Il freddo comincia a farsi (finalmente) sentire anche in questo 2018 decisamente atipico dal punto di vista climatico e coloro che in casa hanno la fortuna di possedere un camino possono finalmente cominciare a godersi le prime serate tipicamente invernali. Accendere il camino è un rito familiare, spesso non così semplice ed immediato come potrebbe apparire agli occhi dei profani. Capita, infatti, che a volte il camino faccia fatica a “prendere” fuoco e ciò può avvenire per una serie di svariati motivi, che vanno dalla non corretta scelta del tipo di legname fino alla quantità di umidità presente in esso, senza tralasciare la disposizione dei legnetti scelti per far partire il nostro camino (che prende il nome di modulo di accensione).

Altri fattori importanti da tenere in considerazione, come vedremo ora, sono la struttura del nostro camino, la scelta di eventuali materiali acceleranti e la temperatura all’interno del camino nella fase di preaccensione. Come già spiegato in altri articoli presenti sul nostro blog, per la fase di accensione occorre prediligere i legni di tipo dolce rispetto a quelli duro, in quanto dotati di maggiore reattività nel breve termine e in grado di portare subito l’ambiente del camino ad una temperatura molto elevata. A questa categoria di legni appartengono le conifere come ad esempio il cedro, il pino o l’abete (ottimi starter del nostro fuoco ma anche piuttosto resinosi) e soprattutto il pioppo, solitamente scelto come legno ideale per le fasi iniziali di accensione. Ricordiamo, inoltre, che la legna che faremo bruciare dovrà essere quanto più stagionata possibile (si parla di almeno 8-10 mesi dal momento del taglio) per far sì che il processo di combustione non risulti penalizzato dalla quantità di acqua presente all’interno del blocchetto di legno. Per accendere il camino dovremo prima di tutto verificare il suo tiraggio. Può capitare, infatti, che l’aria fredda presente all’esterno dell’abitazione scenda attraverso la canna fumaria rendendo difficoltosa l’accensione del fuoco, generando, inoltre, un poco salubre ritorno di fumo all’interno della casa. Per far si che questo non accada, occorre aprire il vetro di chiusura del camino (ove presente) qualche minuto prima di accendere il camino, per far si che l’aria calda salga verso la cima della canna fumaria permettendo il corretto deflusso dei nocivi. Un piccolo trucchetto per aiutare il camino a “tirare” correttamente è accendere un blocchetto di accendifuoco nella parte posteriore dello stesso dopo aver chiuso la valvola di scarico dei fumi (che normalmente deve essere sempre aperta).

Chiudendo la valvola per breve tempo faremo in modo che l’aria fredda che scende dal camino si interrompa per un po’. Una volta che il calore generato dalla combustione del piccolo pezzetto di accendifuoco avrà cominciato a invadere l’interno del caminetto, si potrà aprire con cautela la valvola dei fumi per permettere al (poco) fumo sviluppatosi di salire verso l’alto insieme al (poco) calore prodotto. Questo sarà il segnale che il tiraggio è corretto e si potrà procedere ad accendere il camino. Per cominciare andremo a disporre in maniera orizzontale dei legnetti di piccolo diametro nel camino. Evitiamo di appoggiare i legnetti alle pareti e soprattutto disponiamo i legnetti in maniera tale da permettere all’aria di circondare pienamente buona parte di essi; accatastandoli uno sopra l’altro, impediremmo all’ossigeno di alimentare la combustione in maniera corretta. Per aiutare il processo di prima accensione si può utilizzare anche qualche foglio di giornale (di dimensione non eccessiva) inserito tra i rametti. Questo trucchetto, che è conosciutissimo, restituisce spesso un po’ di fumo. Occorre quindi non abusarne, tenendo comunque presente che se la disposizione dei legnetti non è corretta i fogli di giornale non serviranno a migliorare la situazione. I legnetti dovranno essere disposti in modo tale da poter creare una base più o meno solida per il sostegno dei primi blocchetti di legno veri e propri (che chiameremo “legni pilota”).

I legni pilota, che non dovranno essere più di un paio e preferibilmente di dimensioni non eccessive, andranno sistemati sopra i legnetti in modo tale che non possano mai muoversi eccessivamente dalla sede e comunque mai verso la direzione del vetro o della bocca del camino. La camera di combustione non dovrà inoltre essere riempita per più di due terzi della propria capacità, al fine di favorire il perfetto e delicato equilibrio tra ossigeno e combustibile. Sistemata la legna andremo a dare fuoco ai legnetti o alla carta presente tra di essi, osservando il prodotto della combustione. Se vediamo che il fumo prodotto è nero il fuoco non riceve abbastanza ossigeno per bruciare correttamente. Se invece la quantità di fumo è eccessiva e il fuoco non “prende” c’è troppo ossigeno per permettere la combustione. Quando il fuoco avrà “preso” occorrerà, infine, seguire la regola della “piramide al contrario”; andremo infatti ad aumentare gradualmente la dimensione dei blocchi di legna immessi nel camino per aumentare la temperatura all’interno dello stesso (ricordandoci di scegliere legnami di tipo duro per una combustione più lenta e prolungata).

 

 

Scritto da Gianluca Valla

 

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Pubblicato da Yuri Isoldi