Proviamo a fare chiarezza su uno dei convincimenti più difficili da scardinare, quello secondo cui il pellet chiaro sia indice di qualità e che anzi, più il pellet è chiaro e migliore sarà la sua qualità.

E’ una convinzione forse costruita sulla pigrizia: invece di informarsi, attività impegnativa, il colore del pellet rappresenta un parametro “immediato” per determinare se il pellet è di qualità o no.

O forse sarà un bias cognitivo: bianco= buono, pulito; nero= cattivo, sporco.

O magari, collegare un colore chiaro del pellet ad una maggiore qualità, deriva dal fatto che il primo pellet che è arrivato in Italia proveniva dalla Germania e dall’Austria, dove si usa legno di abete, una essenza molto chiara.

Diciamo subito che il colore del pellet NON è, e non deve essere, l’elemento che determina la qualità del prodotto.

Produrre pellet non è semplice e la materia prima, oltre che il processo di lavorazione, determinano le caratteristiche del pellet (caratteristiche NON qualità…) tra le quali il colore, che è, infatti, un parametro non presente nell’elenco dei requisiti richiesti dalla certificazione del prodotto.

ENplus ad esempio, misura umidità, ceneri, potere calorifico, presenza di sostanze chimiche e loro quantità, ma non prevede una scala cromatica per misurare la qualità del pellet!

E direi che questa osservazione dovrebbe togliere ogni dubbio residuo, ma il pregiudizio è duro a morire…

Qualche anno fa ho visitato un produttore di pellet in Liguria.

Non era la loro attività principale, erano (e sono ancora immagino…) produttori di tannino, sostanza utilizzata, ad esempio, dalle concerie, che estraggono la legna di castagno.

Dal legno esausto, qualche anno fa, a seguito della diffusione del pellet, avevano deciso di produrre pellet di castagno, diversificando così la loro attività.

Il pellet prodotto, sia per il colore tipico di quel legno, che per il particolare tipo di lavorazione che il legno subiva nella estrazione del tannino, si presentava piuttosto scuro.

I responsabili alle vendite mi avevano confessato di aver impiegato due anni a superare il pregiudizio dei clienti che non accettavano quel colore così scuro ma, dopo un difficile avvio, il prodotto si vendeva benissimo, perché era semplicemente un ottimo pellet!

Il pellet di abete risulterà sicuramente più chiaro di quello di castagno, e quello di abete potrebbe essere più scuro di quello prodotto dalla Paulonia, ma questo non determina assolutamente la qualità del pellet.

Anche il processo produttivo può finire per influenzare il colore del pellet; per produrre il pellet, il legno va essiccato e l’essiccazione può essere ottenuta utilizzando un sistema a tamburo rotante che, funzionando ad alte temperature, finirà per determinare una materia prima più scura e, conseguentemente un pellet più scuro, rispetto ad un sistema che essicca il legno a basse temperature (con macchinari detti flat bend).

Se invece il produttore decide di decortecciare il legno, allora non solo si otterrà un pellet più chiaro ma si avrà un prodotto certamente di migliore qualità, poiché, ad esempio, la corteccia ha un contenuto di ceneri molto più elevato della parte “nobile” del legno.

Come si può allora scegliere il pellet consapevoli della qualità del prodotto?

Semplice: leggendo!

I produttori di pellet sulle buste indicano i parametri che vi servono per valutare la qualità del pellet che sono:

- umidità

- ceneri

- potere calorifico

Oltre a tutta una serie di altre indicazioni quali la durabilità meccanica, la presenza di polveri e la presenza di sostanze chimiche e le quantità tollerate.

Un pellet può essere certificato o meno: se è pellet certificato non avete nulla da chiedere di più, la certificazione del pellet è un elemento oggettivo che garantisce il consumatore.

Ma anche un pellet non certificato può essere di qualità.

Di sotto la tabella relativa ai parametri di certificazione ENplus A1 ed ENplus A2, che possono essere un riferimento per valutare se il pellet non certificato è o no un pellet di qualità.

 

TABELLA 1: Valori soglia per i parametri principali. 

Naturalmente, mentre un produttore di pellet certificato DEVE fornire le indicazioni relative alla qualità del prodotto stampandole sulla busta, ed anzi lo farà con piacere, considerando l’impegno e il costo del processo di certificazione (ricordiamo che la certificazione è una procedura rigorosa e molto seria, che tutela davvero il consumatore), un produttore di pellet non certificato non è tenuto a inserire tutti i dati richiesti dalla certificazione o peggio potrebbe lavorare di fantasia (vedo troppo spesso ad esempio stampigliati su buste poteri calorifici ottimisticamente oltre i 5 KWh/Kg ) anche se rimane responsabile delle dichiarazioni che promuove relativamente al suo prodotto. 

Insomma, più che guardare al colore del pellet, dobbiamo imparare a leggere e conoscere i valori e le informazioni stampate sulla busta e diffidare quando queste informazioni non sono presenti o risultino “fantasiose”.

 

Scritto da Gianclaudio Iannace

 

Ti è piaciuto questo articolo? 

Lascia un commento

Accedi o Registrati
Pubblicato da Yuri Isoldi