Scritto da Maddalena Sofia
 
La vendita di legna da ardere è tradizionalmente legata al concetto di acquisto in tronchi stagionati e depezzati adeguatamente per il proprio camino, termocamino o stufa a legna, possibilmente tra agosto e settembre quando è più facile trovare ciocchi ben essiccati a buon mercato.
Nel tempo, tuttavia, le esigenze dei consumatori sono cambiate: case più piccole, magari in condominio; impianti di riscaldamento dotati di sportelli e adattati a spazi ristretti; poco tempo da dedicare all'accensione del fuoco e alla cura del camino. Questo e altro ancora ha determinato un'evoluzione nella compravendita della legna; sono stati introdotti biocombustibili alternativi, più maneggevoli e comodi da utilizzare in impianti tecnologicamente avanzati. È il caso del pellet e dei tronchetti di legno, simili per composizione e per modalità di produzione, oltre ad essere entrambi derivati del legno.
Se negli ultimi dieci anni il pellet ha riscosso un successo enorme per via del suo basso costo e della praticità di utilizzo, i trochetti di legno sono ancora poco utilizzati dai possessori di camini, termocamini e stufe a legna. Pertanto, abbiamo scelto di dedicare questo articolo ai tronchetti, conosciuti in gergo anche come bricchetti o bricchette di legno.
 
Che cosa sono i tronchetti di legno? 
I tronchetti o bricchetti di legno sono piccoli cilindri o parallelepipedi di dimensioni definite, prodotti a partire principalmente dagli scarti della lavorazione artigianale o industriale del legno: segatura e trucioli di piallatura, ma anche paglia, pula di riso, gusci di noce, cotone, gusci di caffè.
La produzione avviene triturando le materie prime, per poi pressare e comprimere ad alta pressione e temperatura il semilavorato ottenuto; proprio come avviene per il pellet, le alte temperature fanno sì che la lignina presente nel legno entri in azione come legante naturale e sia possibile dare la forma desiderata a questi prodotti. In effetti, la produzione dei tronchetti di legno dovrebbe avvenire senza l'aggiunta di agenti leganti chimici o artificiali, per non intaccare la qualità delle materie prime originarie.
Dal punto di vista tecnico, i bricchetti di legno presentano una bassa umidità (6-8%), un'elevata efficienza nella combustione e alta resa energetica (come vedremo dettagliatamente nei paragrafi successivi). Ma il loro vero punto di forza è la maneggevolezza: solitamente venduti in confezioni con imballaggio leggero in plastica, hanno peso contenuto e dimensioni uniformi (il produttore deciderà quale dovrà essere la lunghezza e il diametro di ogni bricchetto, perciò nello stesso lotto non potranno mai essere presenti bricchetti più grandi di altri, ma dovranno essere tutti uguali). Ciò determina una certa facilità di stoccaggio, trasporto e di utilizzo in stufe e termocamini con sportelli.
Inoltre, sporcano poco e non presentano le problematiche solite della più tradizionale legna da ardere, come ad esempio la presenza di insetti o residui della conservazione o del taglio. Infine, sono più reattivi alla fiamma e questo facilita di molto l'accensione del fuoco.
 
Cosa fare con i tronchetti di legno?
Come già anticipato nelle righe precedenti, i tronchetti di legno o bricchetti sono destinati principalmente ad un utilizzo domestico, come alternativa alla più tradizionale legna da ardere, oppure insieme ad essa per aumentare la potenza calorica della fiamma.
Non esiste una dimensione standard per i tronchetti di legno, tuttavia di solito si adattano bene ai termocamini con sportelli e a stufe a legna. I tronchetti possono essere utilizzati senza problemi anche in camini aperti, poichè sono compatti e pensati proprio per il riscaldamento domestico a legna in tutte le sue forme. 
Come vedremo nel prossimo paragrafo, lunghezza e diametro devono essere specificati dal produttore in etichetta, affinché il consumatore possa acquistare un prodotto il più possibile rispondente alle sue necessità.
Il fatto che si utilizzino principalmente in casa, implica che sia molto importante accertarsi della provenienza della materia prima, che deve essere priva di sostanze tossiche (colle, vernici, scarti delle lavorazioni industriali del legno).
 
Quali sono gli standard qualitativi per i tronchetti di legno?
La difficoltà più grande legata all'utilizzo dei tronchetti di legno è proprio quella di ottenere garanzie sulle origini del prodotto. Per questo motivo, i professionisti del settore hanno pensato di dotare anche i bricchetti di una certificazione riconoscibile per i consumatori, proprio come è avvenuto per il pellet. 
Si tratta della certificazione Biomassplus di AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali), sotto il cui marchio rientrano legna da ardere, cippato e bricchetti.
La tabella seguente schematizza le caratteristiche che devono avere i bricchetti certificati:
 
Classe di qualità Unità di misura A1 A2 B
Origine   Fusti, residui di legno non trattato chimicamente Piante intere senza radici, fusti, residui di utilizzazione, residui di legno non trattato chimicamente Legno di foresta, di piantagione; scarti non trattati chimicamente e residui dell'industria di lavorazione del legno; legno non trattato chimicamente
Diametro (D) mm Va indicato
Lunghezza (L) mm Va indicato
Contenuto idrico (M) % sul peso tal quale < 12 < 15 < 15
Contenuto in cenere (A) % sul peso secco < 1 < 1,5 < 3
Densità (DE) g/cm² > 1 > 0,9 > 0,9
Additivi w-% < 2 < 2 < 2
Potere calorifico netto (Q)

MJ/kg

kWh/kg

Q > 15,5

Q > 4,3

Q > 15,3

Q > 4,25

Q > 14,9

Q > 4,15

Elementi chimici   Analisi chimica secondo norma ISO 17225-3
* Fonte AIEL
 
Analogamente a quanto avviene per il pellet e per il cippato (quest'ultimo argomento trattato nel nostro precedente articolo "Classi di qualità e pezzature del cippato di legno: quali sono gli standard?"), la certificazione BIOMASSPLUS suddivide i bricchetti di legno in classi di qualità: A1, A2 e B. Le caratteristiche fisiche principali prese in considerazione per determinare la qualità del prodotto sono le seguenti:
  • origine, ovvero la tipologia di legno utilizzato per produrre i tronchetti di legno. Per la classe A1, l'indicazione è quella di utilizzare esclusivamente fusti e residui di legno non trattato chimicamente. Per la classe A2, l'indicazione è quella di utilizzare piante intere senza radici, fusti, residui di utilizzazione e altri residui di legno non trattato chimicamente. Per la classe B, meno pregiata rispetto alle precedenti, è possibile utilizzare legno di foresta, di piantagione e altri scarti dell'industria di lavorazione del legno non trattatti chimicamente;
  • contenuto idrico, la cui percentuale deve essere calcolata sul peso tal quale. Questo valore deve essere <12 per la classe A1, <15 per la classe A2 e B;
  • ceneri, la cui percentuale deve essere calcolata sul peso secco. Questo valore deve essere <1 per la classe A1, <1,5 per la classe A2 e <3 per la classe B;
  • potere calorifico, che deve essere necessariamente >4,3 kWh/kg per la classe A1, >4,25 kWh/kg per la classe A2, >4,15 kWh/kg per la classe B. 
Inoltre, il produttore è tenuto a specificare in etichetta qual è il diametro e la lunghezza dei tronchetti, oltre che gli elementi chimici presenti e previsti dalla norma ISO 17225-3.
Avere una certificazione che garantisca al consumatore una qualità elevata e garantita, fa sì che questa tipologia di prodotto possa essere utilizzato non soltanto per riscaldare in sicurezza la propria abitazione, ma anche per pizzerie, ristoranti, panifici, cioè per tutte quelle attività che richiedono un prodotto maneggevole, comodo da utilizzare e soprattutto sicuro per la salute umana e per l'ambiente.
 
 

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Pubblicato da Maddalena Sofia