Sebbene negli ultimi anni la domanda di pellet in Italia sia cresciuta fino a raggiungere la cifra record di 3 milioni di tonnellate all'anno nel 2016, la produzione interna ha seguito solo parzialmente questo andamento e rimane comunque inferiore al 20% della quantità consumata annualmente. Questo si traduce in una spesa per l'importazione dai Paesi confinanti (Europa dell'Est, Nord Africa, etc.) che può essere stimata intorno ai 500 milioni di euro annui.
 
Sembra quindi ci sia un potenziale mercato per aziende di produzione locali che non viene al momento sfruttato adeguadamente, soprattutto al Sud Italia, dove non esistono ancora filiere integrate e non si è in passato investito in grossi impianti di produzione che possano sfruttare le economie di scala richieste dal tipo di industria a basso valore aggiunto. Eppure proprio al Sud, e specialmente nelle zone interne, la legna da ardere è ancora ampiamente usata a testimonianza di una grossa disponibilità di materia prima a livello locale.
 
Le cause principali di questo occasione mancata sono certamente da riscontrarsi appunto nei due fattori già sottolineati quali la mancanza di una filiera, la cui gestione è resa ardua sia dalla confomazione del territorio che dall'inadeguatezza della infrastrutture, che di grosse fonti di investimento o limitato accesso al credito bancario. Tuttavia esiste già da diversi anni la possibilità di aggirare, se non il secondo, almeno il primo ostacolo utilizzando un approccio diverso e sfruttando moderne tecnologie.
 
Puntando infatti sulla costruzione di impianti di produzione di piccola taglia, si potrebbe rimuove contemporaneamente sia l'ostacolo rappresentato dalla reperibilità costante di materia prima a basso costo, sia quello dei costi di trasporto su lunghe distanze, concentrandosi su aree particolarmente favorevoli in un raggio di max 50 km. L'uso poi di impianti di cogenerazione con taglia non superiore ai 300 kW di potenza per produrre l'energia elettrica e termica necessarie alla essiccazione della materia prima e poi alla produzione di pellet, consentirebbe di abbattere il costo dell'energia anche riutilizzando gli scarti di lavorazione per la combustione ed eventualmente gli incentivi offerti dal governo per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili.
 
Infine, una costante richiesta di materia prima potrebbe sia preventivamente che successivamente indurre al riutilizzo di grandi superfici terriere, che sono state abbandonate ormai da anni a causa della scarsa convenienza all'utilizzo tradizonale per orti, vigneti e oliveti. Tali appezzamenti si prestano certamente per la conversione alla coltivazione di piante ad alto valore energetico e rapida crescita. Le colture tradizionali prima menzionate potrebbero inoltre risultare piu' convenienti grazie allo sfruttamento per scopi energetici dei residui di potatura o della sansa di olive (per approfondire questo argomento, vi consigliamo di leggere anche "Biomasse energetiche residuali"). 
In conclusione si auspica che impreditori e amministratori locali possano finalmente volgere la loro attenzione a tali tematiche e lavorare insieme per creare le giuste condizioni affinchè una preziosa risorsa del territorio venga valorizzata in maniera adeguata e costruttiva creando anche nuove opportunità di occupazione e benessere per le comunità locali.

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Pubblicato da Maddalena Sofia