Il successo del pellet in Italia è ormai evidente: con le 3,3 tonnellate consumate nel 2016 gli italiani si sono stabiliti al primo posto tra i consumatori di pellet. Stando ai rilevamenti del 2016, le installazioni di impianti alimentati con questo combustibile erano oltre 2,5 milioni, di cui il 96% destinate all’uso domestico. È facilmente deducibile che negli ultimi due anni il numero non può che essere aumentato. I motivi di questo successo sono semplici: di facile utilizzo, ecologico e soprattutto economico. Il costo del pellet, per quanto maggiormente vantaggioso rispetto ai combustibili tradizionali (gas, metano), è però imprevedibile: a condizionare le quotazioni di mercato del pellet intervengono fattori climatici e i costi dei carburanti fossili concorrenti, oltre alle competizioni tra produttori in un mercato del pellet sempre più globale. Vediamo allora quale scenario si apre per la stagione in corso, così da fare chiarezza sul costo del pellet per il 2019.

 

Tendenza del costo del pellet: un’analisi degli ultimi dati

Gli ultimi dati forniti dall’Associazione Italiana Energie Agroforestali (=AIEL) si riferiscono al trimestre agosto-ottobre 2018. Il costo del pellet risulta estremamente più competitivo se lo paragoniamo al costo dei combustibili tradizionali usati per il riscaldamento.

 

Fonte: AIEL

 

Se confrontiamo questi dati con quelli del trimestre precedente, per quanto riguarda il costo del pellet si rileva un leggero aumento (pellet in sacchi 63 €/MWh, pellet in autobotte 62 €/MWh a luglio 2018). Si tratta di un incremento fisiologico dovuto all’avvicinarsi della stagione invernale; a questo proposito teniamo a ricordare quanto sia importante acquistare il pellet prestagionale per poter approfittare di prezzi migliori.

Prendendo poi in considerazione il prezzo del pellet certificato ENplus A1, le rilevazioni AIEL indicano che durante il trimestre analizzato il costo del pellet era compreso tra 295-331 € per tonnellata (IVA del 22% inclusa), a seconda della modalità di distribuzione (all’ingrosso, al dettaglio, in autobotte). Essendo nel pieno della stagione invernale, il costo del pellet non potrà che essere aumentato rispetto all’ultimo trimestre.

 

Quanto costa riscaldare la propria casa con il pellet? Quanto è possibile risparmiare?

Secondo un modello di consumo elaborato da AIEL, si stima che un’abitazione di 100 mq necessiti di un fabbisogno termico di 12 MWh. Il prezzo del pellet a ottobre 2018 stimato da AIEL era di 71 €/MWh.

Nel caso l’abitazione di 100 mq sia riscaldata completamente attraverso una caldaia a pellet, si deduce che il costo del pellet per coprire l’intera stagione invernale si aggiri intorno ai 852€ (12 MWh x 71 €/MWh). In questo modo si raggiungerà un risparmio del 14% rispetto al metano e del 51% rispetto al gasolio.

Nel caso invece il riscaldamento tramite pellet sia integrato a un impianto tradizionale (una stufa a pellet integrata a caldaia a gasolio o metano), così da garantire una copertura del 50% del riscaldamento dell’abitazione di 100 mq, il costo del pellet per il riscaldamento sarà di 426€, la metà rispetto all’esempio precedente. Così si otterrà un risparmio del 7% rispetto a una caldaia a metano e del 25% rispetto a una caldaia alimentata a gasolio.

 

E non dimentichiamo le agevolazioni fiscali

Oltre al risparmio economico che abbiamo analizzato nel paragrafo precedente, non va trascurata l’opportunità di usufruire delle vantaggiose detrazioni fiscali previste dal Conto Termico 2.0. Si tratta di agevolazioni che lo Stato fornisce a chi decide di sostituire impianti obsoleti con caldaie o stufe moderne e alimentate a biomassa energetica. Le detrazioni arrivano a coprire fino al 65% della spesa.

 

La questione IVA: 22% o 10%?

In seguito alle modifiche apportate nel 2015 alla Parte terza dell’Allegato A del DPR 633/1972, oggi l’IVA sul pellet è del 22%. Il Governo Renzi nel 2016 tentò di riportare l’IVA sul pellet al 10% come era stata prima della modifica, ma non riuscì nel suo intento. Anche l’attuale esecutivo aveva manifestato lo stesso proposito, tanto da aver presentato un emendamento alla Legge di Bilancio 2018 per la riduzione dell’aliquota IVA sul pellet al 10%, i cui effetti avrebbero potuto concretizzarsi già dall’inizio del 2019. L’emendamento prevedeva semplicemente la soppressione delle parole “esclusi i pellet” al punto 98 dell’Allegato citato, il quale recita:

98) legna da ardere in tondelli, ceppi, ramaglie o fascine; cascami di legno, compresa la segatura, esclusi i pellet.

Questa semplice soppressione sarebbe stata una vera manna per l’economia del settore, contribuendo a rendere il costo del pellet ancora più vantaggioso rispetto ai concorrenti fossili. Tuttavia, stando alla Legge di Bilancio 2019 recentemente approvata, non sono indicate modifiche relative all’aliquota sul pellet.

 

Nuovi produttori sulla scena

In ultima analisi, riteniamo utile gettare uno sguardo sulle novità del mercato globale di pellet. I principali produttori di pellet per oltre un decennio sono stati gli Stati Uniti e il Canada oltre Oceano, seguiti dall’Europa settentrionale e dalla Russia. Negli ultimi anni nuovi competitor si stanno affacciando sul mercato: la Corea del Sud e il Giappone.

Stando ai dati del 2017, il mercato asiatico ha incrementato notevolmente le importazioni di pellet rispetto agli anni precedenti. Le importazioni nel 2017 della Corea del Sud sono aumentate di 20 volte rispetto al 2012 e anche Tokyo ha visto incrementare le proprie importazioni di 7 volte. Questa crescita delle importazioni è dovuta a politiche industriali che mirano a riservare incentivi a tutte quelle società che, producendo energia con impianti di potenza superiore ai 500 MW, decidono di servirsi di fonti rinnovabili. La legna da ardere e il pellet sono le biomasse preferite da questo mercato.

Di conseguenza, con l’ingresso di nuovi competitor sulla scena internazionale, il costo del pellet non potrà che risentirne. Vedremo in che modo.

 

Scritto da Jacopo Marenghi

 

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Pubblicato da Yuri Isoldi