Una delle maggiori fortune del nostro Paese risiede nei livelli qualitativi della produzione agricola, e l’olio d’oliva extra-vergine è certamente un prodotto di eccellenza riconosciuto in tutto il mondo. L’eccellenza, si sa, comporta una spesa e il prezzo di un buon olio d’oliva di olive italiane è generalmente, per usare un eufemismo, dispendioso; è sufficiente aggirarsi tra gli scaffali di un qualsiasi supermercato europeo per notare quanto il prezzo dell’olio d’oliva italiano, prodotto da sole olive italiane, sia il doppio o addirittura il triplo dell’olio d’oliva prodotto da altri paesi europei.

Ma dall’ulivo, quest’antica pianta diffusa nella gran parte delle regioni italiane, è possibile ricavare anche una fonte di risparmio, in particolare una biomassa energetica: il nocciolino di sansa.

In seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D.Lgs n.152 del 3 aprile 2006 (Allegato X, Parte II, Sezione 4, Paragrafo 1, Lettera F), il nocciolino di sansa di oliva è stato ufficialmente riconosciuto come una biomassa combustibile, in quanto prodotto vegetale realizzato attraverso una lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti agricoli. Questo riconoscimento ha aperto le porte del mercato del nocciolino di sansa, un mercato sempre più in espansione. Biomassapp ha dedicato numerosi articoli a questa biomassa energetica (per chi ancora non conoscesse il nocciolino di sansa, Che cos’è il nocciolino? E come usarlo per il riscaldamento di casa?); di seguito vogliamo analizzare quanto sia conveniente scegliere il nocciolino di sansa come biocombustibile per il riscaldamento della casa.
 

I vantaggi del nocciolino di sansa

In quanto sottoprodotto dell’industria olearia, il nocciolino di sansa viene raccolto e lavorato tra la metà di ottobre e la fine di febbraio. È di estrema importanza distinguere tra il nocciolino di sansa vergine e il nocciolino di sansa esausta. Entrambi sono derivati della sansa vergine, un residuo della lavorazione nei frantoi, ma:

- il nocciolino di sansa VERGINE è realizzato grazie a un separatore, attraverso quindi un processo esclusivamente meccanico;

- il nocciolino di sansa ESAUSTA è il risultato di due diversi processi: la sansa vergine prima viene lavorata in un sansificio e in seguito subisce un trattamento di lavaggio e polverizzazione, processi che prevedono l’utilizzo di additivi chimici.

Per quanto riguarda il nocciolino di sansa vergine, il processo di lavorazione meccanico a cui è sottoposto ne fa un prodotto dall’elevato potere calorifero e totalmente ecosostenibile, rendendo così il nocciolino di sansa vergine altamente competitivo con le altre biomasse. Se infatti confrontato con il pellet (4.9 kcal/kg), il potere calorifero del nocciolino di sansa si aggirerebbe tra 4.600/5.000 kcal/kg (numeri difficili da stabilire a causa della difficoltà di quantificare con precisione la percentuale di umidità presente nelle biomasse), ma a dispetto dell’alto consumo energetico utilizzato per la produzione di pellet e cippato, il consumo energetico nel processo di lavorazione del nocciolino di sansa vergine è minimo, essendo prettamente meccanico.

Dall’assenza di additivi chimici nella lavorazione del nocciolino di sansa vergine consegue poi una bassa produzione di fumi e ceneri, un fattore da non sottovalutare e che farà risparmiare sulla manutenzione degli impianti di riscaldamento. Inoltre, questa biomassa energetica ha la tendenza a non essere aggredita da muffe, data la bassa percentuale di umidità.

Tornando alle differenze tra la sansa esausta e quella vergine, è bene sottolineare che il nocciolino di sansa esausta è maggiormente indicato per gli impianti di riscaldamenti dei grandi stabilimenti industriali. Il nocciolino di sansa vergine invece è l’ideale per il riscaldamento residenziale, in particolare per quelle famiglie che hanno scelto di installare impianti policombustibili, così da poter alternare le biomasse e risparmiare a seconda delle oscillazioni di mercato.
 

Il mercato del nocciolino di sansa

Prodotto inizialmente esclusivo del centro-sud Italia, il nocciolino di sansa è ormai diffuso su tutta la penisola. Tuttavia, come già abbiamo evidenziato per la produzione di pellet, la sempre crescente domanda interna ha ormai superato le possibilità di offerta dei frantoi italiani. Di conseguenza, il mercato si è aperto ai produttori stranieri. La produzione dell’olio di oliva vede la Spagna al primo posto, seguita non più dall’Italia ma dalla Grecia e dalla Tunisia. Le importazioni del nocciolino di sansa nel nostro Paese provengono infatti da Spagna, Grecia e dall’area Maghreb, Egitto incluso.

Attualmente l’Italia applica sul nocciolino di sansa un’imposta del 10%, così come sul cippato. In seguito alla modifica adottata nel dicembre del 2014, l’IVA sul pellet passò dal 10% al 22%, fattore che spinge molti italiani forniti di impianti di riscaldamento policombustibili a servirsi del nocciolino di sansa e del cippato. Tuttavia, a un primo confronto dei prezzi, l’acquirente può ancora trovare più conveniente scegliere il pellet come biocombustibile per il riscaldamento della propria abitazione. A questo proposito va ricordato che, oltre all’investimento iniziale non indifferente, i costi di manutenzione per un impianto a pellet sono maggiori rispetto ad un impianto alimentato con il nocciolino di sansa proprio per le motivazioni legate alla fase di produzione. I costi per alimentare un impianto alimentato a nocciolino di sansa sono facilmente ammortizzabili nell’arco di una quindicina d’anni.
 

Scritto da Jacopo Marenghi

 

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Pubblicato da Yuri Isoldi