Conoscere e comprendere le certificazioni del pellet che utilizziamo per il riscaldamento domestico è un dovere per i consumatori e una regola di buon senso. L’uso di prodotti non certificati di scarsa qualità comporta l’aumento di inquinamento atmosferico a causa dell’emissione di polveri sottili e la conseguente inalazione nociva per la nostra salute. Per contrastare questa criticità, una delle armi più efficaci è l’informazione. In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza tra le certificazioni e le attestazioni di qualità del prodotto vigenti in Europa quando si decide di acquistare pellet certificato. Perché sceglierlo? Il “buon senso” lascia la parola ai numeri: il pellet certificato garantisce la riduzione delle emissioni di PM10 fino a 2 volte nelle stufe e fino a 4 volte nelle caldaie rispetto ad alcuni pellet non certificati. Il pellet certificato ha inoltre il più delle volte una resa termica migliore ed è vantaggioso per la durata dell’impianto. Acquistarlo regolarmente permette di risparmiare e di diminuire i costi di manutenzione del dispositivo.

La problematica dell’inquinamento atmosferico nel nostro paese, soprattutto nella pianura Padana, ha comportato delle misure congiunte per limitare le emissioni di polveri sottili provenienti dalla combustione delle biomasse. A seguito di questi provvedimenti, da ottobre 2018 la scelta del pellet certificato è obbligatoria in diverse regioni italiane. La certificazione permette di assicurare al consumatore di acquistare una tipologia di pellet che risponda a determinati parametri (diametro e lunghezza, potere calorifico, peso specifico, tasso di umidità, percentuale di additivi) e che l'intera filiera di produzione del pellet sia controllata. Questo implica che il legname utilizzato non provenga da scarti industriali e non sia contaminato da colle, vernici e preservanti, un prodotto finito conforme alle logiche di sostenibilità ambientale. Come riconoscere il pellet certificato al momento dell’acquisto?

La certificazione internazionale ENplus, rilasciata dal Deutsches Pelletinstitute, garantisce al consumatore un pellet sostenibile delle classi di qualità più elevate. Si tratta della certificazione maggiormente indicata per il riscaldamento domestico. Dal 1 agosto 2015 questo prodotto prevede tre tipologie qualitative che fanno riferimento alla norma UNI EN ISO 17225-2: ENPlus A1, ENPlus A2 (relativi ai pellet di utilizzo domestico) ed ENPlus B (destinati ad utilizzo industriale). Secondo le ultime disposizioni, si raccomandano prodotti con indicata la classe di qualità A1. Questa qualità è ricavata da tronchi, sottoprodotti e residui della lavorazione del legno non trattati chimicamente ed è conforme alla norma ISO 17225-1 che ne regola l’utilizzo delle materie prime.
Come possiamo essere certi di aver acquistato un pellet certificato ENplus autentico e non contraffatto? Per riconoscerlo è necessario interpretare il marchio di qualità che è composto da: il marchio di certificazione del logo ENplus e dal codice identificativo dell’azienda certificata; il codice identificativo dell’azienda certificata, formato dal paese e dal numero progressivo di certificazione, da 001 a 299 per i produttori e da 300 a 899 per i distributori; l’indicazione della classe di qualità del pellet certificato (per esempio A1); infine l’indicazione della norma ISO 17225-2, riferimento di base per le classi di qualità ENplus.
Nel sacchetto deve inoltre essere riportato il peso venduto (in kg) e l’idoneità del pellet all’apparecchio termico a cui è destinato, che sia una stufa, un termocamino o una caldaia. Fate attenzione inoltre al contenuto in ceneri, non dovrebbe mai superare l’1% del peso su sostanza secca. L’ideale è scegliere un prodotto con una percentuale intorno allo 0,7% ovvero il valore relativo alla qualità ENPlus A1.
Oltre alla certificazione ENPlus, in commercio troviamo altre tipologie di pellet certificato. Quali sono?
La DINPLUS è un’altra certificazione tedesca riconosciuta a livello internazionale. E’ rilasciata dall' Istituto normativo tedesco DIN CERTCO, istituto di certificazione del TÜV Rheinland Gruppe e del DIN. Anche il marchio DINPLUS è sinonimo di sicurezza per il consumatore: conferma l'intero processo di produzione e certifica che il prodotto finito sia di qualità. Anche in questo caso il pellet certificato deve rispondere a determinati parametri riguardanti le caratteristiche fisiche come il diametro e la lunghezza, il potere calorifico, la resistenza all'abrasione, il peso specifico, la percentuale di ceneri, l'umidità residua e la percentuale di additivi. 

Un altro valido riferimento per i consumatori è il pellet certificato ÖNORM. Questo fa riferimento ad una normativa austriaca, la ÖNORM M7135, che definisce i requisiti necessari per i prodotti derivanti dagli scarti di legno che vengono successivamente pressati e le disposizioni da attuare per la loro verifica di qualità. Come funziona per le aziende produttrici di pellet che desiderano attenersi a questa certificazione? Un produttore che vuole avvalersi del marchio ÖNORM stipula un accordo con un istituto di analisi accreditato, il quale valuta inizialmente che il prodotto risponda ai requisiti richiesti. Le verifiche per constatare la qualità del prodotto vengono effettuate annualmente.

Infine l’ultimo riferimento per l’acquisto di un pellet di qualità è il PELLET GOLD, il marchio italiano sviluppato da AIEL, l’Associazione Italiana Energie Agroforestali. Per valutare la qualità del prodotto l’associazione si basa su precisi criteri stabiliti dalle normative UNI EN 14961. In questo caso si tratta di un'attestazione di qualità che risponde al superamento di una serie di test di produzione e che conferma un prodotto finito con i dovuti parametri previsti dalle normative UNI EN 14961. Un’attenta analisi che risponde anche alla valutazione del contenuto di formaldeide e di radioattività nella materia prima utilizzata per il confezionamento del pellet.

 

Scritto da: Elena Bittante

 

 

 

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Pubblicato da Gianclaudio Iannace