Sono sempre più numerose le attività orticole e florovivaistiche che scelgono impianti a biomassa per serre per risparmiare sui costi di riscaldamento delle loro attività, soddisfacendole diverse esigenze produttive, tenendo sotto controllo la temperatura dei loro impianti. Un sistema alternativo pensato per soddisfare la domanda esigente di questo mercato: i florovivaisti infattipuntano al rendimento delle loro serre per realizzare un “mercato delpossibile” che non si limita più alle produzioni stagionali e a quelle “locali”, ma che offre svariati prodotti ortofrutticoli tutto l’anno e piante tropicali anche in inverno.

 A fronte di questa richiesta crescente, i vivai necessitano soluzioni valide, con ottima resa, a costi contenuti. Una caldaia a biomassa oltre ad essere una soluzione ponderata per i bilanci economici dell’azienda, è una strategia virtuosa per la tutela dell’ambiente, in quanto il combustibile di origine vegetale comporta emissioni di C02 inferiori rispetto al gasolio e al metano. In questo articolo tenteremo di scoprire i vantaggi di un impianto a biomassa per serre nel settore della serricoltura e per quali ragioni la sua installazione permette di risparmiare rispetto al costo dei combustibili fossili. Una scelta per la natura e per il portafogli.

Per diversi decenni le attività orticole e florovivaistiche hanno conosciutosolo il gasolio e il metano come unici combustibili di riferimento (quest’ultimo, peraltro,non erogato in tutte le zone d’Italia). Il gasolio era a costo ridotto per i florovivaisti ed agricoltori e questo rese la sua diffusione capillare per molti anni.Oggi il settore si sta orientando verso un’altra forma di energia termica per la climatizzazione delle serre, quella derivata dalla combustione di biomassa. Questa alternativa “pulita” non è ancora così diffusa per l’uso florovivaistico nel nostro paese e il suo mercato si sta sviluppando più lentamente rispetto all’uso domestico che invece ha registrato un raddoppio delle installazioninegli ultimi dieci anni. Nonostante questo, il riscaldamento a biomassa delle serre sta prendendo sempre più piede anche nel florovivaismo, in alternativa alle caldaie per il riscaldamento a combustibili fossili. La ragione è data da due fattori principali:i costi contenuti, minori rispetto al gasolio, ele emissioni ridotte di CO2 nell’atmosfera. Quest’ultimo vantaggio non passa certo inosservato in una società sempre più attenta alla qualità dell’aria.

Il riscaldamento delle serre è un aspetto basilare per la loro attività in quanto permette di mantenere una temperatura ottimale per la crescita delle piante. Sempre più aziende, anche le medio piccole, puntano alla riqualificazione energetica dell'impianto di riscaldamento esistente scegliendo una caldaia a biomassa. Mettendo a confronto un vecchio impianto a gasolio e un innovativo impianto a biomassa per serre, si evince che il risparmio può arrivare anche al 60% con una caldaia a biocombustibile; il vantaggiosi riduce se confrontato con il metano, soluzione economica ma non altrettanto green.

Come funziona un impianto di riscaldamento a biomassa?Una caldaia a biocombustibile genera l’aria calda la quale viene successivamente messa in circolo dagli aerotermi posizionati nella serra, garantendo il calore necessario per la crescita delle piante.Nelle grandi aziende è possibile usufruire dell’OrganicRankineCycle, un impianto che permette di convertire il calore in energia elettrica abbinando la caldaia a biomassa ad un generatore elettrico in modo da rendere l’azienda energeticamente indipendente (anche con l’eventuale integrazione di impianto fotovoltaico).Questa soluzione all’avanguardia è adatta a realtà imprenditoriali molto grandi per i costi elevati del funzionamento, si tratta infatti di investimenti milionari insostenibili per le realtà medio piccole. 

Il classico impianto di riscaldamento a biomassa di ultima generazione è una struttura dotata di innovativi sistemi di combustione progettati per lo smaltimento automatico di combustibili di provenienza artigianale, industriale e forestale. Le biomasse più usate per il riscaldamento delle serre sono quelle derivate dai residui agroindustriali (come definite nella normativa 152/2006).In commercio si trovanobiomasse combustibili generalmente sotto forma di ciocchi o tronchetti di legno,bricchette, cippato di legna e pellet. La classificazione qualitativa di questi combustibili solidi è riportata nella specifica tecnica UNI/TS 11264: “Caratterizzazione di legna da ardere, bricchette e cippato”. Non sono vietate biomasse alternative al legno come per esempio gusci di mandorle e gusci di nocciole,molto utilizzate dalle piccole medio realtà per il basso costo e il facile auto approvvigionamento, e la sansa e il nocciolino di sansa dagli impianti più grandi. Si vieta l’utilizzo di altre biomasse alternative di origine organica in quanto il loro utilizzo non assicura il mancato sviluppo di inquinanti durante la combustione.

Un impianto di riscaldamento a biomassa per le serre è una soluzione ideale per risparmiare e per tutelare l’ambiente ma esiste qualche svantaggio che è bene sapere prima di fare questo investimento? Nessun svantaggio, solo maggiore impegno per la suamanutenzione. Rispetto alle caldaie a combustibile fossile, un impianto di riscaldamento a biomassa delle serre necessita una gestione giornaliera per la pulizia dei filtri, dei bracieri, dei contenitori delle ceneri e dei fasci tubieri. Piccoli doveri che non sviliscono la potenzialità di un sistema pensato per l’economia aziendale e per il rispetto dell’ambiente che vi ripagherà nel tempo: la durata dell’impianto a biocombustibile è maggiore rispetto alle caldaie a combustibile fossile. L’attuale legislatura prevede per le future aziende che desiderano avviare un’attività florovivaistica, la richiestadegli incentivi tramite il PSR regionale per l’installazione dell’impianto di riscaldamento a biomassa. Prerequisito indispensabile è quello di presentare dei progettiche attestino l’uso di energia attinta da fonti rinnovabili(sia termica che elettrica).Per chi non rientra nelle pratiche PSR è comunque presente il conto termico che rimborsa fino al 65 % dell’investimento a seconda della zona climatica.

La conversione dell’impianto di riscaldamento con uno a biomassa solida (pellet, cippato, nocciolino, ecc.) si rivela vantaggioso in termini economici per un’azienda? Il costo di investimento iniziale di un impianto di riscaldamento a biomassarispetto agli impianti tradizionali a combustibili fossili è più alto ma il costo di esercizio e di rifornimento è molto più basso rispetto ad una caldaia a gasolio o a metano. Considerevoli anche gli incentivi e le detrazioni fiscali a cui si può accedere. Sommando questi vantaggi è possibile ammortizzare il costo dell’installazione iniziale dell’impianto inun tempo più che ragionevole. Poniamo un esempio: consideriamo una serra di 1000 mq con una caldaia a biomassa da 130 kW fornita di automazione e telecontrollo. L’investimento iniziale è pari a 21.000 euro (esclusa IVA). Supponiamo che una coltivazione necessiti di 18°C costanti di temperatura, utilizzando il nocciolino di sansa per la combustione avremo un costo per riscaldamento annuale di 8.600 euro a fronte dei 15.000 euro rispetto al gasolio. Valutando il risparmio annuale, si può stimare il rientro delle spese iniziali d’investimento in tre anni. Da un’analisi della produzione energetica derivante dalle varie biomasse, il nocciolino di sansa, è quella che risulta avere una resa maggiore in termini di kW per quantità utilizzata. Il potere calorifico per kg impiegato di quest’ultimo, infatti, permette di ottenere, in media, 6,05kwh di energia mentre dall’utilizzo di un kg di pellet e di cippato se ne ricavano rispettivamente 5,20 kwh e 3,00 kwh. Se invece consideriamo l’efficienza data dal rapporto costi-produzione energetica (costo in euro/kw energia prodotta), il miglior materiale risulta essere il cippato con 0,033 euro per kw prodotto, inferiore di poco al nocciolino di sansa con 0,038 euro/kw e, di gran lunga, al pellet con 0,056 euro/kw e agli altri combustibili tradizionali come il gasolio e il metano.

 

Scritto da: Elena Bittante

 

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Pubblicato da Gianclaudio Iannace