I sarmenti di vite da problematico rifiuto a biomassa energetica

In Italia si coltivano a vigneto circa 700.000 ettari, ovvero il 6% di tutta la superficie coltivata (12.000.000 di ettari).
La produzione di vino e di uva da tavola è una delle eccellenze italiane e, malgrado il calo degli ettari coltivati intervenuto in questi anni (si è puntato piu' alla qualità che alla quantità), la coltivazione della vite ha dei numeri impressionanti.

La potatura delle piante di vite rappresenta, nel periodo che va da novembre a febbraio, una lavorazione che produce notevoli quantità di residui di potatura, detti 

sarmenti di vite, rami lunghi e per lo piu' sottili che non contribuiscono al reddito dell'azienda agricola, ma anzi, anche considerando le complesse normative che stanno intervenendo anno dopo anno a disciplinare il loro smaltimento, possono finire per diventare un costo piuttosto rilevante.

Tradizionalmente l'eliminazione dei sarmenti di vite avviene in due modi, ovvero con la bruciatura in campo o con la trinciatura e l'interramento.
La bruciatura dei sarmenti di vite è una pratica sempre piu' osteggiata, se non proibita, dalle amministrazioni locali (prevenzione incendi, qualità dell'aria ecc), con sanzioni anche gravose, mentre la trinciatura e l'interramento possono andare bene fino a che non siano presenti fitopatologie (escoriosi, marciume radicale, mal dell'esca), ma se le coltivazioni hanno problemi, puo' diventare una pratica che va a peggiorare la condizione dell'impianto in quanto l'elemento patogeno sverna sottoterra, evitando magari le gelate, per presentarsi in primavera piu' forte di prima.
Tra le soluzioni per l'eliminazione dei sarmenti di vite, quella piu' interessante è il loro utilizzo come biomassa a fine energetico.
Secondo gli studi effettuati da AIEL, CIA e il dipartimento Tesaf della Università di Agraria di Padova, si possono ricavare circa 2 tonnellate di sarmenti di vite per ettaro con una umidità, al momento del taglio, di circa il 50%.

Se consideriamo di voler utilizzare in modo ottimale a fine energetico i sarmenti di vite, bisognerà abbassare l'umidità al 10% e in questo caso il peso dei sarmenti di vite per ettaro è di circa 1,2 tons.
Si stima che un 20% dei terreni 

dedicati alla coltura della vite, vuoi per problemi orografici, vuoi perché appezzamenti troppo piccoli, non consentirebbe una raccolta dei sarmenti di vite in modo economicamente sostenibile.

Rimarrebbero circa 600.000 ettari coltivati e in grado di fornire un potenziale di sarmenti di vite freschi di oltre 1.000.000 di tonnellate ovvero piu' di 700.000 tons di sarmenti di vite asciutti (10% di umidità) con un potere calorifico di materiale cippato pari a 4,6 kWh/kg; pertanto un ettaro di terreno è in grado di produrre 5,520 kWh/ettaro.

Il processo di raccolta dei sarmenti di vite puo' avvenire con due modalità:

  • Raccolta e confezionamento in balle dei sarmenti di vite, asciugatura e successiva cippatura.
  • Cippatura sul campo e stoccaggio per asciugatura la prima è la pratica piu' utilizzata (i sarmenti di vite cippati sul campo andrebbero utilizzati subito, perchè se accatastati potrebbero facilmente marcire)

Considerando di non pagare i sarmenti di vite (oggi per smaltirli si applica una tariffa di 50 euro per ettaro), i costi a tonnellata (fonte AIEL) sono :

  • costo di raccolta e imballatura  40 euro
  • costo di trasporto e stoccaggio 14 euro
  • costo di cippatura                   29,24 euro
  • totale                                     83,24 euro

se invece dell'utilizzo in forma di cippato si volesse produrre del pellet il costo (fonte AIEL) salirebbe a oltre 178 euro a tonnellata.
Il costo insomma raddoppierebbe.

Che qualità di pellet si produce con i sarmenti di vite?

La presenza di tanta corteccia (si tratta di rametti sottili) contribuisce ad una notevole quantità di ceneri (2,5%) ma sopratutto i trattamenti rameici indispensabili nella coltivazione della vite, portano davvero in alto i valori del rame.

Il pellet di sarmenti di vite andrebbe pertanto utilizzato in caldaie dotate di tecnologia che regola i parametri di combustione e meglio se a griglia mobile.
In ogni caso, rispetto al pellet di legno, le emissioni di CO e di NOx sono decisamente superiori per il pellet di sarmenti di vite.

Considerando la frammentazione della proprietà terriera in Italia, è difficile pensare che i singoli agricoltori possano organizzarsi nell'acquisto di macchinari utili a svolgere l'attività di raccolta e di lavorazione dei sarmenti di vite.

Una soluzione potrebbe essere quella di contoterzisti, che già svolgono attività di lavorazione di terreni, che offrano anche questa attività, oppure, considerando che le attività consorziali sono molto sviluppate nel settore della produzione vinicola, fare in modo che sia proprio il consorzio a cui partecipa l'agricoltore, ad offrire agli associati questo servizio, rivendendo loro il cippato o il pellet prodotto, a condizioni competitive.

Questa attività di raccolta e riutilizzo dei sarmenti di vite porterebbe vantaggi:

  • diversificazione delle fonti energetiche e minor utilizzo di quelle fossili
  • migliore cura e gestione del territorio

Le difficoltà da superare perchè l'utilizzo dei sarmenti di vite come biomassa energetica si possa diffondere sono sopratutto di carattere logistico e organizzativo, ma il potenziale di produzione giustificherebbe ampiamente lo sforzo.
 

Categoria di Biomassa: 
Residui di campo delle aziende agricole

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Pubblicato da Gianclaudio Iannace