 ≤ P ≤ 16 ≤ 6% ≤ 3% > 31,5 ≤ 45 < 2
P31,5S 3,15 ≤ P ≤ 31,5 ≤ 10% ≤ 6% > 45 ≤ 150 < 4
P31,5S (A1+) 3,15 ≤ P ≤ 31,5 ≤ 5% ≤ 3% > 45 ≤ 63 < 4
P45S 3,15 ≤ P ≤ 45 ≤ 10% ≤ 10% > 63 ≤ 200 < 6
P45S (A1+) 3,15 ≤ P ≤ 45 ≤ 5% ≤ 5% >63 ≤ 63 < 6
* Fonte AIEL
 
A questa certificazione hanno già aderito molte aziende e c’è da sperare che la certificazione BiomassPlus possa trovare sempre più larga utilizzazione, a maggiore tutela del consumatore.
Aderire a degli standard qualitativi così stringenti, porterà inevitabilmente ad un aumento dei prezzi, ma è anche vero che, a fronte di un prezzo più alto, il cippato di legno risulterà certamente di migliore qualità e conseguentemente, migliore sarà anche il suo potere calorifico.
L’Italia, che non riesce a diventare uno dei grandi players mondiali nella produzione di pellet di legno per i motivi che abbiamo già affrontato, potrebbe invece contare su una straordinaria capacità produttiva di cippato di legno.
Il nostro Paese ha visto infatti raddoppiare negli ultimi 50 anni la sua superficie boschiva, un patrimonio non solo ampiamente inutilizzato a causa di normative tutte orientate alla intangibilità dei boschi e purtroppo dove non c’è interesse economico, c’è solo degrado e incuria.
La non gestione dei boschi sta procurando enormi danni all'economia e, paradossalmente, all’ambiente.
Sono danni per la mancata creazione di ricchezza, di posti di lavoro e piu’ in generale di mancate opportunità economiche che caratterizzano un'attività della gestione boschiva tra le piu’ arretrate d’Europa.
I boschi abbandonati finiscono per inselvatichirsi, per essere vittime di elementi patogeni, per soffrire i danni incalcolabili di incendi devastanti.
Dobbiamo solo sperare che il sempre piu’ diffuso utilizzo delle biomasse legnose diventi un vettore per un rinnovamento che porti ad una gestione razionale e industriale del nostro patrimonio boschivo, con la creazione di nuove imprese e di posti lavoro come succede ad esempio in Austria.
 
Ultima ma non ultimo, il nocciolino di olive.
Ne abbiamo parlato diverse volte, distinguendo tra quello di sansa vergine e quello di sansa disoleata o parlando delle sue caratteristiche.
In Italia l’utilizzo del nocciolino ha avuto nel passato una forte caratterizzazione geografica (centro-sud Italia) e solo da qualche anno, con le massicce importazioni da Spagna e Tunisia, il suo utilizzo si sta allargando in tutto il Paese.
È un prodotto con un ottimo potere calorifico, basse ceneri residue, molto stabile e pratico nell’utilizzo.
Ha un prezzo che varia tra i 17 e i 22 euro a quintale.
Nasce come prodotto stagionale, ma oramai è disponibile un po’ sempre durante l’anno.
Ha un'umidità che varia tra il 12% e il 18% e pertanto ottime performance.
 
Quale preferire tra pellet di legno, cippato di legno e nocciolino di olive?
Sono tutti e tre ottime biomasse energetiche, ma la nostra preferenza va per il pellet di legno e il nocciolino di olive, anche se il cippato di legno, quando ci si trovi vicino ad un produttore, è certamente, dal punto di vista economico, il prodotto più competitivo. 
 

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Scritto da Maddalena Sofia