Quando si parla di riscaldamento e di produzione di energia termica per le nostre case, la preoccupazione dei consumatori è quella relativa ai costi da sostenere, cercando occasioni per risparmiare utilizzando comunque un prodotto di qualità. L'Italia è diventata, in pochi anni, il primo consumatore europeo di pellet (con circa 3,5 milioni di tonnellate all'anno), il combustibile decisamente più economico rispetto al metano e al gpl. Ma esistono combustibili compatibili per i nostri impianti che costino ancora meno del pellet di legno?

 

Nel mercato delle biomasse ad uso energetico, si stanno facendo strada i cosiddetti agripellet. Rientrano in questa categoria i sottoprodotti di origine agricola e agroindustriale puri o in miscela tra loro (o con biomasse legnose forestali), sottoposti al processo di compressione mediante macinazione e pellettizzazione. La possibilità di utilizzare materiali diversi dal legno per ricavarne combustibili riguarda, a titolo di esempio: mais, paglia, sansa, nocciolino, vinacciolo, gusci triti (nocciole, mandorle, noci, cocco, semi di girasole) e altro, tutte materie prime ormai ampiamente utilizzate per produrre pellet alternativi a quello di legno.

Il mais o granoturco, in particolare, è un prodotto che, anche senza lavorazioni, riesce a sostituire il pellet per le dimensioni abbastanza omogenee e compatte dei chicchi. Il pellet di mais può, inoltre, essere lavorato allo stesso modo del pellet di legno.

In questo articolo cercheremo di definirne le caratteristiche, oltre che trattare del dibattito sviluppatosi attorno alla tematica relativa all'utilizzo del mais come combustibile.

 

Quali sono le differenze tra pellet di legno e pellet di mais?

pellet di mais

La prima differenza da rilevare tra i due combustibili è quella relativa al potere calorifico, ossia l'energia termica che riescono a produrre: con 6.000 Kwh/kg e umidità intorno al 15%, il mais supera il pellet di circa il 30% e la legna da ardere del 50%.

Il mais per diventare un buon combustibile deve essere stagionato prima e conservato poi, in un luogo asciutto (proprio come il pellet), per evitare la formazione di muffe e l’attacco da parte di batteri assai dannosi.

Per quanto riguarda il prezzo del pellet di mais, generalmente è inferiore rispetto a quello del pellet di legno, anche se risente maggiormente delle fluttuazioni del mercato.

Il prezzo del pellet di legno è notoriamente ciclico e stagionale: il periodo migliore per comprarlo è quello estivo, mentre nei mesi di maggior consumo (da ottobre a gennaio) il prezzo tende ovviamente a crescere. Il prezzo del pellet di legno varia anche in funzione delle condizioni meteorologiche: se l'inverno è meno rigido, c'è una maggiore offerta sul mercato e il prezzo di conseguenza si abbassa. Inoltre, è da considerare il fatto che con la legge di stabilità 2015 è aumentata l'IVA dal 10% al 22%.

Ma mentre il legno per produrre il pellet è sempre disponibile, per il mais il discorso è differente, poichè il granoturco è una coltura che può essere soggetta a malattie, siccità, aumento della richiesta e altri fattori che possono influenzare la disponibilità della materia prima, con un conseguente aumento dei costi e comunque una notevole e imprevedibile fluttuazione dei prezzi.

Una delle pecche di questo nuovo combustibile è la quantità di residui (2-4% di ceneri) che rilascia in fase di combustione. Ciò comporta anche la formazione di clinker (formazioni spugnose simili a pietra lavica poco compatta o a sabbia agglomerata) all'interno delle stufe, con una conseguente e necessaria manutenzione straordinaria delle stesse. Per ridurre tale inconveniente, potrebbe essere utile miscelare il pellet di mais con biomasse legnose, in percentuali variabili dal 40% al 60%.

 

Ma qual è la stufa più adatta all'utilizzo del pellet di mais per il riscaldamento domestico?

In questo ultimo periodo stanno iniziando a riscuotere un buon successo di vendite le stufe a mais, grazie al basso costo del combustibile adoperato e alla loro dichiarata ecocompatibilità. Le stufe a mais sono state ideate solo da qualche anno e permettono di sfruttare al massimo il calore che si sviluppa durante la combustione, ottendo una resa termica pari all’80%.

In fase d’acquisto le stufe a mais (come anche le stufe policombustibile) hanno costi abbastanza elevati, ma la spesa affrontata inizialmente può essere ammortizzata grazie al risparmio energetico che garantiscono. Una stufa a mais di 13kw può arrivare a scaldare un appartamento di circa 100 m² di superficie. Il suo costo si aggira attorno ai 1600 euro senza considerare l’acquisto delle tubature per la canna fumaria. L’istallazione è piuttosto semplice e un tecnico specializzato può collocarla nella sede prescelta e collaudarla immediatamente.

Attualmente sono molto poche le ditte che producono stufe alimentate unicamente a mais. Preferiscono, infatti, produrre quelle che possono bruciare sia pellet di legno che pellet di mais (policombustibile), in modo da non vincolarsi alla scelta di un solo combustibile. In questa tipologia di stufe è prevista la presenza di due contenitori distinti per i due combustibili per permettere l'ottimale utilizzo con entrambi.

 

E la competizione tra feed/food ed energia?

L'utilizzo del pellet di mais come combustibile ha sollevato un importante dibattito: è corretto utilizzare prodotti ad uso alimentare per produrre energia? La questione è annosa, perchè in campo vi sono diverse considerazioni da fare.

La prima riguarda sicuramente la presa di coscienza del fatto che il mais è ormai diventato un combustibile a tutti gli effetti, come il metano, il gasolio, la legna. A dimostrazione di ciò, la disponibilità sul mercato di caldaie e stufe predisposte al suo utilizzo esclusivo.

Un ruolo importante è proprio giocato dal mercato, che risponde alle esigenze del consumatore e gli mette a disposizione soluzioni sempre più economiche per il riscaldamento domestico: il concorrente diretto del granoturco è il pellet con un prezzo all'ingrosso minimo di 30-35 euro al quintale, contro i 18 euro al quintale del mais.

Essendo alla base della piramide alimentare e parte integrante dei mangimi per quasi tutti gli allevamenti, l'idea che il granoturco bruci invece di essere trasformato in alimenti non piace a molti, secondo i quali non si può usare per il riscaldamento un alimento così importante per gli uomini e per gli animali.

Il discorso si amplia se si considera che esistono anche altri prodotti agricoli normalmente destinati all'alimentazione e tuttavia adatti per la produzione di energia. Le nuove caldaie non vengono alimentate solo dal granturco, ma anche con frumento, orzo, soia, girasole, semi oleosi, grano, fagioli, semi di uva, sorgo, colza, riso e risone, farro, miglio, piante di colza, soia, cardo, canapa. Insomma, sono tanti i prodotti agricoli che finiscono nel bruciatore e non sui banconi delle botteghe e dei supermercati.

Per contro, la combustione di masse vegetali potrebbe ridurre l'impatto ambientale poiché non comporta aumento dell'emissione di anidride carbonica: il carbonio che si sprigiona bruciando, infatti, è quello assorbito durante la vita della pianta. Vantaggi non da poco, che possono far riflettere sulla possibilità di utilizzare questo tipo di materie prime anche a fini energetici, dato che attualmente sono destinate quasi esclusivamente ad uso alimentare.

I fautori di un futuro ecosostenibile propongono una soluzione intermedia che possa essere più rispettosa del mais-feed/food, ovvero la possibilità di utilizzare il granoturco che non trova impiego nei prodotti alimentari (come quello già intaccato da muffe ) o gli stocchi. In questo modo il mais che non è più commercializzabile perchè attaccato in modo importante da parassiti, si presenta come un combustibile alternativo, in grado di ridurre il consumo di legna, pellet o gas che vanno in ogni caso prodotti.

 

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Pubblicato da Maddalena Sofia