Il nocciolino di sansa, quando gli impianti lo consentono, può sostituire il pellet in modo competitivo?

 

La storia dell’olio di oliva è una storia millenaria. In altre parole, l’uomo e l’olivo hanno imparato a conoscersi a vicenda nei secoli. Questo è particolarmente vero per l’Italia la quale è il principale consumatore a livello mondiale di questo tipo di prodotto. Che sia una produzione aziendale, oppure la spremitura di pochi quintali di olive per uso domestico, il processo di estrazione dell’olio dalle olive produce quello che è comunemente conosciuto come sansa d'oliva, ovvero un sottoprodotto derivante dalla spremitura delle olive, costituito dalle bucce, dai noccioli e dalla polpa pressati. La sansa viene utilizzata soprattutto dall’industria agroalimentare che la lavora ulteriormente all’interno dei sansifici per l’estrazione dell’olio di sansa, il quale può essere immesso successivamente nel mercato.

L’utilizzo della sansa però non si esaurisce qui. Questa infatti può essere ulteriormente lavorata attraverso la separazione del nocciolino di sansa, il quale può essere definito come gli scarti derivanti dal solo nocciolo dell’oliva, dal contenuto idrico che può oscillare dal' 8 al 12% circa. Il nocciolino di sansa è un biocombustibile completamente naturale (le emissioni di Co2 derivanti dalla sua combustione sono assolutamente minime se paragonate a combustibili fossili), rinnovabile, e di facile impiego (soprattutto per impianti a policombustibile) il quale sta prendendo sempre più spazio nel mercato italiano.

In questo breve articolo vedremo cos’è il nocciolino di sansa, quali sono i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi rispetto a soluzioni più tradizionali come il pellet, e perché dovrebbe avere una maggiore diffusione sul territorio nazionale rispetto a quella che attualmente possiede.

 

Nocciolino di sansa esausta e Nocciolino di sansa vergine: facciamo un po' di chiarezza

 

È possibile dividere il nocciolino di sansa in due categorie: nocciolino di sansa esausta e nocciolino di sansa vergine. Quando parliamo di nocciolino di sansa esausta (detto anche nocciolino di sansa disoleata) parliamo di un prodotto derivante dalla sansa vergine ed estratto dal sansificio tramite appositi processi chimici (anche con l’aggiunta di esano) e meccanici. Il nocciolino di sansa esausta, prima di essere considerato idoneo per l’utilizzo in impianti di piccole/medie dimensioni, viene sottoposto ad un processo di lavaggio e depolverazione (per la rimozione di polpa ed altri residui), ed infine immesso nel mercato (per approfondire vedi Dalla sansa vergine al nocciolino di sansa disoleato).

Il nocciolino di sansa vergine invece, è un prodotto derivato dalla sola separazione meccanica della sansa vergine dal nocciolino, il quale si presenta come un prodotto completamente privo di agenti chimici aggiunti.

Per quanto riguarda la resa energetica è possibile dire che il nocciolino di sansa vergine è più performante rispetto al nocciolino di sansa esausta il quale però, si presenta come leggermente più economico rispetto al primo (di circa il 10/15 %).

Per approfondire l’argomento della differenza tra il nocciolino di sansa esausta e nocciolino di sansa vergine si consiglia di visionare gli altri articoli presenti nel blog (vedi Nocciolino di sansa vergine e nocciolino di sansa disoleata: differenze e caratteristiche, Nocciolino di sansa vergine e nocciolino di sansa esausta: quali utilizzi? ed infine Sansa vergine e sansa esausta: processi produttivi e utilizzo). Una volta fatte le dovute premesse è possibile prendere in considerazione i vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di biocombustibile, e vedere se il nocciolino di sansa può essere considerato come una valida alternativa al pellet.

 

Nocciolino di sansa vs Pellet: vantaggi e svantaggi

 

Per quanto riguarda i vantaggi del nocciolino di sansa questi sono molti. Il primo di tutti è senza dubbio il fatto che è un prodotto ecosostenibile. La sua produzione infatti, come abbiamo già notato, deriva dalla lavorazione delle olive, che sono particolarmente abbondanti in Italia.

Seconda caratteristiche è che l’Italia può essere considerata come il luogo ideale per chi decide di utilizzare questo tipo di biocombustibile. Non solo infatti la sua produzione è tutta nostrana, ma può addirittura essere acquistato direttamente al frantoio più vicino a casa (a patto che questo la venda al dettaglio); in questo modo si tagliano significativamente i costi impliciti di trasporto e distribuzione. Questo implica anche il fatto che ha una reperibilità maggiore soprattutto nei periodi di lavorazione delle olive, i quali vanno da fine ottobre a fine gennaio circa.

Il suo prezzo inoltre è una caratteristica da tenere in considerazione in quanto, in media, è di almeno il 30% inferiore rispetto al pellet di legno con una resa energetica oltretutto superiore (per approfondire vedi Pellet di nocciolino di sansa: guida all’acquisto).

Infine non è possibile non menzionare il fatto che il nocciolino di sansa ha un livello di umidità talmente basso (in media meno del 15%) che lo rendono particolarmente resistente ad ambienti inospitali e poco propenso a perdere le proprie caratteristiche calorifiche se lasciato in ambienti umidi (al contrario ad esempio della legna da ardere o del pellet).

Per quanto riguarda gli svantaggi del nocciolino di sansa invece questi principalmente sono due; è un prodotto stagionale ed è poco conosciuto. Il fatto che il nocciolino di sansa sia un prodotto stagionale può essere una lama a doppio taglio. Se non programmiamo per tempo il suo acquisto (magari prenotandolo direttamente al frantoio o dal nostro fornitore di fiducia) corriamo il rischio di trovarci sprovvisti. In altre parole chi decide di acquistare questo tipo di biocombustibile al di fuori della stagione di spremitura delle olive corre il rischio o di non trovarlo o di pagarlo caro. Al contrario il pellet invece è reperibile tutto l’anno con prezzi più o meno stabili.

Il secondo punto è qualcosa che sta, per fortuna, svanendo con il tempo. Nonostante i molteplici impieghi e l’alto rendimento il nocciolino di sansa non è ancora, purtroppo, un prodotto così ampiamente conosciuto come invece dovrebbe essere. Questo problema ovviamente non si pone per il pellet.

 

Pellet e nocciolino di sansa: due è meglio che uno

 

Per tirare le somme dunque le differenze tra nocciolino di sansa e pellet esistono. I punti a favore del nocciolino di sansa sono resa e prezzo, mentre quelli a favore del pellet sono reperibilità e distribuzione.

Per quanto riguarda la resa, il nocciolino di sansa ha un potere calorifico nettamente superiore a quello del pellet tradizionale (4500 Kcal/Kg del pellet contro le 5200 Kcal/Kg del nocciolino di sansa) con un costo oltretutto inferiore.

Il pellet invece ha una reperibilità annuale (e quindi non stagionale) e una distribuzione (inteso come il complesso delle attività promozionali, dei servizi e degli impianti per il lancio e la vendita) nemmeno lontanamente paragonabile a quella del nocciolino di sansa.

Per rispondere dunque alla domanda se convenga veramente sostituire il pellet con il nocciolino di sansa, la risposta non può che essere dipende! Se si dispone di un impianto moderno per il pellet, l’integrazione del nocciolino di sansa è possibile con o senza le apposite modifiche. Un impianto a policombustibile è sicuramente la soluzione ideale per chi vuole sostituire o integrare il pellet con il nocciolino di sansa, indifferentemente che si disponga di una caldaia, un termocamino, una stufa, un forno e così via. Quello a cui bisogna prestare attenzione è la miscelazione dei due prodotti per avere una resa ottimale e non annullarne le caratteristiche. A tal proposito è bene affidarsi ad un tecnico di fiducia che ci sappia consigliare oppure chiedere direttamente dove abbiamo acquistato il nostro impianto. Pellet e nocciolino di sansa dunque non sono mutualmente esclusivi, e allo stesso modo non è neanche possibile dire che l’uno sia meglio dell’altro in quanto ognuno di questi biocombustibili presenta caratteristiche uniche nel proprio genere. Più che concorrenti di mercato possono essere visti come alleati i quali, se gestiti in maniera appropriata, possono essere validi alleati sia per l’abbattimento delle spese domestiche che per la salvaguardia dell’ambiente.

 

 

Scritto da: Leandro Loriga per Biomassapp.

 

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Pubblicato da Antonella Marinelli