Negli ultimi anni nel nostro paese sta iniziando a diffondersi l’idea della coltivazione di bambù gigante. Ciononostante, è ancora in discussione se si tratti di un’attività veramente conveniente. Da una parte sembrerebbe infatti che coltivare il bambù gigante sia un’attività non troppo dispendiosa, in termini di sforzo e denaro, che ha un’ottima resa e un buon ritorno economico, tanto da farne parlare in termini di ‘oro verde’. Dall’altra parte però, numerosi agronomi sono parecchio diffidenti sulla coltivazione di bambù gigante in Italia e invitano ad avere cautela. I dubbi sulla coltivazione di bambù gigante nel nostro paese sono legati ai costi della manodopera, soprattutto quella che riguarda la lavorazione del bambù, e agli eventuali possibili impieghi di questo materiale nelle nostre zone.

Cominciamo col chiarire che col termine bambù si indicano generi diversi di piante graminacee di tantissime specie. Nel nostro paese, il clima e le caratteristiche del terreno si prestano alla coltivazione di bambù gigante. Fondamentalmente sono due le specie giganti che hanno facile crescita in Italia: il Moso (Phyllostachys edulis o Pubescens) e il Madake (Phyllostachys Bambusoides). Entrambe queste specie di bambù gigante sono piante tropicali che hanno però un’ottima resistenza climatica: il Moso resiste sino a 12 gradi sotto lo zero, il Madake sino a  meno 18. Il Moso necessita di un alto tasso di umidità, per cui è consigliabile la coltivazione nelle zone dell’alta padana o più a nord e non è invece adatto ai climi secchi del sud. Il Madake invece si adatta ai climi dell’intera penisola e in più tollera quasi tutte le tipologie di terreno.  Rispetto al Moso, il Madake è più concentrato, ricco di fibre e di qualità legnosa superiore. Entrambe le specie richiedono una buona esposizione solare e un’ampia estensione in pianura, con una pendenza da leggera a media.

La coltivazione di bambù gigante non sembrerebbe per nulla complessa: si tratta di una pianta infestatrice, che non ha bisogno di essere seminata, innaffiata e concimata. La pianta è molto prolifica e si tratta di una coltivazione biologica al 100%. Una pianta messa in campo da un anno, occupa una superficie di pochi metri quadri e produce canne di pochi metri. Nell’arco di sette anni arriverà ad occupare circa centinaia metri quadri e produrre canne alte circa 16 metri, con un diametro di 8 cm. A questo punto la pianta può considerarsi matura e le canne sono di dimensione commerciabile. In media comunque il bambù gigante raggiunge i 18-25 metri di altezza e un diametro di 10-15 cm. Badate bene dunque che, affinché dalla coltivazione le canne siano mature per essere raccolte passano degli anni. È d’obbligo precisare però che sebbene in una fase iniziale, la coltivazione di bambù sia semplice, il periodo di raccolta richiede un certo impegno, dovuto al fatto che le canne sono raccolte ogni tre-cinque anni e di volta in volta vanno catalogate ed esaminate una per una. Tutto il processo di lavorazione inoltre deve avvenire a mano, non ci sono macchinari né per la piantumazione né tantomeno per la raccolta delle canne. Rimandiamo a questo articolo per ulteriori dettagli sulla coltivazione del bambù gigante: https://www.biomassapp.it/blog/la-coltivazione-del-bambu-gigante-e-il-suo-utilizzo-come-biomassa .

Resta il fatto che la coltivazione di bambù gigante di per sé non richiede grande manutenzione, le spese di gestione sono contenute ed inoltre per la coltivazione di bambù gigante sono previsti finanziamenti, contributi a fondo perduto e agevolazioni pubbliche. Nonostante questo, prima di lanciarsi in quest’attività è bene comprendere quando rende economicamente la coltivazione di bambù gigante e che tipo di domanda ci sia sul nostro mercato.
Una piantagione di un ettaro di bambù gigante a produttività non intensiva ha una rendita annua di 22.000 euro, mentre una piantagione a produttività basso-intensiva sale a 45.000 euro, per arrivare a una produttività di 80.000 euro per una piantagione a produttività medio-intensiva. Una sola canna può dare un guadagno di 6-10 euro. Il solo germoglio può rendere 2 euro a chilogrammo.

La coltivazione di bambù gigante è così redditizia a causa degli innumerevoli utilizzi di questa pianta. Il bambù è infatti considerato, per le sue caratteristiche biologiche, la pianta del futuro, tanto da essere inserito all’interno dei programmi di sviluppo sostenibile. Il bambù può essere sfruttato pienamente dal punto di vista commerciale, poiché non ha materiali di scarto. I suoi fusti sono cavi a parete robusta, per cui - almeno in oriente - si usano come materiale da costruzione, per la fabbricazione di mobili e per la produzione di legname. In Italia però al momento non ci sono industrie capaci di lavorare le canne grezze a dei prezzi che siano competitivi con quelli asiatici. Anche i germogli del bambù sono commerciabili, poiché edibili, e in Italia sono venduti inscatolati con un prezzo che va dai 12 ai 15 euro al kg. Ed infine, con le canne di bambù è possibile fare cippato dall’alto potere calorifero. Su questo punto però va considerato l’alto contenuto di ceneri che il bambù produce quando è bruciato.

 

Scritto da Caterina Scianna

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Pubblicato da GIANCLAUDIO IANNACE