Giorgio Vacchiano: "La resilienza del bosco" ED. MONDADORI

Nello scrivere un commento al libro del professore Giorgio Vacchiano, mi dispiace che lo leggerà chi il libro me lo ha regalato, poichè finirà per pensare che il regalo non sia stato gradito. Non è così, qualunque libro ha una pagina, o anche solo un rigo, che ne giustificano la lettura e quello del professore Vacchiano ha molti passaggi interessanti e piacevoli.

Nell'affrontare la lettura sono partito subito con un pregiudizio: “la resilienza del bosco”, edito da Mondadori (complimenti per l'autore che ha convinto un editore così importante), ha nel titolo una parola che detesto, resilienza.

Sono almeno 10 anni che in Italia chiunque voglia suggestionare lettori o chi lo ascolta, che si parli di COVID, di matrimonio o di sport, usa questa parola: personalmente non ne posso piu' di resilienza. Interessate quanto scrive e commenta “L'accademia della Crusca” sulla resilienza: condivido in pieno.

Superato l'ostacolo del titolo, l'incipit del libro è anche peggio.

Pagina 1:  “Sono nato il 2 gennaio 1980”: spontaneo un...... ma chissenefrega!
Mi chiedo: ma come puo' venire in mente di iniziare un libro in questo modo?
Solo a chi ha una ingombrante considerazione di se', e qui sta tutto il problema di questo libro.

Nella “resilienza del bosco” è il professore Vacchiano il protagonista e gli alberi sono palcoscenico e palestra del suo narcisismo. Una “autobiografia” scritta a 40 anni. Le biografie vengono meglio quando sono scritte da altri e ancor meglio se dopo il trapasso del protagonista. La curiosità mi ha portato a visitare il sito www.giorgiovacchiano.com e l'home page si riempie subito di Ego “sono andato nei boschi perchè volevo vivere liberamente  e affrontare solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non potessi imparare ciò che lei aveva da insegnarmi, e non scoprire, alla fine di tutto, di non aver mai vissuto”:  tutto davvero troppo autoreferenziale.

Piuttosto scontato anche il sermoncino sui danni terribili e irreversibili prodotti dall'uomo all'ambiente (cambiamento climatico e tutto quello che ne consegue), mentre i disastri che combina la natura quando si scatena, vengono definiti benevolmente “disturbi”, che, in fondo, finiscono per avere anche i loro aspetti positivi e comunque per essere parte di un sistema che, nel tempo,  trova i suoi equilibri.

Detto quello che non mi è piaciuto, passiamo a quello che mi piace di “la resilienza del bosco”. Il libro è scritto molto bene, capitoli brevi e linguaggio semplice, il professore è sicuramente uno studioso preparato e appassionato e il libro è pieno di riferimenti interessanti e di curiosità. Un libro per tutti e proprio questo deve aver convinto un editore come Mondadori. Ma, con il professore sempre in primo piano, al libro manca un filo rosso (non mi dite che il filo rosso è la resilienza del bosco per favore!) e, alla fine della lettura, si rimane un pò sospesi.

Peccato.

Categoria di Biomassa: 
Legna da ardere

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Pubblicato da Gianclaudio Iannace