Tutto quello che c'è da sapere sul pellet di sansa

 

Quando parliamo di sansa parliamo di un residuo derivante dalla spremitura delle olive il quale consiste in bucce, noccioli e polpa pressati (per approfondire vedi Sansa di olive per produrre energia e non solo e Sansa vergine e sansa esausta: processi produttivi e utilizzo). Sebbene la sansa per molto tempo sia stata considerata un prodotto di scarto, oggigiorno è valutata come un eccellente materiale il quale può essere ulteriormente lavorato per sfruttarne al pieno le caratteristiche (vedi Dalla sansa vergine al nocciolino di sansa disoleato e articoli affini). Le applicazioni della sansa infatti sono molteplici, e tra queste vi è la possibilità anche della sua pellettizzazione al fine di utilizzarlo come biocombustibile. A seguito del processo di estrazione dell’olio di sansa infatti, il prodotto rimanente (sansa esausta) contiene in media un’umidità di circa il 12%, la quale, idealmente, si presta in maniera ottimale al processo di pellettizzazione del prodotto (idealmente perché il pellet di sansa ottenuto dalla sola sansa non rispetta i parametri stabiliti dalla normativa europea UNI 17225-6, ovvero quella inerente i biocombustibili solidi). In questo breve articolo impareremo a conoscere il pellet di sansa, il processo di produzione, le sue caratteristiche ed i suoi impieghi.

 

Cosa c’è da sapere sul pellet di sansa

La prima cosa che è bene sapere sul pellet di sansa è che la sua produzione può essere divisa in tre fasi; pellettizzazione, raffreddamento, imballaggio.

Il processo di pellettizzazione della sansa è un procedimento relativamente semplice che può essere fatto direttamente a seguito della lavorazione delle sanse. Tale processo viene eseguito tramite un apposito macchinario chiamato pellettatrice (oppure pellettizzatrice) il quale ha il compito di comprimere e trafilare il materiale che assume così a classica forma cilindrica. Il prodotto lavorato viene infine tagliato alla lunghezza desiderata (dai 4 ai 10 mm).

A questo segue la fase di raffreddamento. Il pellet di sansa appena generato infatti, tramite la compressione meccanica, raggiunge elevate temperature che lo 

rendono instabile. Questo può voler dire che una sua repentina esposizione a temperature non idonee (bruschi campi di temperatura) possono intaccarne la superfice e conseguentemente la sua compattezza. Per questo motivo molti macchinari moderni dispongono di sistemi di raffreddamento automatici per una graduale acclimatizzazione del prodotto.

Passata la fase di pellettizzazione e raffreddamento il pellet di sansa può essere imballato nelle classiche sacche da 15/20/25 kg ed immesso nel mercato per la sua vendita. In ogni caso, come qualsiasi altro tipo di pellet, anche il pellet di sansa, una volta acquistato, deve essere conservato in condizioni asciutte per preservarne le caratteristiche. Ideale sono gli appositi silos, per chi ne è sprovvisto invece è buona norma evitare di accatastare i sacchi direttamente sul pavimento per evitare che questi assorbano l’umidità dell’ambiente circostante, soprattutto se decidiamo di lasciarli in ambienti poco isolati come possono essere una cantina o un seminterrato.

Ora che sappiamo come il pellet di sansa viene prodotto è bene aggiungere il fatto che il pellet prodotto esclusivamente con la sansa non rientra nei limiti della normativa europea UNI 17225-6 per tenore di azoto e di rame oltre per la durabilità fisica del prodotto. Tale problema è stato ovviato mischiando alla sansa residui di potature.

 

Pellet di sansa: utilizzo

Il pellet di sansa dunque è un ottimo combustibile, ideale sia per impianti di grandi dimensioni che per quelli ad uso domestico. Il suo utilizzo è vario e si presta bene sia per caldaie, che per stufe, che per tutti quegli impianti a policombustibile dove, forse, riesce ad avere la maggiore resa energetica (vedi Caldaia a pellet o caldaia policombustibile? cosa scegliere?). Per questo riguarda il potere termico del pellet di sansa e del pellet tradizionale questo può essere considerato quasi equipollente, 

con il vantaggio però che il pellet di sansa ha un prezzo di mercato inferiore rispetto al pellet tradizionale il che si presenta come un vantaggio da tenere in considerazione. Per quanto riguarda il suo approvvigionamento invece vale la stessa cosa che abbiamo già detto per il nocciolino di sansa (vedi Conviene davvero utilizzare il nocciolino di sansa al posto del pellet? Pro e contro), ovvero il fatto che è un è un prodotto stagionale ed è poco conosciuto. Questo si traduce che per avere un ottimo prezzo d’acquisto è consigliabile comprarlo durante il periodo di spremitura delle olive (da ottobre a fine gennaio circa) per evitare i prezzi al rialzo di fuori stagione oltre che la sua scarsa reperibilità. Quindi, proprio come per il nocciolino, è bene pianificare il suo acquisto per tempo se non vogliamo correre il rischio di pagare più del dovuto oppure sentirci dire che quello disponibile è già stato prenotato. Questo ovviamente vale soprattutto per le piccole distribuzioni, ma è allo stesso modo applicabile all’intero mercato nazionale.

 

In conclusione

Oggigiorno il mercato offre sempre più alternative ai classici combustibili fossili i quali oltre che a gravare sulle tasche del fruitore pesano allo stesso modo anche sull’ambiente e, conseguentemente, sulla nostra salute. Il mercato si è adeguato alle nuove esigenze del consumatore moderno, e sempre più soluzioni sono disponibili per chi decide di convertire il proprio sistema di riscaldamento ai biocombustibili. In questo nuovo panorama il pellet di sansa si presenta come una valida alternativa a soluzioni più tradizionali, come la legna da ardere, il pellet di legno, il cippato, le briquette e così via. Come abbiamo visto in questo breve articolo la sua produzione è semplice e diretta, cosa che va ad incidere sul suo prezzo d’acquisto il quale è inferiore al tipico pellet di legno, avendo oltretutto una simile resa energetica. Il pellet di sansa oltretutto è estremamente versatile e si adatta tranquillamente agli usi più disparati, siano questi stufa, caldaia o quant’altro. Come sempre, un impianto a policombustibile è la soluzione ideale in quanto ci consente di adattarci alle fluttuazioni del mercato. A tal proposto è bene ricordare che il pellet di sansa è reperibile principalmente durante il periodo di spremitura delle olive e per questo il suo acquisto deve essere programmato per tempo per evitare brutte soprese. A parte questo il pellet di sansa a tanti pregi e pochi difetti (se la stagionalità può essere considerata tale) e si vedrà come il suo utilizzo non potrà che darci molte soddisfazioni.

Scritto da: Leandro Loriga per Biomassapp.

 

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Pubblicato da Antonella Marinelli