Abbiamo già parlato della sansa vergine (per approfondire, rimandiamo al nostro precedente articolo "Sansa di olive per produrre energia e non solo") e del nocciolino di sansa vergine, combustibile prodotto dalla sansa vergine attraverso un procedimento meccanico realizzato utilizzando un macchinario chiamato “separatore”.
 
Ma cosa succede nel caso in cui la sansa vergine venga conferita ad un sansificio e quali prodotti se ne ricavano, per quali utilizzi?

sansa di olive

L’obiettivo del sansificio è produrre l’olio di sansa, ma a valle del processo produttivo, anche i sottoprodotti residuali trovano un loro apprezzato utilizzo. Il prodotto che viene processato nei sansifici è la sansa vergine, che deriva dal processo di lavorazione e di estrazione dell’olio di oliva a partire dalle olive.
La sansa vergine è uno dei tre sottoprodotti che derivano dalla produzione dell’olio: gli altri sono le acque di vegetazione e le morchie. La sansa vergine, che rappresenta tra il 30% e il 50% del peso complessivo delle olive, contiene una quantità di olio tra il 4% e il 12%, un 20% - 30% di acqua e un 60% - 75% di materiale solido. Questo materiale solido è composto tra il 35% - 45% di materiale legnoso (nocciolino), tra il 55% ed il 65% di polpa ed il 5 ed il 7% di pellicole. 
 
La sansa vergine che arriva presso i sansifici,  viene dapprima essiccata attraverso dei cilindri rotativi detti essiccatori, che vengono alimentati con sansa di oliva esausta (sansa di oliva disoleata). Con questo processo l’umidità iniziale viene abbattuta e portata al 7%. Terminata l’essiccazione si passa alla fase di estrazione dell’olio di sansa. Questo processo si chiama lavaggio: si immette la sansa essiccata in dei cilindri dove viene immersa nell’esano (un solvente per uso alimentare).
 
Alla fine di questo processo avviene, da una parte lo scarico della sansa disoleata e dall’altra quello della soluzione olio/esano. Il liquido olio/esano subisce un processo di distillazione che consente di separare l’olio dall’esano che viene condensato e rimesso in circolo per un nuovo processo produttivo.
 
 
sansa vergine

 

 
 
Utilizzo della sansa esausta:
  • concime: la sansa esausta può essere utilizzata come concime, integrandola con elementi fertilizzanti a base di fosforo P;
  • mangime: opportunamente denocciolata (il nocciolo potrebbe creare lesioni allo stomaco o all’intestino degli animali) la sansa (anche per il suo interessante contenuto di proteina grezze pari all’ 11,5%, di calcio 1,5% e di potassio K, 1,8%) è un apprezzato prodotto nel settore mangimistico con un valore nutritivo molto vicino a quello del fieno;
  • combustibile: la sansa esausta è particolarmente apprezzata come combustibile ancora più quando viene elaborata in nocciolino di sansa esausta;
  • impiego come laterizio: mescolata con l’argilla assume una certa porosità, acquisendo proprietà di isolante sia termico che acustico, insieme ad una maggiore robustezza.
    Composizione nutrizionale della sansa esausta:
    • Sostanza secca = 88,5%sansa esausta
    • Proteina grezza = 11,5%
    • Lipidi grezzi = 1,5%
    • Cellulosa grezza = 32%
    • Lignina = 13,5%
    • Ceneri = 7,5%
    • Fosforo P = 0,4%
    • Calcio Ca = 1,5%
    • Potassio K = 1,8%

     

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    Scritto da Maddalena Sofia