pellet italiano

Quando si parla del mercato del pellet in Italia, bisogna considerare che il nostro Paese è il primo consumatore europeo (con circa 3,5 milioni di tonnellate all'anno) di questo combustibile, che rientra nella più ampia categorie delle biomasse energetiche. Per una serie di motivazioni che cercheremo di approfondire, la produzione italiana di pellet non riesce a soddisfare la domanda interna e circa il 70% del pellet consumato è di importazione.
 
Ma allora da dove viene il pellet che acquistiamo? E quali sono gli standard qualitativi e i prezzi del pellet che viene dall'Estero?
L'Italia importa questo combustibile soprattutto da Austria, Germania e Paesi dell'Est Europa (Russia compresa), ma stanno crescendo anche le importazioni da USA e Canada. I Paesi produttori più competitivi sono quelli che dispongono di grandi estensioni di terreni boschivi, ma soprattutto di una gestione "industriale" delle risorse boschive. In Italia attualmente le aziende più rilevanti sono posizionate nel nord-est e nel centro del Paese. Negli ultimi dieci anni, a fronte di un'impennata della domanda di questo combustibile, l'offerta è stata a volte improvvisata e di qualità disomogenea.
 

Il pellet italiano

I motivi principali per cui la produzione interna non decolla sono due: 
  • il costo elevato dell'energia in Italia: la produzione di pellet è un processo energivoro, che richiede circa 1MWh di energia termica e 200 kWh di energia elettrica per una tonnellata di prodotto finito;
  • il costo elevato della materia prima nel nostro Paese. Da una parte, infatti, le segherie tendono a valorizzare gli scarti per recuperare redditività poichè il loro core business è in evidente difficoltà. Dall'altra, le caratteristiche orografiche dei terreni italiani e il costo del personale rendono poco competitivi i fornitori italiani di legno.
Che sia pellet italiano o proveniente dall'estero, la qualità del prodotto va determinata in base alle caratteristiche, non alla sua provenienza. Talvolta, infatti, la materia prima utilizzata per realizzare il pellet arriva anche da un Paese diverso da quello in cui avviene la produzione del pellet stesso. E’ dunque molto importante fare attenzione alle caratteristiche del prodotto che sono riportate nella confezione, senza soffermarsi solo sul Paese di produzione.  
I fattori da cui dipende la qualità del pellet sono: potere calorifico, residuo di ceneri, composizione, tipo di legno utilizzato, lavorazione.
La chiave per capirne la qualità sta in due valori; il più importante è il potere calorifico, ossia l'energia termica che una data quantità di quel particolare pellet riesce a dare; il valore può andare da 4,5 a 5,5 kWh/kg e ovviamente più alto è meglio è. Il secondo indicatore è invece il residuo di cenere, correlato al potere calorifico e che determina anche quanto il pellet in questione sporcherà la stufa; deve essere inferiore all'1%.
La qualità del pellet dipende anche da come è lavorato e dal tipo di legno da cui è ricavato. Il migliore è il faggio, segue l'abete, che però, come le altre piante resinose, sporca un po' di più la stufa; infine ci sono le diverse qualità di latifoglie e il misto. Valori buoni di potere calorifico o di residuo indicati sull'etichetta non sono però una garanzia assoluta di qualità. L'unico modo per essere certi della qualità pellet che si compra è quello di scegliere prodotti che si sottopongono a certificazioni volontarie riconosciute.
 

Le certificazioni del pellet

A livello italiano esiste l'attestazione Pellet Gold: i produttori che aderiscono a questo standard accettano che il loro pellet sia sottoposto a controlli casuali e periodici. Le analisi verificano la composizione chimica, escludendo ad esempio la presenza di vernici e formaldeide, che potrebbe essere presente qualora il pellet fosse derivato da scarti di legno già lavorato, misurano il potere calorifico, il residuo di ceneri, controllano caratteristiche fisiche come la durevolezza, ossia il fatto che non si sbricioli ed effettuano altri test, come quello sulla radioattività.
Corrispondente al marchio Pellet Gold per l'Italia c'è l'attestazione Din Plus per il pellet tedesco e quella ÖNORM per l'austriaco. Esiste poi una certificazione unica a livello europeo, la EN Plus; dal 1 maggio 2015, essa fa riferimento alla norma ISO 17225-2:2014 che controlla tutte le caratteristiche chimico-fisiche del pellet e rappresenta il punto di riferimento del mercato del pellet di elevata qualità.
La certificazione EN Plus divide i prodotti in tre categorie: A1, il pellet più pregiato con un residuo di ceneri non superiore allo 0,7%; A2, con un residuo di ceneri non superiore all'1,2%; B, il pellet più adatto ad essere bruciato per usi industriali, con un residuo di ceneri non superiore al 2%. Il marchio permette di identificare subito e facilmente la qualità del prodotto, assicurando maggiore trasparenza e tutela.

 

Il pellet di importazione

pellet canadese

Tra i pellet migliori in commercio c'è quello canadese; il Canada da molti anni è produttore di eccellenza ed è in grado di far arrivare in tutta Europa, ed anche in Italia, il pellet con una filiera controllata e di qualità dalla produzione fino al consumatore. Generalmente il miglior pellet canadese proviene da materia prima fornita dagli abeti rossi della zona orientale; lavorato e stoccato arriva in Europa su navi con cisterne a umidità controllata, proprio per mantenere le specifiche del pellet inalterate rispetto a quelle dichiarate sulle certificazioni che accompagnano il prodotto sia in sacchi, sia in bancali, sia sfuso.
Nell'acquisto del combustibile è importante sempre verificare quindi le informazioni contenute sull'etichetta; si sono infatti verificati casi di contraffazione del marchio EN Plus per materiale proveniente dall'Est Europa e dalla Russia. Il pellet importato dall'Est Europa e dalla Russia sfugge talvolta ai controlli qualitativi più rigidi delle certificazioni EN Plus, ma è anche vero che il più basso costo della manodopera e delle materie prime per la produzione di pellet creano un vantaggio competitivo sul prezzo che rappresenta un'attrazione per i consumatori.
 

Che pellet scegliere?

Ma quanto costa il pellet al consumatore che voglia acquistarlo per riscaldare la propria abitazione?
Il prezzo del pellet è fortemente ciclico e stagionale: il periodo migliore per comprarlo è quello estivo, mentre nei mesi di maggior consumo (da ottobre a gennaio) il prezzo tende ovviamente a crescere. 
Il prezzo del pellet varia anche in funzione delle condizioni meteorologiche: se l'inverno è meno rigido, c'è una maggiore offerta sul mercato e il prezzo di conseguenza si abbassa. Inoltre, è da considerare il fatto che con la legge di stabilità 2015 è aumentata l'IVA dal 10% al 22%.
Un buon metodo per risparmiare è ordinare grandi quantità direttamente dai produttori: si sta molto diffondendo l'abitudine di creare gruppi di acquisto per il pellet, mettersi d'accordo con i vicini, p e amici che hanno stufe a pellet a casa o cercate su internet i gas già attivi nella vostra città o online.
 

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Scritto da Maddalena Sofia