Scritto da Gianclaudio Iannace
 

conifera

I produttori di pellet utilizzano, per le loro produzioni, legno proveniente da latifoglie (faggio, castagno, quercia, ecc.) o legno di conifere.
Abbiamo già trattato il tema del tipo di legno e delle sue caratteristiche nell'articolo "Come scegliere il pellet in base all'essenza del legno. Faggio o abete?".
Vogliamo cercare, in questo articolo, di fare chiarezza sul cosiddetto pellet di conifera per capire, all'interno di questa definizione, quali tipologie di pellet rientrano e quali sono le differenze: per essere più chiari, pellet di conifera racchiude in sè pellet di pino e pellet di abete e qui vogliamo capire in che cosa differiscono e le caratteristiche prestazionali dei due pellet.
"Conifera" è il termine che identifica le piante della famiglia delle "Pinophyta", una divisione contenente 8 famiglie, 70 generi e 650 specie.
È una famiglia presente sulla Terra da almeno 300 milioni di anni ed oggi la troviamo in ogni punto del Pianeta. Sono piante con dimensioni da 1 metro a 100 metri di altezza.
Per tutti questi motivi rivestono una grande importanza economica per la lavorazione del legno strutturale, per la produzione di carta e per l'utilizzo quale combustibile, anche sottoforma di pellet.
Ma perché le chiamano conifere? "Conifera" significa "portatrice di coni" (quelle che chiamiamo "pigne" e che vengono definite scientificamente "strobili"). Conifere sono quelle che noi chiamiamo pini e abeti. Proviamo allora a distinguere tra pino e abete.
Anzitutto l'abete, del quale ne esistono due tipi:

abete

  • l'abies di forma conica, con rami disposti in verticilli regolarmente distanziati, aghi spessi, flessibili, a forma di spazzola. Le pigne sono di forma allungata con coni eretti;
  • il picea: sono alberi ampiamente conici, con grande tronco diritto e, negli esemplari giovani, fogliame molto denso. I rami risultano orizzontali con rametti pendenti. Gli aghi sono portati su sporgenze (pulvini), che persistono anche dopo la caduta delle foglie che hanno punta aguzza e sezione quadrangolare. Le pigne risultano ascellari e ascendenti con squame irregorarmente arrotondate. Ne esistono molte qualità, quella più conosciuta è il cosiddetto al
  • bero di Natale.
E poi il genere pinus (pino).
È il genere più numeroso.
Si distinguono dagli altri membri della famiglia per gli aghi, riuniti in fascetti e provvisti, alla base, di una guaina di piccole foglie squamose.
Gli aghi sono raccolti in mazzette da 5 aghi con lunghezze variabili, secondo la specie, da 5 cm a più di 10 cm.
In genere hanno chioma conica da giovani, disordinata o globosa da vecchi oppure ombrelliforme. Le pigne, nel pinus pinea, sono pendule, tondeggianti, misurano più di 12 cm e rimangono chiuse per tre anni. 
I semi (pinoli) sono racchiusi in un involucro legnoso.

pino

Augurandomi, anche attraverso le foto pubblicate, di aver chiarito le caratteristiche di abete e pino, proviamo a capire se ci sono e quali sono le differenze tra pellet di abete e pellet di pino.
 
Eventuali differenze tra pellet di pino e pellet di abete possono essere legate al diverso potere calorifico dei due legni.
Se rilevato con umidità residua al 12%, il potere calorifico espresso in kcal/kg è quello in tabella:
 
 
Essenza Potere Calorifico kcal/kg
Abete bianco 4650
Abete rosso 4857
Pino marittimo 4952
 
 
Il pellet viene prodotto da segatura o da cippato di legno che viene ridotto in polvere e lavorato.

pellet di abete

Il diverso potere calorifico dell'essenza utilizzata può certamente influenzare il pellet prodotto, a vantaggio evidentemente, del pellet prodotto dal pino.
Ma, più di questo che pesa nella migliore delle ipotesi in 5-6% di maggiore potere calorifico, quello che conta davvero è il processo produttivo del pellet.
È importante che venga utilizzato solo legno e non corteccia e che non risultino presenti additivi chimici, ma solo eventuali prodotti consentiti dalla legge (ad esempio,  amido vegetale).
Per la qualità del pellet è importante il grado di umidità del prodotto, sia in fase di lavorazione che quella finale.
E poi conta molto in che modo è regolato l'impianto dell'utilizzatore.
Se il tecnico ha tarato il vostro impianto per un certo tipo di pellet, non è detto che il macchinario risulti efficiente con un altro tipo di prodotto, pur se certificato.
Pertanto la tifoseria tra fautori del pellet di abete e quelli che preferiscono il pellet di pino sembra più caratterizzata da esperienze sulle quali potrebbero aver influito tante variabili difficili da determinare, più che sulle oggettive caratteristiche della materia prima: vale la pena circoscrivere tutto nella grande famiglia del pellet di conifera e chiuderla lì!

 

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Pubblicato da Maddalena Sofia