Usare le energie rinnovabili per tagliare i costi del riscaldamento lo sappiamo, è possibile. Il riscaldamento a biomassa, infatti, consiste nell’utilizzo di fonti legnose al posto, ad esempio, di gas e gasolio. Anche se generalmente sentiamo parlare in prevalenza di “pellet”, una nota di merito va sicuramente alle “caldaie a cippato”.

Le caldaie a cippato vengono utilizzate per riscaldare edifici di medie-grandi dimensioni quali condomini o alberghi. Sfatiamo quindi il mito del riscaldamento a biomassa adatto solo a ville o ad abitazioni mono e bifamiliari.

Il legno cippato brucia senza andare ad incidere sulle emissioni di CO2, inoltre questo combustibile è molto più conveniente rispetto alle altre materie prime perché deriva dal legname di scarto dei boschi che viene fatto esiccare all’aria per un anno circa, poi viene sminuzzato in trucioli adatti al riscaldamento.

Con le caldaie a cippato comfort e calore saranno complementari: stufe e caldaie innovative, con ottimi rendimenti e basse spese, spesso made in Italy!

Ma da dove arriva il cippato?

L’Italia è tra i più grandi consumatori di biomasse, ma pur avendo il nostro paese un patrimonio boschivo raddoppiato negli ultimi 40 anni, dipendiamo in gran parte dalle importazioni.

Questo è un grande controsenso, quasi un paradosso, soprattutto considerando che il 37% del territorio italiano è boschivo, ma si spiega con il fatto che preleviamo solo il 24% degli accrescimenti, cioè di quello che potremmo potenzialmente prelevare.

Importiamo moltissimo dall’Austria ad esempio, che, per fare un esempio, preleva dal proprio territorio il 70% degli accrescimenti boschivi.

 

Questo dato indica che in Italia i nostri boschi sono abbandonati, sono poco curati e ancor meno sfruttati per produrre energie rinnovabili.

 

I nostri boschi, inoltre, sono per il 60% di proprietà di privati che, in moltissimi casi, non se ne curano, non se ne occupano e non utilizzano le risorse a loro disposizione, creando abbandono e impoverimento del suolo.

Qual è il ruolo delle aziende italiane?

Sono numerose le aziende italiane ed europee con ottimi standard produttivi e qualitativi. Per questo la competizione è molto alta. Possiamo fare una distinzione: mentre per quanto riguarda le caldaie le imprese del Nord Europa hanno una tradizione più forte e quindi una presenza molto più qualificata e esperta delle aziende italiane, per quanto riguarda le stufe il panorama è presidiato prevalentemente dai produttori italiani, che hanno saputo conquistare una buona porzione di mercato sia italiano che nazionale e internazionale.

Quali sono i paesi a cui fare riferimento?

E’ importante sottolineare un altro paradosso: mentre i Paesi in via di sviluppo, nel complesso, ricavano mediamente il 38% della propria energia dalle biomasse, nei Paesi industrializzati le biomasse contribuiscono appena per il 3% agli usi energetici primari.

I picchi si registrano solo nel nord Europa: 18% in Finlandia, 17% in Svezia, 13% in Austria.

Quindi non solo per le caldaie a cippato, ma in generale per lo sfruttamento conscio e massiccio delle biomasse, i nostri modelli devono essere i Paesi del nord Europa.

Il particolare, ad esempio, sappiamo che la Svezia e l’Austria contano su una tradizione molto forte di utilizzo di legna da ardere e hanno continuano negli anni ad incrementare tale impiego sia per riscaldamento che per teleriscaldamento.

Ma ci sono incentivi per scegliere le biomasse?

Sì, gli incentivi per le biomasse in questo periodo sono diverse: Conto Termico, detrazioni fiscali del 65% per l’efficienza energetica e detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edilizie.Tutti questi incentivi, però, hanno come sempre pro e contro. Il Conto Termico è lo strumento ideale per la politica di sostituzione degli apparecchi vecchi o obsoleti. Partito in sordina, è rimasto poco conosciuto dal grande pubblico, vittima di un piano di comunicazione mal concepito e di un accesso poco pratico. Bisognerebbe studiare un nuovo piano di informazione per accrescere la conoscenza del pubblico e di conseguenza l’adesione.

Per quel che riguarda le detrazioni fiscali per la riqualificazioni energetiche del 65%, si tratta di uno strumento di fatto quasi precluso per il riscaldamento a legna e a pellet: per accedervi bisogna sostituire anche gli infissi montando quelli con i migliori valori di trasmittanza.

Invece, le detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edilizie sono di accesso molto più semplificato, ma non pongono nessun requisito qualitativo, penalizzando così le tecnologie più efficienti e l’innovazione.

 

Ma per il privato, ci sono reali possibilità di accesso al mondo delle biomasse?

Se hai a disposizione un buon terreno, ricco di legname, o pratichi un hobby legato alla lavorazione del legno, produrre cippato sarà un gioco da ragazzi!

Cosa ti serve? Un po' di spazio e una buona cippatrice.

Autoprodurre il cippato ti permetterà di tagliare completamente il costo dell’approvvigionamento di materiale e di rientrare in tempi brevi dell’acquisto della cippatrice e della caldaia a cippato per il riscaldamento dei tuoi ambienti.

Ci sono ancora problematiche a livello statale e istituzionale mala caldaia a cippato può essere un’ottima soluzione alla tua spesa di riscaldamento: prezzi bassi, buona reperibilità del materiale e grande facilità di autoproduzione.

L’importante è iniziare a formarsi e formare le persone, seguire i modelli nord europei e scegliere le energie rinnovabili per preservare l’ambiente e iniziare a risparmiare.

 

 

Scritto: da Andrea Murgia

 

Ti è piaciuto questo articolo? 

Lascia un commento

Accedi o Registrati
Pubblicato da Giorgio Raco