Chiunque possegga una stufa, una caldaia o un termocamino, vive nella paura che un giorno possa accadere anche a lui: trovare nel suo impianto di riscaldamento il terribile clinker!
Che cosa è il clinker
Il clinker (anche detto mattoncino di sabbia) è un agglomerato che ritroviamo nel crogiolo delle stufe a pellet.
Il clinker si presenta in formazione spugnosa, simile ad una pietra lavica, o sotto forma di una sabbia aggregata e, in questi, casi è necessario pulire il braciere di combustione per poter riutilizzare la stufa o la caldaia.
Il clinker non è un fenomeno correlato esclusivamente legato all’uso del pellet: il clinker deriva dalla fusione delle ceneri che, in modi e quantità differenti, esiste sempre nella combustione delle biomasse.
E quando il fenomeno del clinker diventa rilevante, le conseguenze sono nerofumo in camera di combustione, fiamma debole e poco vivace, mancate accensioni automatiche e, a questo punto, inizia il balletto di responsabilità tra il rivenditore di stufe, che dà la colpa al pellet di cattiva qualità e il venditore di pellet che suggerisce al cliente una migliore registrazione della stufa o della caldaia o anche la pulizia dei condotti fumi intasati e sporchi.
Può esserci ovviamente un problema legato al tipo di pellet, che potrebbe essere sporco o contaminato, talvolta basta infatti cambiare marca di pellet e il problema si attenua o scompare, ma attenzione il pellet non è sempre il solo responsabile.
Gli utilizzatori si lamentano spesso perché devono pulire il braciere una volta al giorno, ma usare pellet non è la stessa cosa che usare gas o gasolio, e il risparmio prevede qualche piccola scocciatura.
Insomma nelle stufe e nelle caldaie la manutenzione deve avvenire in modo regolare e deve essere effettuata da personale competente.
Torniamo al pellet: tutti sappiamo che alla fine del processo di combustione del pellet abbiamo un residuo, la cenere.
La cenere è costituita da sostanze non combustibili (ferro, sali, altri minerali ecc) e la presenza di queste sostanze varia da pellet a pellet.
È piuttosto imprevedibile valutare a priori quale effetto può avere sulle stufe e sulle caldaie il mix di queste sostanze, che vanno in fusione a temperature molto elevate.
È certo che negli alberi, attraverso l’assorbimento radicale, troviamo diverse quantità e qualità di sostanze minerali, in funzione del terreno sul quale sono cresciuti gli alberi e, pertanto, nella segatura si possono trovare mix di sali e metalli che, ad alta temperatura, sviluppano reazioni diverse e imprevedibili.
Una cosa è la cenere e un’altra è il pellet contaminato, ovvero pellet con la presenza, ad esempio, di terriccio, raccolto durante la fase di movimentazione della segatura o peggio di corpi estranei (non infrequente la presenza perfino di pezzi di metallo come viti e bulloni), ma, questi aspetti, li vogliamo considerare una patologia, che dipende dalla poca serietà del produttore. 
In ogni caso ogni biomassa presenta temperature di fusione diverse: il processo di fusione inizia verso i 650° che possono sembrare una temperatura elevata, ma stufe e caldaie raggiungono temperature ben maggiori e i problemi di clinker, anche per questo motivo, si avvertono maggiormente con pellet che hanno un alto potere calorifico.
Cosa possiamo fare per evitare o limitare il fenomeno del clinker?
Una buona pratica è quella di rimuovere spesso la cenere dal braciere, oppure raffreddare il tutto di qualche grado a intervalli periodici.
Per le stufe una pratica che dà buoni risultati è la variazione di aria aspirata attraverso le braci: gli apparecchi più grandi prevedono un sistema di ventilazione secondario che servono a raffreddare il processo.
Il problema del clinker è purtroppo presente proprio nelle stufe più piccole, che sono generalmente quelle più delicate e, pertanto, una regolazione molto accurata dell’impianto è indispensabile per limitare la problematica.
Insomma, pulizia frequente della stufa o della caldaia, manutenzione effettuata da personale esperto e non fai da te, e, preferibilmente pellet certificato.
 
Scritto da Gianclaudio Iannace

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Pubblicato da Debora De Carlo