La distribuzione commerciale del pellet e delle altre biomasse in Italia

La continua diffusione, anno dopo anno, degli impianti per il riscaldamento domestico a pellet e altre biomasse, determina una altrettanto veloce evoluzione della distribuzione commerciale di questi combustibili.

Il pellet è una commodity che oramai possiamo trovare davvero ovunque, mentre meno diffusa, e più specialistica, è la vendita delle altre biomasse.

L'Italia è da sempre caratterizzata da una polverizzazione della rete distributiva e da una minore urbanizzazione rispetto ad altri Paesi: questo ha determinato, ad esempio, una piu' lenta diffusione della grande distribuzione, ma una vicinanza ai clienti da parte di piccoli esercizi anche con un livello di servizio “a domicilio”; per ricordare un caso che ha molti punti di contatto con il tema di questo articolo, già prima della metanizzazione del nostro Paese, anche in comuni piccolissimi, la vendita e la consegna delle bombole del gas era una attività che veniva offerta dal bar, dall'emporio o da chi ci si dedicava in maniera esclusiva.

Allo stesso modo oggi il pellet è venduto nei negozi di materiale edile, ferramenta, farmacie agrarie, vivai, piccoli empori di paese, brico, negozi dedicati alla vendita di stufe, attività vendita legna, pompe di benzina, vendita online e naturalmente dalla grande distirbuzione.

Più cresce l'impiantato, ovvero le stufe, caldaie, termocamini, piu' si allarga la rete di distribuzione del pellet.

Prima di fare qualche considerazione sulla distribuzione “finale” cerchiamo di capire come questa viene alimentata.

In Italia si consumano circa 3,5 ml di tonnellate di pellet (difficile dire quali siano i consumi delle altre biomasse) ma solo 0,4 mi di tonnellate di pellet vengono prodotte in Italia, il resto è di importazione.

Il pellet arriva ormai da tutto il mondo e viene venduto ai rivenditori attraverso importatori, distributori, agenti diretti dei produttori e, una quantità non irrilevante, viene venduta direttamente dai produttori ai rivenditori piu' grandi e che sono meglio attrezzati per le operazioni amministrative legate alla importazione (molti produttori esteri, con internet, sono incoraggiati a rapporti diretti).

Proprio perchè si tratta di una commodity con bassa marginalità, una catena di distribuzione lunga non è facilmente sostenibile e i rapporti diretti tra aziende e rivenditori vengono privilegiati o addirittura si rendono indispensabili.

La bassa marginalità del pellet e l'IVA al 22% (il pellet è l'unica biomassa energetica con IVA al 22%) stanno portando ad un sempre crescente fenomeno dell'evasione IVA: siamo sicuri che un'IVA al 10% ridurrebbe drasticamente il fenomeno dell'evasione e consentirebbe allo Stato di incassare di piu'.

Già da qualche anno funziona con successo la vendita prestagionale del pellet valida da marzo a luglio: dopo la Fiera Internazionale “progetto fuoco, un anno organizzato a Verona e un anno ad Arezzo, le aziende produttrici danno il via alle vendite, con prezzo promozionale scontato di circa il 10% rispetto al prezzo invernale.

Il prezzo prestagionale del pellet consente ai produttori di destagionalizzare le vendite e non fare troppo magazzino, con conseguente minore esposizione finanziaria, e ai rivenditori di ottenere un vantaggio negli acquisti.

Il COVID ha destabilizzato questo ordine nel 2020 e, probabilmente, anche il 2021 sarà un anno “particolare”, con un certo disordine nella politica dei prezzi, che tenderanno a rimanere bassi per tutto l'anno, scoraggiando i rivenditori dall'effettuare acquisti in prestagionale del pellet.

Per quello che riguarda i rivenditori non tutti comprano carichi interi: ci sono piccoli rivenditori che si approvvigionano di singole pedane da parte di grossisti con forniture settimanali o mensili.

La grande distribuzione non sempre offre ai consumatori il miglior prezzo in quanto il pellet ha un costo di trasporto molto alto (puo' incidere non meno del 20% del costo complessivo del prodotto) e il sistema di logistica della grande distribuzione, che prevede consegna al magazzino centrale e poi consegna successiva ai punti vendita, risulta spesso eccessivamente oneroso.

Per la  vendita online non si hanno dati, ma certo è in crescita.

Tra i punti di forza della vendita online la disintermediazione, che si traduce in una proposta competitiva per il cliente.

La vendita online del pellet ha come ordine minimo il bancale (70 – 90 sacchi) e ha nell'organizzazione delle consegne la sua criticità, considerando il peso del prodotto, il costo relativamente basso della pedana e il punto di consegna, che spesso non è adatto al transito di un mezzo pesante e ingombrante come quello che trasporta le pedane.

Le altre biomasse, prima tra tutte il nocciolino di sansa, non sono sempre presenti insieme al pellet nei punti di vendita.

Sono relativamente pochi gli impianti policombustibili adatti a bruciare anche questi biocombustibili e, oltre a questo, si tratta di biomasse spesso “rustiche”, confezionate in modo poco adatto alla vendita nella grande distribuzione.

Sono pertanto prodotti che si trovano nelle attività di venduta di legnami e altre biomasse, o nei vivai.

La vendita di queste biomasse sta comunque crescendo e anche la recente possibilità di certificarle (Biomasud) aiuterà a far crescere la vendita di questi prodotti, che rappresentano per i consumatori una concreta opportunità di risparmio.

Articolo scritto da: Gianclaudio Iannace

Categoria di Biomassa: 
Pellet

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Pubblicato da Gianclaudio Iannace