Tra le varietà di bambù, quelle più coltivate in Italia sono le specie di bambù gigante, denominate Moso e Madake. Esse sono anche tra quelle con il più alto tasso di riproduzione.

Il loro aspetto assume un portamento arboreo e mostra un’altezza che varia tra i 18 e i 25 metri, con un diametro di 10-15 centimetri.

 

Come viene impiegato il bambù gigante

Mentre i giovani germogli sono commestibili, i fusti, grazie alla loro cavità e parete robusta, vengono impiegati soprattutto per costruzioni di eco-architettura, abitazioni, imbarcazioni, interior design, per la fabbricazione di mobili e per quella di complementi d’arredo.

La grande resistenza ed elasticità del bambù gigante, permette anche di utilizzare lo stesso per armare il cemento.

Un ultimo impiego, non meno importante, è quello nel campo delle biomasse. Il pellet a base di bambù possiede infatti grandissime qualità: ha costi contenuti, produce molto calore e poca cenere ed è uno dei combustibili che inquina meno l’ambiente.

Vediamo ora le caratteristiche e la coltivazione delle due specie di bambù gigante più coltivate in Italia.

 

Il Moso

Questa specie di bambù gigante, il cui nome scientifico è Phyllostachys Edulis o Pubescens, è in grado di resistere ad alte temperature sia al di sopra che al di sotto dello zero. Ciò che è soprattutto necessario per la sua coltivazione è che ci sia un alto tasso di umidità nell’ambiente. Perciò in Italia è tendenzialmente collocato in zone umide e dal clima continentale.

 

Il Madake

Il Madake, o meglio Phyllostachys Bambusoides, è invece più facilmente coltivabile sull’intero territorio nazionale, è infatti in grado di sopportare anche climi più secchi. Per questo motivo è la specie più diffusa in Italia. Si tratta di una pianta infestante, che cresce velocemente e tende a espandersi con grande facilità. Non richiede inoltre grandi cure, per cui è una varietà spesso privilegiata dai coltivatori.

 

Le due specie messe a confronto

Il Moso, tende a produrre canne solo di grande dimensione, e necessita perciò di una minore quantità di lavori di sfalcio. Le foreste di questa specie tendono inoltre ad essere molto fitte, ma il legname prodotto è più morbido e meno adatto ad usi strutturali rispetto al Madake. Quest’ultimo, dal canto suo, forma anche canne di dimensione ridotta, per cui chiederà lavori di sfalcio più frequenti e oculati, così da favorire la crescita solo dei culmi più grandi. Ha però germogliazioni più stabili evitando quelle annate particolarmente fiacche che può comportare la coltivazione di Moso.

 

Indicazioni sulla coltivazione

Le specie di bambù gigante come il Moso e il Madake vegetano nella parte superficiale del terreno e richiedono un’ottima esposizione solare, ampie estensioni in pianura o pendenze medio-leggere, un impasto medio con PH neutro e valori dal 6 al 8.

La radice di queste piante, detta rizoma, vegeta sotto terra, sviluppandosi in orizzontale. Può essere considerata la parte più importante del bambù gigante, in quanto genera le canne che fuoriescono dal terreno per assorbire la luce solare.

Estendendosi sottoterra, col passare degli anni, tenderà a produrre un numero di culmi (canne) sempre maggiore e più grandi, fino a quando queste non saranno pronte all’impiego nel mercato del legname (a circa 3 anni).

Queste specie, essendo infestanti giganti, vanno avviate con poche piante madri per ettaro (20/30 in genere), alle quali va dato il tempo di espandersi per generare i frutti richiesti.

Un impianto troppo fitto genererebbe conflitto fra le varie piante, rallentando di anni la maturazione completa, con l’ulteriore rischio di avere un bambuseto disordinato e difficile da potare

Le piante sono poi considerate “mature”, una volta che arrivano a produrre canne di dimensione commerciabile, con un diametro quindi oltre gli 8 cm e un’altezza oltre i 16 m.

Arrivata a maturazione, la pianta stabilizzerà la dimensione dei culmi creando ogni primavera nuove canne.

Generalmente in Italia, piantumando Moso e Madake con piante clonate da rizoma adulto o zolle di foresta avviata, la maturazione avviene entro il 7° anno di coltivazione.

 

I vantaggi del bambù gigante nel mondo delle biomasse

Richiedendo un basso investimento economico, il bambù gigante permette di generare pellet a un prezzo di mercato non eccessivo e potenzialmente alla portata di tutti. Inoltre, questa tipologia di pellet possiede un buon potere calorifico, paragonabile a quello derivato dalla conifera, rilasciando una ridotta quantità di cenere.

Una delle migliori qualità del bambù gigante impiegato come materiale da ardere è inoltre quella di essere uno dei combustibili che inquinano meno l’ambiente. Ciò è dovuto anche al fatto che la coltivazione di bambù non richieda l’applicazione di pesticidi o fertilizzanti chimici e quindi, attraverso al fumo prodotto dal pellet bruciato, non sono immesse nell’ambiente alcune sostanze dannose per l’uomo. Questa caratteristica spinge e convince l’utilizzo del bambù come legna da ardere. Una materia prima ecocompatibile, ecologica e particolarmente idonea per riscaldare appartamenti nei quali vivono bambini o forni per cotture alimentari.

 

Scritto da Giulia Procopio

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Pubblicato da Yuri Isoldi