Scritto da Maddalena Sofia
 
Costa poco, non sporca ed è ecologico: il pellet è il biocombustibile più amato dagli italiani, secondo solo alla legna da ardere. In pochi anni, è riuscito a ritagliarsi una fetta importante del mercato energetico, arrivando a toccare un volume d'affari che si aggira intorno ad un miliardo di euro nel 2016. E ci sono tutti i presupposti perché questa cifra continui a crescere: i consumatori sono sempre più interessati all'acquisto di pellet, ma anche di altre biomasse considerate minori (ad esempio nocciolino di sansa, cippato di legno, sansa di olive, e altro ancora). 
La rinnovata attenzione alla questione ambientale e il risparmio che deriva dall'utilizzo di questi "combustibili poveri" fanno sì che essi si impongano all'attenzione di chiunque voglia ridurre drasticamente le bollette del gas metano o del gpl per il riscaldamento delle proprie abitazioni.
Una forte domanda di pellet è, dunque, un dato di fatto consolidato del mercato italiano; tuttavia, in Italia se ne produce ancora pochissimo e infatti siamo il primo importatore europeo di questo combustibile, con un consumo domestico che negli scorsi anni ha superato i 3 milioni di tonnellate.
Ma perchè l'Italia ne importa così tanto invece di produrre pellet? Il motivo principale è da ricercarsi nei costi altissimi dell'energia necessaria a mantenere attivo un impianto; d'altro canto, tuttavia, ci sarebbero molti boschi utilizzabili a questo scopo, viste anche le problematiche direttamente collegate al tema della forestazione. Senza contare la possibilità di recuperare e valorizzare gli scarti derivanti dalla pulizia del sottobosco o dalle attività agroindustriali e/o forestali in un'ottica orientata ai principi dell'economia circolare (a tal proposito, vi invitiamo a leggere anche "Biomasse Energetiche e Nuova Strategia Energetica Nazionale 2017 - SEN"). 
In questo articolo, vogliamo approfondire come produrre pellet a livello industriale e prendere in considerazione anche la produzione di pellet fai-da-te, mettendone in luce i relativi vantaggi e le criticità.
 
Come produrre pellet industriale
La produzione di pellet a livello industriale avviene attraverso l'utilizzo di materie prime che possono rientrare in una delle seguenti categorie: residui agricoli, rifiuti dell'industria del legno non trattati chimicamente, legna vergine.
Il procedimento segue diverse fasi, riassunte nei seguenti punti:
  • approvvigionamento delle materie prime di origine legnosa;
  • la materia legnosa viene macinata tramite uno strumento chiamato in gergo "mulino";
  • dopo la macinazione, la materia legnosa deve essere compressa meccanicamente tramite l'utilizzo di una pressa: in questa fase, essa raggiunge un'elevata temperatura e la lignina in essa contenuta subisce il processo di vetrificazione (ovvero, la lignina si sfalda e diventa un collante naturale che conferisce al pellet il caratteristico aspetto lucido);
  • dopo la compressione, il composto ottenuto viene fatto passare meccanicamente all'interno di fori che conferiscono ai pellets un diametro di massimo 6-8 mm;
  • l'ultima fase è il raffreddamento del pellet e la successiva insacchettatura  e commercializzazione all'ingrosso o al dettaglio.
La difficoltà principale di produrre pellet a livello industriale sta nel fatto che, per avere un buon prodotto finito, occorre fare massima attenzione al tipo di materia prima utilizzata, che deve essere naturale e non trattata chimicamente. A tutela del consumatore, molte aziende scelgono spontaneamente di sottoporre i propri prodotti ad analisi affinchè rispettino i requisiti qualitativi standard oppure di richiedere il marchio certificato ENplus o DINplus. 
La certificazione del pellet è sicuramente una garanzia per i consumatori più attenti alla qualità e che vogliono utilizzare prodotti sicuri, non dannosi per gli impianti (stufe a pellet, caldaie, temocamini) e per la propria salute.
 
Come produrre pellet fai da te
Chi abita in campagno o ha un'azienda agricola, oppure semplicemente ha a disposizione scarti di origine legnosa (residui delle potature, sfalci di vite, cippato, o altro) potrebbe optare per la produzione di pellet fai da te. Di solito, chi si appresta ad un'attività del genere utilizza legna, segatura, cippato, scarti agricoli derivanti dalla manutenzione di campi e giardini. 
Ma come produrre pellet fatto in casa? Innanzitutto, occorre dotarsi di una pellettatrice. In commercio ne esistono diversi modelli più o meno potenti (pellettatrice monofase, pellettatrice a scoppio, pellettatrice trifase, pellettatrice a trattore, e altro); con una pellettatrice domestica è possibile arrivare a produrre fino a 80 kg di pellet all'ora, con un bel risparmio economico!
L'importante è selezionare con cura la materia legnosa introdotta nella macchina, al fine di avere un buon prodotto finito, stando attenti a ripulirla preventivamente da terriccio e sassi che potrebbero andare a danneggiare i macchinari.
Oltre che della macchina per fare il pellet, l'ideale sarebbe dotarsi anche di un biotrituratore, per sminuzzare e uniformare adeguatamente la materia prima che si ha intenzione di utilizzare.
Come per tutte le soluzioni "fatte in casa", vi consigliamo di fare attenzione al prodotto ottenuto con questo procedimento: a fronte di una produzione a costo zero, potreste ottenere un combustibile poco idoneo ad essere utilizzato nel vostro impianto di riscaldamento e correre il rischio di danneggiarlo.
Se proprio volete cimentarvi nel fai da te, vi consigliamo di effettuare delle prove con una quantità irrisoria di pellet e, soltanto in un secondo momento, alimentare la stufa o la caldaia a pieno regime. In alternativa, il suggerimento è sempre quello di acquistare pellet coperti da certificazioni (ENplus, DINplus, o altro) così da utilizzare prodotti sicuri e di qualità garantità.  

Ti è piaciuto questo articolo? 

Lascia un commento

Accedi o Registrati
Pubblicato da Maddalena Sofia