"L'Apocalisse può attendere” di Michael Shellenberger

In questi giorni di caldo estivo le voci allarmate sugli effetti del cambiamento climatico trovano nuova forza.
 
Luglio 2021 dicono sia stato il mese più caldo mai registrato sul nostro pianeta.
 

Temperature in aumento, desertificazione, ghiacciai che si sciolgono, meno piovosità e pioggia che, quando arriva, è violentissima e produce disastri.
 
Per quasi tutti gli scienziati le responsabilità sono dell'uomo, che deve cambiare i suoi comportamenti: meno consumi, contenimento della popolazione, stop all'uso dei combustibili fossili, no al nucleare, no alle biomasse, no al consumo di carne, no al consumo di pesce selvaggio, no alla itticoltura, no all'agricoltura intensiva.
 
Molti ambientalisti arrivano a dire che oramai i danni che abbiamo prodotto sono talmente rilevanti che neanche un'improbabile, sia pure immediato, cambio di passo, potrebbe invertire questa tendenza.
Un quadro nerissimo che prospetta carestie, una grave emergenza idrica, migrazioni di massa e che chiede a tutti noi comportamenti correttivi estremi.
 
A causa del cambiamento climatico, del quale siamo unici responsabili, viene prospettata la morte di miliardi di persone e la fine stessa del nostro pianeta. 
 
Non sempre queste dichiarazioni sono corredate da dati scientifici e numeri riscontrabili, ma tutte sono particolarmente apocalittiche e puntano il dito sui nostri colpevoli comportamenti: abbiamo ereditato un mondo dove l'equilibrio era perfetto e, in poche generazioni, lo abbiamo distrutto, lasciando ai nostri figli macerie.
 

A fronte di questo main stream di catafrofismo, la lettura del libro “l'Apocalisse può attendere” di Michael Shellenberger riserva molte sorprese.
Il suo autore, è passato dall'essere un giovane attivista e movimentista alla Greta Thunberg, alla maturazione di un pensiero ambientalista pragmatico e supportato da dati scientifici assolutamente credibili, arrivando a spiegare l'inganno del catastrofismo ambientalista e proponendo concrete e originali soluzioni.
 
Il suo approccio intelligente e controcorrente, lo ha fatto diventare consulente non del negazionismo trumpiano, ma dell'amministrazione Obama, e questo spiega quanto sia credibile il suo pensiero e la sua proposta, che trovano spazio proprio tra le file dei democratici, generalmente i più vicini alle posizioni dell'integralismo ambientalista.
 
Con una analisi puntuale e documentata, Shellenberger smonta  l'apocalissi ambientalista, arrivando a dimostrare come alcune scelte, dall'abbandono del nucleare, alla lotta agli allevamenti intensivi e alla itticoltura, alla “rivoluzione” dell'energia solare o di quella eolica, non solo non hanno ottenuto risultati positivi, ma sono addirittura controproducenti per l'ambiente.
 

Per Shellenberger non esistono soluzioni semplici a problemi complessi e, per questo, propone, se vogliamo davvero bene al nostro pianeta, un approccio interdiscipinare e libero da pregiudizi.
 
Sopratutto va considerata e trovata una ragionevole soluzione alla nostra esigenza di occidentali ricchi di vivere in un ambiente migliore, dopo aver “consumato” ambiente per raggiungere questo benessere, con quella dei paesi in via di sviluppo, che hanno il diritto di raggiungere quegli standard di benessere minimo che noi diamo per scontati e che noi occidentali temiamo possano essere conseguiti dai paesi piu' poveri usando lo stesso percorso poco virtuoso che noi abbiamo utilizzato in passato o che continuiamo a utilizzare oggi.
 
Shellenberger propone un ambientalismo pragmatico e moderno, che respinge le teoria della decrescita felice e del malthusianesimo demografico, offrendo soluzioni concrete senza puntare il dito colpevolista verso i nostri comportamenti individuali e collettivi, che pure vanno corretti.
 
Le  proposte di Shellenberg guardano con intelligenza alle grandi opportunità di innovazione e sviluppo che sono davanti a noi, se solo riusciremo a guardare oltre il conformismo ambientalista.
 
Un libro da leggere.
 

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Pubblicato da Gianclaudio Iannace