Scritto da Gianclaudio Iannace
 
Da qualche giorno il Ministero della Salute ha diffuso un parere del Consiglio Superiore della Sanità, nel quale non si esclude la pericolosità della cosiddetta cannabis light, pianta venduta nei tanti canapa shop diffusi in Italia e coltivata da centinaia di produttori su una superficie che si stima in 4000 ettari (erano 400 ettari nel 2013 con un incremento del 1000%!).
Questa crescita esponenziale si è particolarmente impennata dalla approvazione della legge 242 del 2 dicembre 2016 “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” che ha fornito un perimetro normativo alle aziende che si stanno impegnando nella coltivazione di questa pianta.
Dalla pubblicazione del parere del Consiglio Superiore della Sanità, i produttori sono immediatamente andati in allarme e chiedono chiarezza su quella che è diventata una attività per tanti imprenditori e per le loro famiglie.
I produttori e le neonate associazioni di categoria, tra le argomentazioni con le quali difendono i loro investimenti, adducono i molteplici utilizzi della canapa, tra i quali anche quello di biomassa energetica.
canapa
La canapa è davvero utilizzabile come biomassa energetica?
Anzitutto va precisato che la canapa era diffusamente coltivata in Italia fino a cinquanta anni fa: nel Veneto e in Campania, ampie zone del territorio erano dedicata alla canapa, utilizzata soprattutto per la sua fibra vegetale, non sorprende quindi una ripresa così rapida della sua coltivazione.
Negli anni ‘40 del 1900 l’Italia era il secondo produttore del mondo di canapa dopo l’Unione Sovietica, con oltre 100.000 ettari di coltivazione della canapa, e il declino della canapa è stato segnato soprattutto dalla diffusione delle fibre sintetiche.
La canapa si sta diffondendo così rapidamente (anche se siamo lontani dai 15.000 ettari della Francia e dai 30.000 del Canada) che anche la Coldiretti sta svolgendo la sua funzione di tutela e rappresentanza delle aziende agricole che si stanno dedicando a questa coltivazione.
A margine dell’evento seed&chips 2018 organizzato a Milano, la Coldiretti ha presentato lo studio “la new canapa economy” e ha dato la possibilità a tanti giovani produttori di presentare le molteplici possibilità offerte dalla canapa, con la quale vengono prodotti biscotti, taralli, pane, ricotta, tofu, birra, prodotti cosmetici, resine e tessuti naturali, eco-mattoni e perfino pellet di canapa per il riscaldamento.
Una pianta miracolosa insomma?
Dobbiamo distinguere tra la possibilità di produrre qualcosa e la sua economicità.
La canapa può trovare un suo utilizzo come biomassa energetica?
Impariamo anzitutto a conoscere meglio la canapa.
Il seme di canapa potrebbe essere utilizzato ad esempio per produrre biodiesel.
semi canapa
Ma ha senso farlo considerando che l’olio di semi di canapa è ricco di Omega-3 e Omega-6, un apprezzato integratore alimentare, e che questo ha un mercato che vale 15 euro a litro? 
Evidentemente no.
Ma se anche non avesse questa caratteristica, è la redditività per ettaro che lo pone comunque fuori mercato: la canapa produce circa 1 tonnellata di semi per ettaro, mentre altre specie oleaginose producono semi per 4/5 tonnellate per ettaro.
Anche la produzione di etanolo dalla canapa è possibile, ma quanto è conveniente?
Poco.
Dalla canapa si possono estrarre 850 kg ad ettaro di etanolo decisamente pochi se confrontati con gli 4400/7000 litri per ettaro del sorgo zuccherino.
Oltre a prodotti per l’edilizia, si parla anche di uso della canapa come biomassa energetica.
Sono stati anche presentati dei prototipi di pellet di canapa.
pellet canapa
Ma è ragionevole un utilizzo della canapa come biomassa energetica
Il Canada sappiamo che è uno dei più forti produttori di pellet del mondo, ed è un forte produttore anche di canapa con oltre 30.000 ettari di coltivazioni.
Si potrebbe pertanto pensare che le competenze nella produzione del pellet di legno possano aver trovato una nuova biomassa energetica per produrre quello che definiamo agripellet.
Non è così: in Canada si raccolgono esclusivamente i semi della canapa dai quali si ricavano olio, farine proteiche e seme intero decorticato per il mercato della alimentazione dietetica.
Le bacchette della pianta in Canada non vengono raccolte per essere utilizzate, neanche come biomassa energetica, ma lasciate sul campo e bruciate.
Questo perché la produttività di biomassa della canapa, coltivata in clima mediterraneo, secondo uno studio italiano, si aggira attorno alle 13 ton annue di sostanza secca per ettaro (ton SS/ha). Comparata con il sorgo e il kenaf, coltivati nelle stesse condizioni, in termini di guadagni energetici la canapa risulta tra il 30% e il 50% meno efficiente del sorgo.
Sembra quindi che anche come biomassa energetica la canapa non sia utilizzabile con vantaggio economico.
La canapa deve trovare un suo utilizzo solo per produzioni ad alto valore aggiunto e non risulta essere una materia prima o un sottoprodotto che possa pertanto trovare un utilizzo come biomassa energetica considerando le molte alternative decisamente più vantaggiose dal punto di vista economico e che comunque fanno fatica ad affermarsi, come testimonia la sforzo con il quale l’agripellet strappa decimali pochi di mercato al pellet di legno.
 
 
 
 
 

 

Ti è piaciuto questo articolo? 

Lascia un commento

Accedi o Registrati
Pubblicato da Debora De Carlo