Il cambiamento del clima è un problema che desta seria preoccupazione tra i cittadini europei. I cambiamenti climatici in atto stanno ridisegnando il mondo e amplificando i rischi d'instabilità in tutte le sue forme. Negli ultimi vent'anni abbiamo conosciuto i diciotto anni più caldi mai registrati, un dato da cui emerge una chiara tendenza. È quindi indispensabile agire subito e con decisione sul fronte del clima.

L'impatto del riscaldamento del pianeta sta trasformando l'ambiente in cui viviamo e aumentando la frequenza e l'intensità dei fenomeni meteorologici estremi, al punto che negli ultimi cinque anni l'Europa ha registrato quattro ondate di caldo eccezionali.  È quanto emerge da un recente position paper della Commissione Europea inviato al Parlamento, contente la visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra. L'obiettivo della presente strategia a lungo termine è di ribadire l'impegno dell'Europa a guidare l'azione internazionale per il clima, e di delineare una transizione verso l'azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050 che sia equa sul piano sociale ed efficiente in termini di costi.

La via che conduce a un'economia a zero emissioni nette potrebbe pertanto consistere in un'azione congiunta, articolata in diverse componenti strategiche, una di queste è la bioeconomia.

In un mondo in cui nel 2050 la popolazione sarà aumentata almeno del 30% rispetto a oggi e nel quale i cambiamenti climatici si ripercuoteranno sugli ecosistemi e sull'uso del suolo in tutto il pianeta, l'agricoltura e la silvicoltura dell'UE dovranno non solo fornire cibo, mangimi e fibre sufficienti ma anche sostenere i settori dell'energia, dell'industria e delle costruzioni: si tratta di elementi fondamentali per l'economia e lo stile di vita europei.

La biomassa sostenibile assume un ruolo importante in un'economia a zero emissioni nette, può̀ fornire direttamente energia termica, può̀ essere trasformata in biocarburanti e biogas; inoltre, una volta pulita, può̀ essere trasportata attraverso la rete del gas sostituendo il gas naturale. Al momento di utilizzarla per la produzione di energia, le emissioni di CO2 possono essere catturate (attraverso sistemi di Carbon Capture and Storage) creando emissioni negative in fase di immagazzinamento. La biomassa può̀ anche sostituire i materiali ad alta intensità̀ di carbonio, in particolare nel settore dell'edilizia ma anche attraverso prodotti biobased nuovi e sostenibili come quelli biochimici(chimica verde).

Un'economia a zero emissioni nette richiederà̀ quantità̀ sempre maggiori di biomassa sostenibile rispetto al consumo attuale.

 Le proiezioni più ottimiste prevedono un aumento del consumo di bioenergia di circa l’80% entro il 2050 rispetto ad oggi.Anche con pratiche di gestione più sostenibili, le foreste dell'Unione europea, da sole, non potrebbero fornire un simile quantitativo se non con un notevole calo del bacino forestale europeo e dei servizi ecosistemici correlati, che è assolutamente da evitare. Altresì, anche l'aumento delle importazioni di biomassa potrebbe destare preoccupazioni, anche se indirettamente, a causa delle emissioni di gas serra derivanti dai cambiamenti di uso del suolo nei paesi esportatori. La produzione di biomassa in maggiori quantità richiederà quindi una diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

L'imboschimento e il ripristino dei terreni forestali e di altri ecosistemi degradati possono accrescere la disponibilità di biomassa nel tempo, nonché contribuire all’assorbimento di CO2 dall’atmosfera.Gli agricoltori e i silvicoltori sono i portatori di interessi maggiormente in grado di raggiungere questi risultati e dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti in tal senso, diventando sempre più fornitori di materie prime essenziali.

La nuova domanda di biomassa legnosa potrebbe inoltre diversificare ulteriormente l'attuale attività agricola su una percentuale fino al 10 % dei terreni agricoli dell'Unione europea. Ciò offrirà nuove opportunità per la messa a coltura dei terreni abbandonati ed incolti, nonché per la conversione dei terreni attualmente utilizzati per produrre biocarburanti da colture alimentari. In questo modo si miglioreranno produttività e reddito delle aziende agricole, con ogni probabilità aumentando di conseguenza il valore intrinseco dei terreni coltivabili.

 

Lorenzo Avello

Elaborazione COM(2018) 773 finalCommissione Europea

 

 

 

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Pubblicato da Gianclaudio Iannace