Quando la confusione è grande, un’immagine vale più di tante parole.

nocciolino di sansa

Il primo è più chiaro e presenta una granatura leggermente più grande; per essere di buona qualità, tutte e due i nocciolini devono essere privi di polvere e il nocciolino di sansa disoleata non deve presentare tracce di sansa esausta (ovvero residui di polpa, buccette, ecc.), con la quale talvolta è miscelata per contenerne il prezzo (miscela naturalmente lecita, basta che la cosa venga dichiarata dal produttore). Abbiamo fotografato insieme il nocciolino di sansa vergine (anche detto nocciolino bianco, a sinistra) e il nocciolino di sansa disoleata (anche detto nocciolino di sansa esausta, a destra) per raccontarvi con un'immagine la differenza.

Il nocciolino di sansa vergine risulta più accattivante nella percezione del consumatore, che associa, al colore più chiaro, una sensazione di maggiore pulizia e purezza, un'idea di prodotto maggiormente eco.
 
Ma per quali caratteristiche differiscono i due prodotti e quale dei due è da preferire?
Cominciamo con il dire che pochi conoscono le vere differenze tra i prodotti e che i più finiscono con il pensare che siano due prodotti differenti solo per colore e granatura, ma non è così. Le differenze ci sono e sono tutte nel processo produttivo.
 
nocciolino di sansa vergine
 
Nocciolino di sansa vergine e nocciolino di sansa disoleata sono tutti e due derivati dalle olive e in particolare dal nocciolo, ma mentre il nocciolino di sansa vergine deriva dal processo produttivo del frantoio, il nocciolino di sansa disoleata viene prodotto a seguito della lavorazione delle sanse nel sansificio.
Nel primo caso le olive vengono lavorate esclusivamente meccanimaente in frantoio, dove da una parte si ottiene olio e dall’altra acqua di vegetazione e sansa vergine.
La sansa vergine può essere lavorata con un processo esclusivamente meccanico attraverso il separatore (sostanzialmente una centrifuga) e si ottiene così, da tutta la sansa lavorata, un 15% di nocciolino di sansa vergine, con un contenuto di umidità intorno al 20%. Il prodotto dovrà essere quindi lasciato ad asciugare per abbassare il tenore di umidità almeno al 12%, soglia sotto la quale il nocciolino di sansa vergine diventa un ottimo biocombustibile.
Il nocciolino di sansa vergine ha ancora un residuo oleoso che lo rende un ottimo combustibile:
  • ecologico in quanto non derivato da un processo chimico;
  • ha una ridotta produzione di fumi e cenere, e assicura anche per questo una più lunga vita delle caldaie ed una minore manutenzione delle stesse;
  • non emette odori sgradevoli
Con un potere calorifico assimilabile a quello del pellet, può garantire, rispetto a questo combustibile, un risparmio anche superiore al 40%. Il prezzo a tonnellata è di circa 220 euro, ai quali vanno eventualmente aggiunte le spese di consegna presso il domicilio del consumatore.
Il prezzo è da considerare per prodotto confezionato in sacche da 15/20/25 kg sulle quali dovrebbe comparire un richiamo alla normativa del tipo: “Il combustibile è ottenuto dalla lavorazione meccanica delle olive ed è utilizzabile ai sensi dell’articolo 293 del D. lgs del 3 aprile 2006 n° 152 negli impianti termici in quanto risulta incluso tra le biomasse combustibili indicate nell’allegato X, parte II, sezione 4, paragrafo 1, lettera e)”. Per approfondire, vi invitiamo a consultare il testo del D.lgs 152/2006.

sansa di olive

Il nocciolino di sansa disoleata deriva invece da un processo un po' più articolato (per approfondire ulteriormente l'argomento, rimandiamo al nostro precedente articolo "Dalla sansa vergine al nocciolino di sansa disoleata").
La sansa vergine viene sottoposta nel sansificio ad alcuni processi chimici anche con l’aggiunta di esano. Attraverso alte temperature, si estrae il cosiddetto olio di sansa (obiettivo principale dei sansifici).  Alla fine del processo si ottiene un sottoprodotto chiamato genericamente sansa esausta (disoleata) composto da nocciolino, buccette ed eventuali altri residui. La sansa esausta è già di per sé un buon combustibile idoneo per grandi impianti di combustione, dotati di sistemi di rimozione della cenere e di abbattimento fumi, mentre in piccole caldaie domestiche pone problemi di accensione, emissione di cattivi odori, sporcamento degli scambiatori e della canna fumaria. Analoghi problemi si riscontrano anche nel pellet di sansa. 
Per evitare questo problemi, la sansa esausta viene sottoposta ad un processo di lavorazione aggiuntivo in quanto gli viene tolta la parte polverosa (polpa e altri residui) lasciando soltanto il nocciolo, per garantire un prodotto più pulito e consentire di sfruttare tutto il suo potere calorifico. Questa lavorazione viene inoltre ulteriormente raffinata attraverso il lavaggio e la depolverazione: si ottiene così il nocciolino di sansa esausta che risulta, a parità di umidità, un po' meno performante in termini di potere calorifico rispetto al nocciolino di sansa vergine, ma meno fastidioso nell’odore e nelle emissioni rispetto alla sansa esausta.
Il prezzo di questo prodotto può essere inferiore di un 10-15% rispetto al nocciolino di sansa vergine, anche in questo caso confezionato in comode sacchette da 15/20 o 25 kg.

frantoio

La sansa disoleata è inserita tra i combustibili utilizzati negli impianti disciplinati dal titolo I e II della parte quinta del D.lgs. 152/2006, in particolare nella parte II, sezione 4, vengono dettate le caratteristiche delle biomasse combustibili e le relative condizioni di utilizzo. 
In particolare al punto f) vengono riportate, anche in tabelle, le caratteristiche del prodotto.
Considerando che il nocciolino di sansa disoleata è un di cui della sansa esausta, le stesse caratteristiche devono essere assunte anche per questo prodotto e pertanto le sacchette dovranno riportare il richiamo alla normativa e i termini previsti nella tabella di cui al punto f).
Per concludere: due ottimi biocombustibili con ottime prestazioni e basso costo: se dovessimo scegliere, è da preferire il nocciolino di sansa vergine.
 

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Scritto da Maddalena Sofia