Scritto da Gianclaudio Iannace
 
Un viaggio in Egitto, per visitare alcuni produttori di pellet, mi ha portato a fare qualche riflessione.
Anzitutto la domanda che vi farete: Egitto e pellet di legno, ma che c’entra?
Con cosa lo faranno mai il pellet in Egitto? Con legno di palma?
No, lo fanno con ottimo legno, principalmente di abete e di alberi del nord Europa o del Canadà, perché qui in Egitto esiste il più importante polo di produzione di mobili al mondo, che serve un mercato interno fatto di 100 milioni di abitanti, con tanti giovani e tante nuove famiglie e un forte mercato di esportazione.
Visitando il Museo Egizio si capisce che queste abilità artigianali vengono da lontano: la straordinaria capacità di lavorare il legno è in opere meravigliose realizzate con snodi e inserti di altri materiali, assolutamente realistiche e che hanno oltre 3000 anni. 
Di generazione in generazione questa esperienza è arrivata a noi e città come Damietta o Alessandria vivono di piccolissime o grandi aziende dove si producono, con legno soprattutto di abete, sedie, poltrone, armadi, letti, tutto quello che serve per arredare casa…in ogni angolo del mondo.
Centinaia di migliaia di addetti che lavorano migliaia di metri cubi di legno e, conseguentemente tonnellate di sfridi di legno e tanta, ma tanta, segatura.
E qui entra in gioco l’economia circolare.
Come in tutti i Paesi meno ricchi di noi, anche in Egitto non si butta nulla.
Questo scarto di trucioli, scaglie e segatura si trasforma in prodotti quasi tutti dedicati all’esportazione.
Trucioli e scaglie diventano lettiere per animali (la Giordania è uno dei consumatori, ma anche Cipro e alcuni Paesi europei) e con la segatura… Pellet di legno, naturalmente, ma non solo.
Pellettizzano la segatura anche per produrre lettiere per gatti e sembra che, in alcuni Paesi, questo prodotto piuttosto che i sassolini che compriamo al supermercato per i nostri amici felini, sia particolarmente gradito da padroni e animali.
Torniamo al pellet di legno. Sono nate molte piccole e medie attività (una sola mi risulta certificata ENplus) che da una ottima materia prima, producono buon pellet, quasi tutto di abete, anche se alcune aziende offrono pellet di faggio che risulta avere un grande potere calorifico ma un contenuto di ceneri superiore a quello del pellet di abete.
In ogni caso il pellet di abete ha una bassa risultanza di ceneri e la lavorazione dell’altro tipo di legno non risulta gradita ai produttori in quanto il legno è più duro e questo determina lentezza nella produzione e maggiore usura dei macchinari, con conseguenti aggravi di costi e, a valle, di prezzo del prodotto.
I prodotti vengono esportati verso l’Italia ma anche in Grecia, Giordania, Malta e Cipro: comunque le esportazioni sono dettate dalla convenienza o meno delle tratte navali.
L’Egitto è anche un forte produttore agricolo: tanto riso e cereali in genere e non manca la produzione di agripellet e bricchetti, anche questa riservata alla esportazione.
Insomma tanta intraprendenza e tanta attenzione al mercato internazionale e, per la commercializzazione, gli imprenditori più giovani usano tanto anche internet.
Basta comunque viaggiare in Paesi meno avanzati dell'Italia per rendersi conto che l’economia circolare non è una invenzione dei nostri tempi. 
Sono proprio le economie in via di sviluppo ad avere una filiera di “raccoglitori” e rielaboratori di materiale che noi scartiamo e lo fanno con un occhio al mercato interno ma anche a quello internazionale, realizzando prodotti che da noi risulterebbe antieconomico produrre.
In Italia, proprio per questo, le aziende fanno fatica a smaltire la segatura e poche sono le nuove iniziative imprenditoriali che riguardano il pellet di legno.
L’economia circolare, da noi molto chiacchierata ma che potrebbe trovare ampia applicazione, sembra insomma appartenere o alle società piu’ povere o a quelle più avanzate: sembra non valga il detto “in medio stat virtus” ma siamo fiduciosi che, complice anche una maggiore sensibilità ambientale, il “riutilizzo” sarà sempre più praticato concretamente.
 

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Pubblicato da Maddalena Sofia